Moniz Bandeira denuncia l’appoggio degli Stati Uniti al golpe in Brasile Moniz Bandeira denuncia l’appoggio degli Stati Uniti al golpe in Brasile
Moniz Bandeira è considerato, tra gli esperti, il nostro migliore osservatore e commentatore di politica internazionale e dei vincoli esistenti tra i poteri di... Moniz Bandeira denuncia l’appoggio degli Stati Uniti al golpe in Brasile

Moniz Bandeira è considerato, tra gli esperti, il nostro migliore osservatore e commentatore di politica internazionale e dei vincoli esistenti tra i poteri di questo mondo globalizzato nella disputa per l’egemonia mondiale. Dopo la pubblicazione dei documenti della presenza nord americana nel golpe militare del 1964 non possiamo più essere ingenui. Il Brasile è troppo grande per passare inosservato agli interessi politici, economici e strategici delle grandi potenze. Non ci è più permesso di essere incauti, pensando che la nostra crisi politica ed il tentativo di impeachment della Presidente Dilma Rousseff sia un discorso meramente interno. Non lo è. Qui sono in gioco interessi geopolitici, in particolare nei confronti della presenza della potenza che concorre apertamente con gli Stati Uniti, com’è la Cina. La sua presenza nel nostro continente, in particolare in Brasile, è ogni giorno più grande. La Cina è la nave ammiraglia dei BRICS, articolazione di paesi di cui fa parte il Brasile. E’ preoccupante che gli Stati Uniti abbiano già firmato un accordo, con il nuovo Governo argentino di Macri, per collocare due importanti basi militari in quel paese, una delle quali ai confini col Brasile, precisamente sui bordi della maggiore riserva d’acqua dolce del mondo, l’Acquifero Guaranì. Adduco questo nuovo fattore, oltre a quelli nostri interni, per comporre il quadro della nostra lettura della realtà brasiliana. Sarebbe superficiale considerare che tutto questo sia frutto di spirito di cospirazione. Non lo è. Dati certi già resi pubblici, comprovano una strategia simile messa in atto nel 1964.
Il politologo e storico Luiz Alberto de Vianna Moniz Bandeira, lo scorso 14 giugno, aveva avvertito che dietro al processo golpista in Brasile, che ha portato all’ascesa del Presidente provvisorio Michel Temer al posto della Presidente Dilma Rousseff, c’erano potenti interessi degli Stati Uniti, per ampliare la loro presenza economica e geopolitica nell’America del Sud.
“Questo golpe – ha detto Moniz Bandeira in un’intervista rilasciata per e-mail al Partido dos Trabalhadores (PT) della Camera dei Deputati – deve essere compreso all’interno del contesto internazionale, nel quale gli Stati Uniti cercano di ricomporre la loro egemonia sull’America del Sud, al punto di negoziare e stringere accordi col Presidente Mauricio Macri per l’installazione di due basi militari in regioni strategiche dell’Argentina. Il processo di impeachment della Presidente Dilma Rousseff non è stato, quindi, un atto isolato, dovuto a motivi interni al Brasile”.
Moniz Bandeira, che è autore di oltre 20 opere, tra le quali “La seconda guerra fredda – geopolitica e dimensione strategica degli Stati Uniti” (Civilização Brasileira, 2013), e sta lanciando adesso “Il disordine internazionale”, comprende che il processo golpista in Brasile ha ricevuto l’appoggio degli Stati Uniti e di altri settori stranieri interessati alle ricchezze del paese. “Nella campagna per l’impeachment è stato speso molto denaro. L’influenza degli Stati Uniti traspare nei vincoli del giudice Juiz Sérgio Moro, che guida il processo del Lava-jato. Lui ha tenuto corsi nel Dipartimento di Stato Americano nel 2007”, ha detto.
Qui di seguito l’intervista completa.

Come giudica il processo di impeachment della Presidente Rousseff?
Il fatto che il Presidente provvisorio Michel Temer ed i suoi accoliti, nominati Ministri, agiscano come se fossero definitivi, cambiando tutta la politica della Presidente Dilma Rousseff, evidenzia nitidamente la farsa montata per coprire un colpo di Stato, un golpe freddo contro la democrazia dispiegato sotto il mantello dell’impeachment. Questo golpe, infatti, deve essere inserito nel contesto internazionale, nel quale gli Stati Uniti cercano di ricomporre la loro egemonia sull’America del sud, al punto di negoziare e stringere accordi col Presidente Mauricio Macri per l’istallazione di due basi militari in regioni strategiche dell’Argentina. Il processo d’impeachment della Presidente Rousseff non è stato, quindi, un atto isolato, interno al Brasile, per motivi suoi interni.

