Il Trattato di Oslo: il rischio operativo associato alla perdita delle munizioni a grappolo Il Trattato di Oslo: il rischio operativo associato alla perdita delle munizioni a grappolo
Entro il gennaio del 2019, gli Stati Uniti dovranno aver distrutto l’intero inventario delle munizioni a grappolo, secondo le linee guida fornite dal governo... Il Trattato di Oslo: il rischio operativo associato alla perdita delle munizioni a grappolo

Entro il gennaio del 2019, gli Stati Uniti dovranno aver distrutto l’intero inventario delle munizioni a grappolo, secondo le linee guida fornite dal governo americano nel 2008 al Dipartimento della Difesa. La fase finale di questa politica priverà gli Usa di una capacità critica, senza alcuna sostituzione.

Tecnicamente, le munizioni a grappolo sono ordigni costituiti da un corpo contenente delle sotto-munizioni convenzionali. Sviluppate durante la guerra fredda per saturare le preponderanti forze sovietiche meccanizzate e corazzate che si sarebbero riversate nell’Europa occidentale, la loro potenza eguaglia quella del fuoco di sbarramento degli obici ad alto esplosivo. I vantaggi di tali munizioni sono evidenti: progettate per disseminare o rilasciare sub-munizioni esplosive, le bombe a grappolo rappresentavano un deterrente chiave nella strategia americana.

Il proiettile M483A1 Dual-Purpose Improved Conventional Munition da 155 millimetri dell’esercito statunitense ad esempio. Dotato di una spoletta a tempo impostata per rilasciare il carico di sub-munizioni all’altezza raccomandata e saturare l’area con piccole bombe, il M483A1 trasporta 88 bombe (con una carica cava per la penetrazione dell’armatura), ognuna con un raggio letale di circa 10 metri quadrati. La zona di dispersione varia da uno a tre ettari a seconda dell’altezza del burst. Maggiore l’altezza del burst, più ampia sarà la dispersione. L’eliminazione delle munizioni a grappolo ha creato un vigoroso dibattito all’interno delle forze armate degli Stati Uniti per quanto riguarda la necessità di una sostituzione comparabile.

Il dibattito dipende dalla bassissima percezione di un futuro conflitto su larga scala con impiego di enormi formazioni sul campo. Secondo i sostenitori di tale pensiero, negli ultimi quindici anni di guerre a bassa intensità non è stato necessario il ricorso alle munizioni a grappolo. Tale principio si basa sulla supremazia tecnologia ed aerea degli Stati Uniti nel globo. La politica di eliminare le bombe cluster è sancita dalla Convenzione firmata in Norvegia nel 2008, comunemente indicata come il Trattato di Oslo. Il documento, entrato in vigore il primo agosto del 2010, ha due obiettivi: in primo luogo ridurre i danni ai civili (nel 47% dei casi sono bambini) e gli effetti indiscriminati degli incendi sull’area colpita; il secondo obiettivo è quello di eliminare la grande quantità di sub-munizioni inesplose che si trovano comunemente nelle zone in cui sono state lanciate.

La saturazione delle sub-munizioni inesplose è diventata una caratteristica del campo di battaglia moderno. Si stima che fino al 5 per cento delle sub-munizioni a grappolo possono non esplodere una volta raggiunto il terreno. La bomba a grappolo CBU-58 equipaggiata con 650 sub-munizioni, potrebbe produrne fino a 38 inesplose. Un B-52 è in grado di rilasciare fino a 45 CBU-58 / CBU-71. Ciò significa che fino a 1700 sub-munizioni inesplose, potrebbero essere disseminate sul campo di battaglia.

Il Trattato di Oslo vieta ai 119 firmatari la produzione, l’acquisizione, la distribuzione o l’utilizzo delle munizioni a grappolo. Gli Stati Uniti non hanno firmato il Trattato, ma le amministrazioni Bush ed Obama hanno sostenuto lo spirito del documento. L’ex presidente Bush ha ordinato al Dipartimento della Difesa di attuare una politica per soddisfare l’intento del Trattato, senza però rinunciare alla capacità offensiva delle bombe a grappolo durante il periodo transitorio. Russia, Cina, Israele, India, Pakistan, Turchia, Siria, Yemen, Ucraina e Corea del Sud sono tra i paesi che non hanno firmato il trattato. Nonostante gli Usa detengano il predominio sulle munizioni a guida di precisione, queste ultime non sono particolarmente indicate per contrastare bersagli pesantemente corazzati.

La stessa precisione poi, dovrà essere sempre garantita con un asset GPS, pena l’inefficacia del sistema. Nessuna munizione a grappolo è stata utilizzata in Iraqi Freedom ed in Enduring Freedom. In una nota del Dipartimento di Stato si afferma che: “Le munizioni a grappolo hanno dimostrato la loro utilità militare. L’eliminazione dalle scorte degli Stati Uniti metterebbe la vita dei suoi soldati e quelli dei suoi partner della coalizione a rischio. Inoltre, le munizioni a grappolo possono spesso causare molto meno danni collaterali rispetto alle armi convenzionali”. Le munizioni a grappolo sono i mezzi convenzionali più efficaci per distruggere svariati tipi di obiettivi militari su una superficie. Essi consentono la massima dispersione di forza esplosiva con il minor numero di proiettili. Le munizioni a grappolo riducono il numero di piattaforme aeree e di artiglieria necessarie per sostenere una missione militare. Le munizioni a grappolo, in alcuni casi, costituiscono fino al 50% del supporto tattico indiretto.

