«Torneremmo in Ucraina solo da conquistatori»: A. Zakharchenko, capo dei separatisti «Torneremmo in Ucraina solo da conquistatori»: A. Zakharchenko, capo dei separatisti
“Combattente”. “Separatista”. È così che vuole essere chiamato Alexander Zakharchenko, il presidente dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. Quarant’anni, ex elettricista, è il leader dei... «Torneremmo in Ucraina solo da conquistatori»: A. Zakharchenko, capo dei separatisti

“Combattente”. “Separatista”. È così che vuole essere chiamato Alexander Zakharchenko, il presidente dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk. Quarant’anni, ex elettricista, è il leader dei separatisti filorussi che combattono contro quella che definiscono “la giunta” di Kiev: il governo ucraino post-Maidan, che considerano illegale e illegittimo. Siamo i primi giornalisti a parlare con lui da quando, un anno fa, concesse l’ultima intervista ai colleghi tedeschi di Der Spiegel, e quando ci accoglie nel suo ufficio, inizia a squadrarci con gli occhi verdi, dello stesso colore della mimetica che indossa, sulla quale, sebbene tutti qui lo considerino un eroe di guerra, non porta né medaglie, né mostrine. Che Zakharchenko alla scrivania preferisse le barricate, del resto, era apparso chiaramente sin dall’aprile del 2014, quando con altre sei persone occupò il palazzo del governo nel centro di Donetsk, dando il via alle rivolte per chiedere lo svolgimento di un referendum che sancisse l’annessione del Donbass alla Russia. Rivolte che si sono trasformate presto nel conflitto di cui lui stesso porta ancora sulla pelle le cicatrici. Ferito più volte durante gli scontri, resta, infatti, uno dei principali protagonisti di questa guerra, tanto sul campo, quanto al tavolo delle trattative con le grandi potenze internazionali.

La guerra nel Donbass va avanti da due anni. L’hanno definita “guerra ibrida”, “guerra speciale”. C’è speranza di risolvere le tensioni nel quadro degli accordi di Minsk, o dobbiamo aspettarci un “congelamento” del conflitto per i prossimi anni?

È difficile dare una risposta precisa a questa domanda, perché gli sviluppi della situazione sono difficilmente prevedibili. Un congelamento del conflitto conviene solo a Kiev: con la scusa del conflitto armato, infatti, loro possono giustificare gli errori politici, i fallimenti economici, e riciclare i soldi che ricevono dall’Ue. Per questo, credo che per trovare una soluzione al conflitto nel sud-est dell’Ucraina occorra, in primo luogo, un grande sforzo dell’Ue, che deve iniziare a fare pressioni su Kiev, affinché rispetti i punti degli accordi di Minsk. Se questo non accadrà, il conflitto potrà svilupparsi in una fase più acuta ed aggressiva. Questo non è un territorio favorevole ad un congelamento di un conflitto per molto tempo: non siamo la Transnistria, né la Jugoslavia.

A proposito, perché a più di un anno dalla firma di questa intesa, alcuni dei suoi punti fondamentali, come le riforme costituzionali e le elezioni, stentano ad essere implementati?

A Kiev non conviene cambiare la Costituzione. Il potere centrale, infatti, ora si trova nelle mani di un pugno di persone, e cambiare la Costituzione concedendo autonomie alle regioni, si tradurrebbe, per loro, in una perdita di potere. La cerchia che “mangia” a Kiev controllando i flussi finanziari, sparirebbe: per questo la Costituzione, Kiev, non la cambierà mai.

Stiamo andando, quindi, verso un Minsk 3?

Per trasformare Minsk 2 in un Minsk 3 serve innanzitutto che la situazione sul campo peggiori. Perché io sono convinto che peggiorerà? Glielo spiego: il 90% della produzione ucraina di carbone si trova nel Donbass. Ora, il 70% della nostra produzione e di quella ucraina, è paralizzato. Allo stesso modo il 70% dell’indotto dell’industria chimica si trova qui. Tutto questo, insieme, costituisce il 35% del Pil dello Stato. Per evitare che l’Ucraina finisca in bancarotta entro il prossimo anno, quindi, il presidente Petro Poroshenko è obbligato a risolvere la situazione nel Donbass. E visto che non vuole risolverla sul piano politico, l’unica alternativa che ha è usare la forza e provocare una nuova escalation del conflitto. Ebbene, se decidessero di usare la forza, Donetsk diventerebbe la nuova capitale dell’Ucraina.

Quindi vi aspettate un’offensiva massiccia da parte di Kiev?

La tregua viene rispettata in pochissime aree. Per il resto, è in corso una vera e propria guerra di posizione. Soltanto nelle ultime 24 ore abbiamo registrato 103 violazioni del cessate il fuoco. Per avere un termine di paragone, all’apice dei combattimenti a Debaltseve, i bombardamenti erano 120. Sulla base di questi dati, in accordo col Comandante in capo delle Forze Armate, ci aspettiamo un attacco massiccio da parte dell’esercito ucraino, in qualsiasi momento.

E se, invece, il governo ucraino vi concedesse una larga autonomia, sareste disposti a tornare sotto il governo centrale?