Dove sarebbero installate queste basi?
Una sarebbe in Ushuaia, nella provincia della Terra del Fuoco, i cui confini si estendono fino all’Antartide; l’altra è nella triplice frontiera tra Argentina, Brasile e Paraguai, antica ambizione di Washington, col motivo di combattere il terrorismo ed il narcotraffico. Ma il grande interesse, tra gli altri, è probabilmente il bacino acquifero Guaranì, la più grande fonte sotterranea di acqua dolce del mondo, con un’estensione totale di 200.000 kmq, una fonte transfrontaliera che abbraccia Brasile, Uruguai ed Argentina. Lì le grandi banche degli Stati Uniti e dell’Europa – Citigroup, UBS, Deutch Bank, Credit Suisse, Macquarie Bank, Barclays Bank, the Blackstone Group, Allianz, HSBC Bank ed altre – hanno comprato vaste estensioni di terra.

L’elezione di Maurizio Macri significa che l’Argentina tornerà al tempo in cui l’ex Presidente Carlos Menem, con la dottrina del “realismo periferico”, intendeva mantenere “relazioni carnali” con gli Stati Uniti?
Gli Stati Uniti stanno cercando di recuperare la loro egemonia nell’America del sud, egemonia che hanno cominciato a perdere col fallimento delle politiche neoliberali nel decennio degli anni ’90. Con l’elezione di Maurizio Macri in Argentina hanno conseguito una grande vittoria.
Ed in Venezuela lo Stato si trova vicino al collasso, dovuto alla congiuntura di alcune politiche disastrose dei governi Chavez e Maduro, con la caduta del prezzo del petrolio e con le operazioni per il cambiamento di regime implementate da Cia, Usaid, Ned ed ONG finanziate da queste e da altre entità. L’installazione di basi militari in Ushuaia e nella Triplice frontiera, oltre a ferire la sovranità argentina, è una seria minaccia alla sicurezza nazionale non solo del Brasile ma anche degli altri paesi della regione. Gli Stati Uniti hanno basi in Colombia ed alcuni contingenti militari in Perù, per ostentare la loro presenza nelle Ande e nel Pacifico occidentale. E con le basi in Argentina completerebbero un accerchiamento virtuale della regione, al nord ed al sud, dalla parte del Pacifico e da quella dell’Atlantico.

Che implicazioni avrebbe l’installazione di queste basi in Argentina?

Qualsiasi siano le più diverse giustificazioni, incluso quelle scientifiche, la presenza militare degli Stati Uniti in Argentina implicherebbe una maggiore infiltrazione della Nato in America del sud, già penetrata, in modo strisciante, tramite la Gran Bretagna, nell’Arcipelago delle Malvine, ed annullerebbe di fatto e definitivamente la risoluzione 41/11 dell’Assemblea Generale dell’Onu che, nel 1986, stabilì l’Atlantico del sud come zona di Pace e di Cooperazione (ZPCAS).
Ed il Brasile non ha mai accettato che la Nato estendesse all’Atlantico del sud la sua area di influenza e di azione. Nel 2011, durante il governo di Dilma Rousseff, l’allora Ministro della Difesa Nelson Jobim (del Pmdb, lo stesso partito del Presidente provvisorio Temer) ha attaccato la strategia di ampliare l’area d’ingerenza della Nato nell’Atlantico del sud, sostenendo che né il Brasile né l’America del sud potevano accettare che gli Stati Uniti “si arrogassero il diritto di intervenire in qualsiasi teatro di operazioni, sotto i più disparati pretesti, con la Nato a servire da strumento per l’avanzata degli interessi del suo membro esponenziale, gli Stati Uniti, e, sussidiariamente, degli alleati europei”.

