L’incontro tra ANCI e Ministero dell’Interno: verso una riforma nel sistema di accoglienza? L’incontro tra ANCI e Ministero dell’Interno: verso una riforma nel sistema di accoglienza?
Recentemente l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e il Ministero dell’Interno si sono incontrati per discutere la riforma del sistema d’accoglienza di richiedenti asilo. Nonostante... L’incontro tra ANCI e Ministero dell’Interno: verso una riforma nel sistema di accoglienza?

Recentemente l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani e il Ministero dell’Interno si sono incontrati per discutere la riforma del sistema d’accoglienza di richiedenti asilo. Nonostante i flussi di immigrati, che includono i richiedenti asilo, non accennino a cessare, si è convenuto che sarebbe utile superare la logica di emergenzialità che ha caratterizzato sinora il sistema di accoglienza italiano, afflitto da numerosi problemi organizzativi. Infatti, esistono diverse strutture di accoglienza, spesso sovraffollate, con funzioni parallele, e solo una piccola parte di Comuni italiani è coinvolta nelle strutture per l’accoglienza di richiedenti asilo, soprattutto concentrate in determinate aree geografiche. L’accordo per la riforma del sistema di accoglienza ha la potenzialità di gettare le basi per una gestione dei richiedenti asilo più efficiente, per la loro integrazione sociale, e per la riduzione dell’impatto dei richiedenti asilo sulle comunità ospitanti.

Il 14 ottobre l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) ha incontrato il Ministero dell’Interno a Bari per riflettere su un possibile cambiamento dell’attuale sistema di accoglienza dei richiedenti asilo, elemento chiave nella gestione della crisi che ha visto l’Italia ricevere 61.545 richiedenti asilo nel 2015, secondo l’ultima relazione di Asylum Database Information. Innanzitutto, è utile definire chi sono i destinatari del sistema di accoglienza. I rifugiati, come vengono chiamati i richiedenti asilo a cui viene concessa la protezione dello Stato ospitante, sono – secondo la Convenzione di Ginevra del 1951 – coloro che fuggono dal proprio Paese a causa di persecuzione razziale, religiosa, per motivi politici o per appartenenza a un gruppo sociale. La Convenzione di Ginevra del 1951 stabilisce anche il diritto di non-respingimento dei rifugiati, detto non-refoulement, che viene applicato ancora prima che il rifugiato abbia raggiunto il territorio e le acque nazionali dello Stato d’accoglienza.

Secondo il dettagliato report parte del progetto Asylum Database Information, dal 1 gennaio al 10 ottobre 2015 l’Italia ha ricevuto 61.545 domande di asilo e preso 46.490 decisioni in merito, secondo cui 2.549 richiedenti asilo sono stati riconosciuti rifugiati, 7.242 hanno ottenuto la protezione sussidiaria e 10.821 la protezione per ragioni umanitarie. Tuttavia, 23.905 domande sono state rifiutate, ossia poco più della metà delle domande ricevute. Di fronte all’imponente flusso di domande d’asilo, la legislazione ha risposto con decreti presidenziali che regolano i vari passaggi della procedura per richiedere l’asilo e chiariscono anche le funzioni delle Commissioni Territoriali per il Riconoscimento della Protezione Internazionale (CTRPI) e della Commissione Nazionale per il Diritto d’Asilo (CNDA).

Secondo la nuova legislazione, la validità del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie viene estesa a massimo due anni. Inoltre la CNDA può scegliere per quali nazionalità è possibile evitare il colloquio con il richiedente asilo. Dunque, la CTRPI può omettere i colloqui con i richiedenti asilo delle nazionalità identificate dalla CNDA, se gli interessati lo desiderano. Altrimenti, normalmente la CTRPI deve tenere il colloquio con il richiedente asilo entro trenta giorni dal ricevimento della domanda e deve prendere una decisione in merito entro tre giorni. Tuttavia, nel caso in cui la Commissione debba avere più elementi per poter adottare una decisione, la procedura di domanda di asilo può estendersi senza però sorpassare i diciotto mesi dal ricevimento della domanda. Minori, donne incinte, persone soggette a traffico di esseri umani e a mutilazioni genitali, e persone affette da malattie fisiche serie o disturbi mentali rientrano nella categoria di persone vulnerabili, la cui procedura di richiesta d’asilo viene accelerata.