C’è un buon vecchio detto russo che dice: “Se la nonna diventasse nonno”. Prima di tutto bisogna fare una considerazione: in due anni di guerra, è stato versato un fiume di sangue, ed il sangue, non è acqua. Non si lava via facilmente. Per cui, ora, possiamo rapportarci con l’Ucraina solo come buoni vicini di casa, chiedendo innanzitutto al governo ucraino di liberare l’area della Repubblica Popolare di Donetsk che si trova attualmente sotto il loro controllo. Se mi aveste posto questa domanda nel 2014, vi avrei risposto come avevo risposto ai giornalisti spagnoli: vogliamo la federazione. Adesso, invece, parliamo solo di rapporti di buon vicinato. Fra un anno parleremo, invece, della capitolazione di Kiev, e questa capitolazione la tratteremo a Leopoli. Qui giudicheremo i criminali di guerra come Yatsenyuk, Turchinov, i generali che davano ordini criminali, i militari che li eseguivano, i media ucraini che mentivano su questa guerra, e saremo noi ad organizzare il processo militare.

E quali sono i crimini per cui sarà necessario questo processo?

Se al vostro vicino muore la figlia di nove mesi, voi lo considerate come un crimine grave? Se ad un miliziano muore la madre col fratello a causa di un mortaio, lo considerate un crimine grave? Se ad una madre muoiono davanti agli occhi i due figli di tre e nove anni, lo considerate un crimine grave? Se dalle fosse vengono rinvenuti i cadaveri di donne incinte ammazzate e legate col filo spinato e con i segni delle torture sul corpo, è un crimine grave? Se i nostri ostaggi ci vengono consegnati con le mani e le gambe tagliate, lo considerate un crimine grave? E mi chiedete anche se siamo disposti a tornare in Ucraina. Sì, siamo pronti: dobbiamo solo decidere su quale mezzo corazzato ci arriveremo.

Lei è stato uno dei protagonisti delle rivolte filorusse dopo Maidan. Una rivoluzione che l’ex premier ucraino Mikola Azarov ha definito un “golpe targato Obama”. Cosa ne pensa?

Sono d’accordo, l’ho sempre detto anche io che è stata una rivoluzione foraggiata dai soldi degli Stati Uniti. E lo confermo anche ora. Se ogni volta gli Yankee non ficcassero il loro lungo naso ovunque, ci sarebbe più pace sul nostro pianeta.

Con che prove lo afferma?

Portami per favore il fucile, l’M4 (il soldato di guardia alla porta entra in una stanza adiacente, torna e mi consegna nelle mani un fucile americano modello M4, ndr). Gli stessi americani non hanno mai nascosto di aver investito 5 miliardi di dollari per l’Ucraina. Quello che ha in mano è un fucile americano modello M4. È un trofeo di guerra, catturato nella battaglia per l’aeroporto di Donetsk. Guardi, è leggerissimo, anche i bambini combatterebbero con questo”.

Finanziano anche i battaglioni nazionalisti?

Sono i servizi segreti e gli oligarchi a controllare Praviy Sektor, Azov, Aidar, Kievskaja Rus, Santa Maria, Shashtersk, Tornado, Donbass, Dnipro. Ora ditemi, pensate che la Ferrari sia una buona auto? Che sia di moda avere una Ferrari?

Certamente sì.

Ecco, così gli oligarchi ambiscono ad avere un battaglione. Ferrari uguale battaglione: hanno anche lo stesso prezzo. Mi spiego meglio: se stiamo trattando l’acquisto del vostro oro e voi avete due battaglioni, ed io solo uno, io pagherò il doppio del prezzo dovuto. Ma se io avessi avuto due battaglioni e voi soltanto uno, avrei preso il vostro oro gratis. L’Ucraina si sta frammentando in principati governati da oligarchi, come quello di Kolomoiskij a Dnipropetrovsk, e per difendere questi territori vengono formati e addestrati i battaglioni che una volta acquisita esperienza in guerra, vengono usati per difendere gli interessi economici di queste persone.

Ma Euromaidan non era una rivoluzione contro gli oligarchi?

Noi eravamo contro gli oligarchi, ci siamo ribellati e li abbiamo cacciati. Abbiamo detto di essere contro la corruzione. Anche Maidan l’ha detto. Solo che i nostri corrotti sono in galera, ed i loro alla Verkhovna Rada (il Parlamento ucraino, ndr). Abbiamo promesso che ci saremmo ripresi i territori sottratti, e li stiamo riprendendo, mentre l’Ucraina svende la sua terra agli americani.

Vi hanno accusato di combattere per conto di Mosca. Ma Mosca non sembra essere interessata ad una annessione delle vostre regioni separatiste, che significherebbe di fatto la fine dell’influenza russa in Europa orientale. Per chi combattete questa guerra, allora?

La Russia è la nostra patria. Io sono nato nell’URSS. Non riconosco l’Ucraina, la Russia e il Kazakhstan come governi autonomi. Quindi, che Mosca abbia interesse o meno, la nostra patria è una e unica. E Mosca non rappresenta tutta la Russia.



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