Ma stabilire una base militare nella regione dell’Antartide non è un vecchio obiettivo degli Stati Uniti?
Sì. Dalla fine della seconda Guerra Mondiale questo è un obiettivo strategico del Pentagono al fine di dominare l’entrata nell’Atlantico del sud. E probabilmente questa ambizione oggi si è ancor più accentuata per via del fatto che la Cina sta costruendo a Paraje de Quintuco, nella provincia di Neuquén, nel cuore della Patagonia, la più moderna stazione interplanetaria e la prima fuori dal suo territorio, con una potente antenna di 35 metri, per indagini dello spazio profondo, facente parte del Programma Nazionale di Esplorazione della Luna e di Marte. Si prevede che cominci ad operare per la fine del 2016. Ma per recuperare egemonia su tutta l’America del sud, nella disputa ogni volta più acerrima con la Cina, era necessario controllare soprattutto il Brasile, e chiudere col Mercosur, con l’Unasur e con gli altri organismi creati insieme all’Argentina, suo socio principale e partner strategico, che coinvolgono la maggior parte dei paesi dell’America del sud. Il rovesciamento della Presidente Dilma Rousseff poteva permettere a Washington di mettere un preposto a sostituirla. Il cambiamento nella situazione economica e politica sia dell’Argentina che del Brasile si configura, quindi, molto difficile per gli Stati Uniti. La Cina è diventata il principale partner commerciale del Brasile, con investimenti previsti superiori ai 54 miliardi di dollari, ed il secondo maggior partner commerciale dell’Argentina dopo il Brasile. Il Brasile, per sviluppare una politica estera con maggiore autonomia, fuori dall’orbita di Washington, di non intervento nei paesi vicini e di integrazione dell’America del sud, secondo quanto prevede la sua Costituzione del 1988, ha costituito un ostacolo ai disegni egemonici degli Stati Uniti, che vogliono imporre a tutti i paesi dell’America Trattati di Libero Commercio come quelli firmati con le Repubbliche del Pacifico.
Gli Stati Uniti non si adeguano al fatto che il Brasile faccia parte del blocco conosciuto con l’acronimo di Brics e che sia uno dei membri della relativa Banca con sede in Shangai che si propone di concorrere con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale.

Come vede il degrado della democrazia in Brasile, con l’attività di settori della burocrazia di Stato (Pubblico Ministero, Polizia Federale, potere giudiziario) che agiscono stracciando la Costituzione, contestando senza fondamento il paese?

La campagna contro la corruzione, nei termini in cui viene portata avanti dal Procuratore generale Rodrigo Junot e dal giudice Sergio Moro, è, oggettivamente, per deprimere la Petrobras e le grandi imprese nazionali, tanto che nessuna delle imprese straniere è stata sottoposta ad indagine ed anch’esse sono certamente coinvolte nella corruzione di politici brasiliani. Allo stesso tempo si è creato un clima per il golpe freddo contro il governo della Presidente Rousseff, reso più stringente dalle manifestazioni del 2013 e da quelle contro la Coppa del Mondo. La strategia si è ispirata al manuale del Professore Gene Sharp intitolato “Dalla dittatura alla democrazia” usato per la preparazione di agitatori ed attivisti nelle Università americane e persino nelle Ambasciate degli Stati Uniti, per guidare le Ong tra cui Studenti per la Libertà ed il Movimento Brasile Libero, finanziati dai miliardari David e Charles Koch, sostenitori del Tea Party, come pure dia miliardari Warren Buffet e Jorge Paulo Lemann, proprietari dei gruppi Heinz Ketchup, Budweiser e Burger King, e soci di Verônica Allende Serra, figlia dell’ex governatore di São Paulo, José Serra, nella gelateria Diletto. Altre Ong sono sostenute dallo speculatore George Soros, che ha anche finanziato la campagna “Vieni in strada”.

Le istanze di carcerazione di esponenti di spicco del Pmdb e del Presidente del Senato, fatte dal Procuratore Generale della Repubblica possono destabilizzare lo Stato brasiliano?
I motivi forniti, che hanno diffuso ai media, non giustificherebbero rimedi tanto radicali da attingere tutta la linea successoria del governo brasiliano. L’obiettivo del PGR potrebbe essere di promozione personale, visto che tanto lui quanto il giudice Sergio Moro agiscono, in pratica, per deprimere ancora di più tutto lo Stato brasiliano, come se fossero al servizio di interessi stranieri.
E non solo deprimere lo Stato brasiliano. Vanno molto più lontano nei loro obiettivi antinazionali.
I sospetti sollevati contro l’industria di sottomarini, dove si costruisce anche il sottomarino nucleare, tutti con trasferimento al Brasile di tecnologia francese, consentono di percepire l’intuito di smontare il programma di riarmo delle Forze Armate, ripreso dal Presidente Lula e continuato dalla Presidente Rousseff. Ed è molto probabile che, successivamente, il bersaglio sia la produzione di jet con trasferimento di tecnologia dalla Svezia, che gli Stati Uniti non fanno, come nel caso del sottomarino nucleare. E’ necessario ricordare che, dal governo Collor de Mello, e soprattutto durante la gestione del Presidente Ferdinando Henrique Cardoso, il Brasile è stato virtualmente disarmato, l’Esercito non aveva neanche risorse per alimentare le reclute, ed è stata smantellata l’industria bellica che il Governo del Generale Ernesto Geisel aveva incentivato, dopo la rottura dell’Accordo Militare con gli Stati Uniti, nella seconda metà degli anni ’70.