L’Esercito degli Stati Uniti ed il Corpo dei Marine hanno condotto diversi studi negli anni per determinare il rischio operativo associato alla perdita delle munizioni a grappolo. Tutti gli studi hanno evidenziato una certa riduzione delle capacità dell’artiglieria degli Stati Uniti con stime, discordanti, che variano dal 4 al 25 per cento.

Tutti gli studi dell’esercito fino ad oggi compiuti, si sono concentrati su ipotetici scontri regionali con fazioni nemiche equipaggiate con attrezzature obsolete di epoca sovietica. Da rilevare che gli studi effettuati si basavano sull’incontrastato dominio aereo degli Stati Uniti. Appare evidente che gli scenari ipotizzati sono falsati poiché presuppongono la superiorità aerea americana in ogni conflitto. Nessuno degli studi considera la possibilità di affrontare una fazione alla stregua degli USA, mentre non si presuppone la possibile interruzione della tecnologia Global Positioning System. A livello strategico, tutti gli studi ignorano l’effetto deterrente di questa funzionalità che potrebbe avere sul calcolo dei potenziali avversari. Infine, gli studi tengono conto dei recenti progressi tecnologici di Russia e Cina sulle munizioni a grappolo. Nonostante queste carenze, gli studi convalidano l’investimento dell’esercito degli Stati Uniti nella tecnologia di precisione nel corso degli ultimi 10 anni che, tuttavia, fa affidamento sulla disponibilità dei segnali GPS. Se venisse oscurata la rete GPS, il vantaggio degli attacchi di precisione degli Stati Uniti cesserebbe di esistere.

Le testate termo-bariche
L’aspetto chirurgico dell’attacco, ipotizzato in un contesto moderno, verrebbe comunque soffocato da milioni di testate termo-bariche che i russi sarebbero in grado di lanciare in una sola raffica. La capacità di una bomba a vuoto di fornire calore e pressione in un unico punto nel tempo, non può essere riprodotto dalle armi convenzionali senza una massiccia distruzione collaterale. Il principio di funzionamento delle munizioni termo-bariche si basa sull’esaltazione delle capacità dell’esplosivo ad alto potenziale attraverso la combustione aerobica identificata nel terzo evento di detonazione. Il miglioramento delle prestazioni è ottenuto principalmente mediante l’aggiunta di metalli in eccesso alla composizione esplosiva. Alluminio e magnesio sono i metalli primari della scelta. Tutti e tre gli eventi esplosivi possono essere personalizzati per soddisfare le esigenze e le prestazioni del sistema. La testata propulsa contiene al suo interno una carica esplosiva e del combustibile altamente infiammabile. Quando il razzo raggiunge la destinazione, il carburante viene disperso. La detonazione successiva incendia il materiale infiammabile nell’aria. L’esplosione irradia un’onda d’urto letale nel raggio di dieci metri. Di per se, l’esplosione termobarica è particolarmente indicata contro bersagli in campo aperto, ma se la stessa esplosione avvenisse in un bunker, la sua potenza potrebbe anche decuplicarsi.

L’alternativa: la tecnologia SADARM
SADARM, acronimo per Skeet, Search and Destroy Armor. Le sub-munizioni a forma di disco da hockey chiamate Skeet, sono progettate per rilevare i veicoli nemici planando sull’area operativa da altitudini comprese tra i 60 ed i seimila metri. Il sensore laser rileva le variazioni di altezza mentre quelli ad infrarossi le firme di calore come quelle emesse dal motore di un veicolo. Se rilevati, lo Skeet detona sparando un penetratore esplosivo ad energia cinetica contro il bersaglio. L’Explosively Formed Penetrator è in grado di penetrare la blindatura dei carri armati pesanti. Se lo un Skeet non rileva alcun obiettivo, si autodistrugge a 15 metri dal suolo. Qualora atterrasse ancora armato, un timer di back-up disabiliterebbe permanentemente lo Skeet.

Queste caratteristiche hanno lo scopo di evitare vittime tra i civili causate dalle munizioni inesplose, con una percentuale inferiore all’1%. Gli Stati Uniti hanno impiegati tale munizione durante l’operazione Desert Storm, tuttavia il costo relativamente alto, considerando ancora le grandi quantità di munizioni a grappolo custodite, non hanno consentito una massiccia transizione con il nuovo asset. Da rilevare, infine, che le munizioni a grappolo costituiscono una piccola parte della minaccia umanitaria totale rappresentata dalle bombe inesplose dove sono presenti residuati bellici.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


No comments so far.

Be first to leave comment below.

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
21 + 25 =