Infrastrutture, idrocarburi, industria: l’India guarda ad Ovest Infrastrutture, idrocarburi, industria: l’India guarda ad Ovest
Nonostante la sottoesposizione mediatica di cui gode l’India presso i media italiani, il gigante asiatico si conferma ogni giorno un attore di primo piano... Infrastrutture, idrocarburi, industria: l’India guarda ad Ovest

Nonostante la sottoesposizione mediatica di cui gode l’India presso i media italiani, il gigante asiatico si conferma ogni giorno un attore di primo piano sulla scena internazionale. L’India prosegue infatti l’opera di aggiramento dei vicini/rivali Pakistan e Cina, perseguendo l’obiettivo strategico di impedire il proprio isolamento. A tal fine sono rivolti i suoi sforzi per realizzare una maggiore integrazione con gli altri Paesi dell’immensa massa eurasiatica.

Ad occupare un posto di rilievo nei progetti di Nuova Delhi sono infatti quegli Stati che le consentirebbero di collegarsi con la ricca Europa centro-settentrionale attraverso un’imponente rete infrastrutturale (principalmente porti, ferrovie ed autostrade), che dovrebbe attraversare nazioni come l’Iran, l’Azerbaigian e la Russia per arrivare infine nel Vecchio Continente.

Si tratta, come già analizzato da Geopolitica Online in un precedente articolo1, dell’ambizioso Corridoio Nord-Sud, immaginato dai governi di Mosca, Baku, Teheran e Nuova Delhi per diminuire i tempi di percorrenza delle merci di circa quattordici giorni ed aggirare il Canale di Suez. Un’altra opportunità insita nel progetto risiede inoltre nella sua possibile sincronizzazione con l’accordo di Ashgabat, corridoio infrastrutturale voluto da Iran, Oman, Turkmenistan ed Uzbekistan per facilitare i propri interscambi.

L’accordo originario era stato firmato nel 2011 da Iran, Oman, Turkmenistan e Qatar ma, nel corso del 2013, quest’ultimo si era ritirato dal progetto. A questo gruppo di Paesi centroasiatici (che prende il nome dalla capitale turkmena) si è aggiunto in un secondo momento il Kazakistan e, nel marzo di quest’anno, il governo indiano di Narendra Modi ha dato la propria approvazione per richiedervi l’accesso2.

Emerge in questo modo l’intenzione di Nuova Delhi di puntare sulle infrastrutture per costituire una rete in grado di connetterla alle nazioni più promettenti di Asia, Europa e, successivamente, Africa. Un proposito, quello indiano, accompagnato dal lancio dell’iniziativa “Make in India”, il mastodontico piano per attirare investimenti di multinazionali ed imprese locali nel Paese del Gange.

Partito il 25 settembre del 2014 esso ha presto ottenuto risultati straordinari, tanto da far classificare il Paese nel 2015 come il primo al mondo per investimenti diretti esteri (IDE) di tipo “greenfield” (ovvero di investimenti che non prevedono l’acquisizione di imprese locali già esistenti ma la loro edificazione ex novo). Nuova Delhi, infatti, grazie ai 63 miliardi di dollari attirati, ha sorpassato Stati Uniti e Cina (rispettivamente a 59,6 e 56,6 miliardi di dollari)3.

Oltre ad attrarre ingenti capitali dall’estero, l’obiettivo di “Make in India” è quello di moltiplicare i posti di lavoro e di far beneficiare il Paese delle conoscenze tecnologiche delle imprese che vi investono. I settori toccati sono molteplici: industria automobilistica, biotecnologie, chimica, edilizia, industria bellica ed aereonautica, information technology, sistemi elettronici, idrocarburi, industria alimentare e farmaceutica, infrastrutture, industria spaziale, abbigliamento, energie rinnovabili, turismo, comunicazione, estrazione mineraria, macchinari meccanici e mercato del benessere4.