Lei ritiene che dietro la campagna per rovesciare il Governo della Presidente Dilma Rousseff ci siano gli Stati Uniti?
Ci sono indizi forti che il capitale finanziario, perché è questo, che Wall Street e Washington abbiano sostenuto la crisi politica ed istituzionale, acuendo una feroce lotta di classe in Brasile. E’ accaduto qualcosa di simile quando il Presidente Getulio Vargas denunciò nella sua lettera-testamento, prima di suicidarsi, nel 24 agosto 1954:”La campagna sotterranea dei gruppi internazionali si è alleata a quella di gruppi nazionali che si sono ribellati al regime di libertà e garanzia del lavoro”. Molto denaro è stato speso per la campagna dell’impeachment. E l’influenza degli Stati Uniti traspare nei vincoli del giudice Sergio Moro, che conduce il processo Lava-jato.
Nel 2007 ha tenuto corsi nel Dipartimento di Stato americano. L’anno dopo, nel 2008, ha trascorso un mese in un programma speciale di formazione nella Scuola di Diritto di Harvard, con la sua collega Gisele Lemke. E, nell’ottobre 2009, ha partecipato alla Conferenza su:”I crimini da illecito finanziario”, promossa a Rio de Janeiro dall’Ambasciata degli Stati Uniti. L’Agenzia Nazionale di Sicurezza (NSA), che ha monitorato le comunicazioni della Petrobras, ha scoperto il verificarsi di irregolarità e corruzione di alcuni militanti del PT e, probabilmente, ha passato informazioni sul cambiavalute nel mercato nero Alberto Yousseff, ad un delegato della Polizia Federale ed al giudice Sergio Moro di Curitiba già formato in azioni multi-giurisdizionali e pratiche d’investigazione, anche con dimostrazioni reali (come preparare testimoni a denunciare terzi). Non immotivatamente il giudice Sergio Moro è stato eletto dalla rivista Time uno dei dieci uomini più influenti del mondo.
Ha diretto l’operazione Lava-jato, coadiuvato dal Procuratore Generale della Repubblica, Rodrigo Janot, come fosse un reality show, senza alcuna discrezione, dispensando selettivamente informazioni ai media, sulla base di delazioni ottenute sotto minaccia e coercizione, e prigionia illegale, con l’obiettivo di macchiare ed incriminare soprattutto l’ex Presidente Lula. E la campagna continua.

Dove si vuole arrivare?

Lontano. Fino a colpire tutto il Brasile come nazione. E da lì si preannuncia una campagna contro l’industria bellica, a partire dalla costruzione di sottomarini con tecnologia trasferita dalla Francia, unico paese che è stato d’accordo nel farlo, fino ad arrivare alla costruzione di jet con tecnologia svizzera ed altre industrie. Queste iniziative dei Presidenti Lula e Rousseff hanno colpito e colpiscono gli interessi degli Stati Uniti la cui economia si sostiene in larga parte con l’esportazione di armi. Nonostante la pressione di Washington il Brasile non ha acquistato i jet F-A/18 Super Hornets dalla Boeing, il che ha contribuito, insieme agli ordini da parte della Corea del Sud, acché il Brasile chiudesse la sua base a Long Beach, California. La decisione della Presidente Rousseff di optare per i jet della Svezia, ha rappresentato un duro colpo nella Divisione Difesa della Boeing, con la perdita di un contratto del valore di 4,5 miliardi di dollari. Questi ed altri fattori hanno contribuito ad armare un golpe in Brasile.

E qual è la prospettiva?
E’ scura. Il Governo provvisorio di Michel Temer non ha legittimità, è impopolare e, da quel che sembra, non durerà fino al 2018. E’ debole. Non accontenta greci e troiani. Ed anche se il Presidente provvisorio Michel Temer non riuscisse ad ottenere il voto dei 54 senatori per rendere effettivo l’impeachment, sarà molto difficile che la Presidente Dilma Rousseff riesca a governare con un Congresso, in gran parte corrotto, e con un Superior Tribunal Federal compromesso per il modo sventurato di comportarsi di alcuni suoi componenti, apertamente politico-partitario. Nuove elezioni, quindi; credo che soltanto le Forze Armate, i cui comandi di Esercito, Marina ed Aeronautica finora sono immuni ed esenti, possano organizzare e presidiare il processo. Forse soltanto le elezioni possono impedire che lo Stato brasiliano sia smantellato, in questo clima di inquisizione, creato e mantenuto nel paese, con l’appoggio dei media corporativi, di componenti del potere giudiziario, come se fossero al di sopra di ogni sospetto. E non lo sono. Non sono Dei dell’Olimpo.

NOTE:

Fonte: blog di Leonardo Boff (www.leonardoboff.wordpress.com) Traduzione di: Simona Bottoni


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