I decreti presidenziali del 2015 hanno lasciato invariato l’attuale sistema di accoglienza disordinato e inefficiente. Infatti, il sistema attuale di accoglienza dei richiedenti asilo è strutturato su due livelli. I richiedenti asilo in arrivo sono accolti prima in strutture diverse ma con funzioni parallele, dove possono completare la domanda di asilo. Queste strutture difficili da differenziare sono i Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA), istituiti nel 2008, i Centri D’ Accoglienza (CDA), creati nel 1995, con simili funzioni, i Centri di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA), fondati nel 2006, e i Centri di Accoglienza Straordinaria (CAS), istituiti nel 2013 per fronteggiare i flussi ingenti di richidenti asilo all’interno della missione Mare Nostrum. In un secondo momento i richiedenti asilo sono gestiti dai Comuni attraverso il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR). Riguardo alla detenzione dei richiedenti asilo, la legislazione del 2015 ha stabilito che essi possono venire detenuti nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) se hanno condotto attività criminale terroristica, se pongono una minaccia alla sicurezza o all’ordine pubblico, o se c’è il rischio che fuggano.

Questo sistema è altamente squilibrato dato che su 165.177 persone presenti nel sistema accoglienza, solo 22.971 sono accolte negli SPRAR. Si aggiunge anche uno squilibrio geografico, dato che la maggior parte delle strutture di accoglienza sono in Lombardia, seguita da Sicilia, Piemonte e Lazio. Un ulteriore problema che affligge le strutture d’accoglienza è il loro sovraffolamento e le condizioni disumane in cui spesso i richiedenti asilo si ritrovano. Nel CARA di Mineo (Catania) sono stati riportati prostituzione, stupri, traffico di droghe e furti. Nel CPSA di Pozzallo, Medici Senza Frontiere hanno denunciato la presenza di un ambiente malsano, con infiltrazioni d’acqua, servizi sanitari malfunzionanti, muffa e infestazioni di scarafaggi. Si sono verificati anche casi di scabbia.

Il piano concordato recentemente, dunque, contempla una distribuzione più equa e sostenibile dei richiedenti asilo sul suolo italiano, coinvolgendo i comuni che, finora, da una parte non sono obbligati a ospitare richiedenti asilo e rifugiati, dall’altra possono essere chiamati dal Prefetto per ospitarne una quota arbitraria e possibilmente sproporzionata. Infatti sinora solo 2.600 Comuni italiani sono impegnati nell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati.L’obiettivo stabilito nel piano di riforma del sistema di accoglienza è di estendere la rete dell’accoglienza agli 8.000 comuni presenti sul territorio, evitando la concentrazione dei rifugiati in alcune aree geografiche e migliorando l’integrazione sociale dei rifugiati attraverso lavoro e volontariato. Si punta inoltre a ridurre l’impatto dell’accoglienza sulla comunità residente, che in alcuni casi, come di recente a Gorino (Ferrara), si dimostra ostile all’arrivo di richiedenti asilo e rifugiati.

Un altro obiettivo del piano è di assegnare ai Comuni aderenti all’iniziativa dell’accoglienza un numero di rifugiati proporzionale alla popolazione residente nel Comune in questione, lasciando esenti i Comuni sotto i 2.000 abitanti. Il piano prevede anche la graduale scomparsa dei CAS, affidandosi all’espansione dello SPRAR. Di conseguenza, questo nuovo programma pone l’accento sui Comuni, che diventano protagonisti nella rete d’accoglienza. É utile specificare che i Comuni già impegnati nell’accoglienza dei richiedenti asilo e dei rifugiati saranno esentati dall’implementazione di ulteriori forme di accoglienza, mentre quelli che si impegneranno ad ospitare riceveranno incentivi, come una quota straordinaria per ogni richiedente asilo/rifugiato accolto, il superamento del blocco delle assunzioni e l’esenzione da distribuzioni forzate di richiedenti asilo e rifugiati da parte dei prefetti.

NOTE:

AIDA, Country Report: Italy, 2015.
Claudio Buttinelli, Sostenibilità e proporzionalità: due pilastri per la nuova accoglienza, 2016.
Consiglio Italiano per i Rifugiati, Migranti, Anci-Viminale, verso Sprar come sistema unico di accoglienza, 2016.
ECRE, Weekly Bulletin: Italy: Plans for a uniform reception system through SPRAR expansion, 25 ottobre 2016.
5 Ministero dell’Interno, Per un sistema di protezione dei richiedenti asilo e rifugiati diffuso e sostenibile, 2016.


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