I provvedimenti presi per invogliare gli investimenti esteri sono consistiti in un abbassamento dei dazi doganali e nella possibilità di richiedere online le licenze necessarie, la cui durata è stata peraltro estesa di tre anni, oltre ad altre innumerevoli misure tecniche che hanno facilitato il successo dell’iniziativa indiana.

È quindi evidente l’aspirazione di Nuova Delhi di puntare sull’industrializzazione: ciò segna un momento di svolta della storia indiana poiché, pur essendo una delle maggiori economie emergenti, l’India non può certo essere definita una potenza manifatturiera, rimanendo invece più forte sui settori primario e terziario.

Osservando il piano “Make in India” si comprende dunque l’importanza per la strategia indiana della creazione di collegamenti infrastrutturali con altri Paesi. Un esempio illuminante in questa direzione è il recente investimento di 500 milioni di dollari nel porto iraniano di Chabahar5, realizzato per godere di una sponda efficiente nel Golfo Persico ed aggirare l’asse Islamabad-Pechino. La scelta di questo scalo non è casuale: nel 2013 la Cina aveva rilevato il porto pachistano di Gwadar, distante da Chabahar solo una settantina di chilometri.

Si delinea così un quadro di interrelazione infrastrutturale e sostegno all’industrializzazione interna, la quale necessità tuttavia di un adeguato piano di rifornimento di materie prime, in primo luogo idrocarburi, così da preparare il Paese a soddisfare la crescente domanda interna di consumi energetici. Del resto tra gli scopi del più volte citato “Make in India” c’è la volontà di limitare il bisogno di importazioni, sostituendole con prodotti realizzati nel Paese.

È in quest’ambito che Nuova Delhi sta giocando a tutto campo. Lo scorso marzo la compagnia di Stato indiana ONGC (Oil and Natural Gas Corporation), insieme ad “Oil India”, “Bharat Petroresources” ed “Indian Oil”, ha acquistato quasi il 50% delle partecipazioni della russa Rosneft nei giacimenti petroliferi siberiani di Vankor. Nonostante la Rosneft non abbia comunicato l’esatto importo dell’operazione, la Russia continuerà a controllare il 50,1% del giacimento (da notare l’ennesima mossa russa per consolidare i rapporti con i Paesi asiatici dopo le sanzioni occidentali)6.

L’India, quarto consumatore mondiale di petrolio, non si è limitata a tale iniziativa: nel dicembre del 2015, durante la visita ufficiale di Narendra Modi a Mosca in occasione del sedicesimo summit bilaterale India-Russia, è stato siglato l’accordo per importare in India ogni anno 10 milioni di tonnellate di petrolio per i prossimi dieci anni. L’incontro tra Putin e Modi ha toccato anche altri importanti temi, come la collaborazione sul nucleare, l’industria spaziale e militare (sfera dove i rapporti tra i due Paesi sono storicamente solidissimi), e la facilitazione degli investimenti bilaterali. Le relazioni tra Mosca e Nuova Delhi sono così profonde che, al termine del summit, Modi ha dichiarato: “la Russia è il nostro alleato più leale”7.

I successi della loro collaborazione stanno portando i decisori politici delle due nazioni a progetti ambiziosi: si parla di raddoppiare addirittura gli investimenti indiani in Russia nel 2020, portandoli a circa 158 miliardi di dollari8. Gli investimenti reciproci ammontano invece a circa 11 miliardi e l’intenzione è di portarli tra i 30 ed i 50 nel 20259.

Progetti ambiziosi dunque, che non riguardano però la sola Russia. Proprio questo settembre l’ambasciatore indiano in Azerbaigian, ricevendo una delegazione del Caspian European Club, ha invitato le compagnie azere a fare impresa in India, testimoniando inoltre la volontà del Paese asiatico di investire nel settore degli idrocarburi anche in Azerbaigian.

