Il candidato del Qatar per l’UNESCO sceglie l’Italia per avviare la sua campagna elettorale Il candidato del Qatar per l’UNESCO sceglie l’Italia per avviare la sua campagna elettorale
Lo scorso 21 ottobre, nella splendida cornice dell’Hotel de Russie a Roma, Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari, candidato del Qatar per la Direzione Generale dell’UNESCO,... Il candidato del Qatar per l’UNESCO sceglie l’Italia per avviare la sua campagna elettorale

Lo scorso 21 ottobre, nella splendida cornice dell’Hotel de Russie a Roma, Hamad bin Abdulaziz Al-Kawari, candidato del Qatar per la Direzione Generale dell’UNESCO, ha rinnovato la sua visita nel nostro paese. Questo è infatti il secondo appuntamento italiano per l’ex Ministro della Cultura, delle Arti e del Patrimonio del Qatar, che ha scelto la capitale italiana come punto di partenza per la sua campagna elettorale in vista delle prossime elezioni che si terranno a ottobre 2017, quando scadrà il secondo mandato dell’attuale direttrice generale Iryna Bokova (in carica dal 2009).

Al-Kawari, rivolgendosi a esponenti dell’economia e dell’imprenditoria italiana, ha ribadito i punti chiave del suo programma che già aveva esposto chiaramente a settembre nella stessa sede, prima di ricevere dall’Università di Tor Vergata un PhD Honoris Causa in Beni Culturali e Territorio. Diplomatico di lunga data, formatosi nei migliori atenei del Medio Oriente, dell’Europa e degli Stati Uniti, poi impiegato come ambasciatore per circa 20 anni e come ministro per 15, si descrive come “cittadino del mondo”, “un arabo moderato con un’esperienza diretta delle culture di altre parti del mondo che può aiutare ad affrontare il problema dell’integralismo e del terrorismo” più di quanto possano fare – stando alle sue parole – i suoi due contendenti alla prestigiosa carica, la libanese Vera El Khoury Lacoeuilhe e l’egiziana Moushira Khattab.

In un breve volume dal titolo Qualcosa di me. La mia visione del mondo, distribuito durante le sue visite in Italia, Al-Kawari appare come un uomo estremamente sensibile all’incontro culturale, ai ponti e al dialogo fra le civiltà, aperto all’altro e desideroso di conoscere il punto di vista altrui senza rinunciare alle proprie radici e alla cultura autenticamente araba del Majlis, il “luogo in cui ci si siede”, spazio fisico di dialogo e di confronto presente in tutte le case del Golfo e spazio metaforico delle relazioni tra i popoli e dello scambio di idee.

Il manifesto della campagna elettorale, Toward a new momentum, riassume l’obiettivo che si pone Al-Kawari nel caso in cui venisse eletto Direttore Generale dell’UNESCO. Riportando la memoria agli anni del secondo dopoguerra, Al-Kawari fa cenno ai valori che spinsero la comunità internazionale a creare un organismo sovranazionale come l’UNESCO, che fu investito dell’onorevole quanto oneroso compito di promuovere la pace, la democrazia e l’uguaglianza attraverso l’istruzione, la scienza, la cultura, la comunicazione e l’informazione; secondo Al-Kawari, dopo anni di ascesa e di grande importanza dell’Agenzia, si assiste negli ultimi anni a un declino del suo ruolo, dovuto peraltro anche a una grave crisi finanziaria che ne ha ridotto i mezzi e l’efficacia. Ispirandosi allo spirito autentico dell’UNESCO, Al-Kawari auspica dunque un ritorno all’importante posizione che occupava l’Agenzia negli anni passati, alla luce delle nuove profonde ferite che lacerano oggi il mondo intero.

Accanto agli obiettivi generali del suo programma, Al-Kawari parla in concreto dei provvedimenti che intende prendere e delle priorità di una UNESCO sotto la sua Direzione: restituire all’umanità i patrimoni violentati e colpiti dalle aberrazioni del terrorismo islamico, in primis il sito archeologico di Palmira, e incrementare gli sforzi e le risorse da impiegare per proteggere l’immenso patrimonio artistico e culturale della nostra Italia, “un grande museo a cielo aperto” che detiene il primato dei siti patrimonio dell’UNESCO, elemento di inestimabile ricchezza per il mondo intero, ma anche – come tiene a precisare – fonte di grandi introiti per la nostra economia nazionale. Senza dubbio, il diplomatico qatariota può contare sull’appoggio di uno Stato, il Qatar, che negli ultimi anni ha investito moltissimo nella cultura e nell’istruzione, che dal 2011 (anno in cui la Palestina è entrata a far parte dell’UNESCO) è in prima linea nel finanziare le attività dell’Agenzia e che ora, nel momento in cui tocca agli arabi dare un Direttore all’UNESCO, vuole espandere la propria influenza culturale e diplomatica attraverso quello che il politologo statunitense Joseph Nye definì nel 1990 soft power e che il dott. Al-Kawari definisce oggi “la forza gentile della diplomazia culturale”.

Dunque, al di là del nobile intento di sostenere la mission dell’Agenzia delle Nazioni Unite che fa della cultura, del dialogo, della pace e dei ponti tra i popoli il proprio marchio distintivo, la candidatura di Al-Kawari è parte di una strategia più ampia che vede gli Stati del Golfo (Arabia Saudita e Qatar in primis) giocare un ruolo sempre più attivo nell’appoggiare l’UNESCO e nel finanziarne programmi e obiettivi, con la piena consapevolezza che la cultura in tutte le sue forme è un importante strumento per accrescere la propria posizione e il proprio prestigio nella scena internazionale; una scelta politica ben precisa che ha suscitato una accesa polemica tra sostenitori e detrattori, soprattutto alla luce della decisione dell’UNESCO (passata con 24 favorevoli, 6 contrari e 26 astenuti – fra cui l’Italia) di negare ogni legame tra il Muro del Pianto e il Tempio di Salomone e il popolo ebraico.

Gli oppositori alla candidatura di Al-Kawari, capitanati ovviamente dallo Stato di Israele, demonizzano l’emirato del Golfo e il suo candidato e si spingono nei casi più estremi a parlare di “islamizzazione dell’UNESCO”, evocando uno scenario che sembra afferire più a un romanzo di Michel Houellebecq che a una descrizione obiettiva della realtà. I maggiori sostenitori, Francia e Italia, sono quelli che hanno legami economici più forti con il Qatar o che, per meglio dire, stanno vendendo fette della loro economia al ricco emirato. Purtroppo, come avviene spesso nella nostra politica estera, la posizione italiana è abbastanza ambigua, frutto dell’intrecciarsi di ingenti interessi economici (basti pensare alle commesse miliardarie per Fincantieri e Finmeccanica o agli investimenti in Costa Smeralda) e linea politica non proprio limpida (posizione di ministri a favore del Qatar, poi tempestivamente corretta dal premier Renzi, che a sua volta aveva espresso pochi mesi fa la sua vicinanza all’Emirato del Golfo).

Riguardo alle questioni più spinose per il Qatar, Al-Kawari decide di non toccare il tema della decisione dell’UNESCO riguardo i luoghi santi di Gerusalemme e declassa a “accuse senza fondamento” i sospetti che molti nutrono in merito alla posizione qatariota nei confronti dell’estremismo islamico.



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