In questo settore l’India ha del resto già realizzato passi importanti, investendo circa un miliardo di dollari nell’acquisto tramite la già citata compagnia statale ONGC, di azioni della “Hess Corporation”, che fa parte del consorzio internazionale che gestisce il giacimento caspico di Azeri-Chirag-Gunashli e l’oleodotto Baku-Tblisi-Ceyhan10.

Un copione non dissimile si è svolto con l’Iran, paese che detiene una quota di circa il 13% della Chennai Petroleum Corporation Limited, azienda statale indiana attiva nel campo degli idrocarburi. La CPCL ha infatti deciso di aumentare di nove volte la capacità di raffinazione dell’importante stabilimento di Nagapattinam, situato nello Stato meridionale di Tamil Nadu, per passare da 20.000 barili raffinati al giorno a 180.000. Si tratta di un obiettivo ambizioso e per raggiungerlo sono stati messi a disposizione ben 3 miliardi di dollari11.

Ma i rapporti tra Iran ed India possono vantare altre fruttuose cooperazioni, alcune delle quali maturate nel corso di quest’anno. Durante la visita a Teheran del 9 e 10 aprile, infatti, il ministro indiano per il petrolio ha annunciato l’intenzione di Nuova Delhi di investire nello Stato sciita 20 miliardi di dollari in idrocarburi, petrolchimica e fertilizzanti. Fatto di non secondo rilievo, questi soldi verrebbero utilizzati per creare joint-venture tra i due Paesi che moltiplicherebbero i rapporti, già solidi, tra Teheran e Nuova Delhi12.

Da tale quadro emerge con chiarezza la vitalità della politica estera indiana, con particolare riferimento ai risvolti economici. Il gigante asiatico si colloca dunque tra i maggiori protagonisti della scena internazionale, con un’influenza nell’area che si rivelerà progressiva ed in costante ascesa. In quest’ottica va considerata anche la spinosa questione dei rapporti con l’Unione Europea, degenerati sul caso marò dopo la presa di posizione filo-italiana di Bruxelles.

Il recente miglioramento delle relazioni tra Unione Europea ed India può rappresentare per quest’ultima, qualora si concretizzasse in futuro una ripresa ufficiale dei negoziati sull’accordo di libero scambio, il coronamento di una lunga strategia. Intenzionata a recuperare velocemente la distanza con i Paesi più industrializzati, Nuova Delhi, oltre le eccellenze già acquisite, punta a diventare una potenza manifatturiera, facilitata dalle infrastrutture eurasiatiche e dagli investimenti del “Make in India”.

NOTE:

Marco Valerio Solia è collaboratore del programma «Infrastrutture e Sviluppo Territoriale» dell'IsAG.

1. Da Mumbai all’Europa,il corridoio infrastrutturale Nord-Sud collegherà due continenti, «Geopolitica-Online.com», 14 settembre, 2016.
2. Ashgabat Agreement, «The Hans India», March 24, 2016.
3. India pips China as top FDI destination in 2015: Report, «The Times of India», April 22, 2016.
4. Make in India Sectors.
5. India’s Chabahar port plani s to counter our Gwadar port plan: Chinese media, «The Hindu», June 7, 2016.
6. India to get almost 50% stake in Rosneft’s Siberian oil project, «Russia Today», March 16, 2016.
7. Russia to ship 10mn tons of oil annually to India in next 10 years – Putin, «Russia Today», December 24, 2015.
8. Indian investment in Russia may double by 2020, «Russia Today», July 11, 2016.
9. Russia & India to significantly boost investment by 2025, «Russia Today», December 22, 2015.
10. India wants to increase investing in oil & gas extraction and processing in Azerbaijan, «Abc.az», July 4, 2016.
11. India Refiner with Iranian Investment Plans $3 Billion Expansion, «Bloomberg», August 10, 2016.
12. India links $20 bn oil and gas investment in Iran to favourable terms, «Firstpost.com», April 11, 2016.


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