La transizione agraria della Bolivia: identità e conflitto sotto il governo di Evo Morales La transizione agraria della Bolivia: identità e conflitto sotto il governo di Evo Morales
Nel giro di pochissimo tempo Evo Morales, Presidente boliviano e già leader del MAS (Movimiento al Socialismo), ha saputo dimostrare le sue solide capacità... La transizione agraria della Bolivia: identità e conflitto sotto il governo di Evo Morales

Nel giro di pochissimo tempo Evo Morales, Presidente boliviano e già leader del MAS (Movimiento al Socialismo), ha saputo dimostrare le sue solide capacità politiche affrontando e scontrandosi con le grandi compagnie statunitensi, che mantenevano il controllo sulle risorse di gas e petrolio boliviano, sancendo la nazionalizzazione dei giacimenti, il raddoppio dei salari minimi e la legalizzazione della foglia di coca1. L’obiettivo di Morales era quello di riformare lo stato boliviano in modo da attribuire più potere ed opportunità al suo popolo. L’apice viene raggiunto nel gennaio del 2009 con l’approvazione della nuova costituzione dello stato plurinazionale di Bolivia. Si tratta di una nuova costituzione che riconosce ufficialmente le minoranze indigene del paese e attribuisce loro l’autonomia amministrativa necessaria alla loro tutela.

Ma l’attenzione maggiore che viene rivolta alla politica di Morales riguarda la riforma agraria annunciata poco dopo l’elezione del 2006 e le conseguenze riscontrate nel corso dei rinnovati mandati. Parlando di riforma agraria, infatti, non è possibile limitare il suo significato ad un semplice processo di redistribuzione della terra, ma è necessario analizzare e comprendere quelli che sono i processi di ristrutturazione socio – economica, culturale e giuridica che vi sono dietro. Infatti, identificare la riforma agraria come parte di un più ampio processo di trasformazione sociale permette anche di comprendere il modo in cui i rapporti di potere vengono conseguentemente riorganizzati.

Prima di analizzare la recente storia agraria della Bolivia sotto la presidenza Morales, è necessario tracciare un breve excursus partendo dalle origini della questione agraria. La prima riforma agraria in Bolivia si è avuta nel 1953, realizzata sotto la presidenza di Victor Paz Estenssoro, ed è stata strettamente correlata all’espansione dei sindacati contadini, i quali diverranno in seguito il punto di congiunzione delle relazioni politiche tra lo stato e le società contadine.

I diversi gruppi indigeni della Bolivia strinsero alleanze tra loro per la formulazione di una comune domanda per la terra. La lotta per i territori ha notevolmente modificato le relazioni tra i gruppi indigeni e lo stato in un processo politico che in parte ha reso omogenee le diversità culturali. Victor Paz Estenssoro ha lanciato una riforma agraria piuttosto radicale, espropriando i grandi proprietari terrieri della regione andina e distribuendo la terra ad ex lavoratori agricoli che avevano vissuto in condizione di lavori forzati sulle haciendas. È questo il momento in cui gli indigeni hanno trasformato la loro identità di lavoratori senza terra in contadini. La riforma del 1953 creò sette categorie di diritti della terra corrispondenti alle classi sociali che erano in fase di ricostruzione. Vi erano tre forme di proprietà che riguardavano i contadini, peasants, e i gruppi indigeni: “solar campesino”, “small property” e “communal property”.

Le restanti quattro categorie, invece, favorivano la logica di mercato e beneficiavano principalmente i singoli grandi proprietari terrieri e le imprese prevalentemente presenti nelle pianure della Bolivia. Tra il 1953 e il 1993 sono stati distribuiti più di due milioni di ettari di terra a 50.0002 beneficiari, costituiti in prevalenza da coloni andini e contadini bianchi. Nei decenni successivi è cresciuta sempre di più la mobilitazione per la terra da parte di contadini ed indigeni. Nel 1994 è stata deliberata una riforma costituzionale che definiva la Bolivia una Repubblica multietnica e pluriculturale; due anni dopo è stato istituito l’Instituto Nacional de Reforma Agraria con la legge INRA, il cui obiettivo, in un primo momento, era stato quello di creare le condizioni per un mercato della terra che permettesse l’assegnazione dei terreni alla popolazione contadina, eliminando le restrizioni relative al possesso. Ma soprattutto l’INRA voleva modernizzare il processo fondiario in Bolivia, rafforzando i diritti comunitari delle organizzazioni tradizionali, titolando le cosiddette terre comunitarie di origine, TCO (Tierras Comunitarias de Origen), cioè quelle terre appartenenti alle aree geografiche dei popoli e delle comunità indigene originarie, a cui hanno accesso e dove mantengono e sviluppano le loro forme di organizzazione economica, sociale e culturale per garantirsi la sopravvivenza.

La riforma agraria del 1953 e le sue successive modifiche hanno esercitato una forte influenza sulle tensioni politiche che dal 2006 attraversano il governo del presidente Morales. Eletto grazie ad un’alleanza politica tra le principali organizzazioni indigene e contadine, il nuovo governo sin da subito si è trovato ad affrontare la sfida di resistere alla forte opposizione della agro-industria e dei ricchi proprietari terrieri. Pochi mesi dopo l’elezione è stata emanata la cosiddetta Ley de Reconducciòn Communitaria de la Reforma Agraria, la nuova riforma agraria, il cui obiettivo era quello di redistribuire la terra per almeno 11 milioni di ettari della nazione andina ai contadini, alle comunità indigene e ai boliviani, con lo scopo di andare a colpire soprattutto chi avesse acquisito le terre in maniera fraudolenta e chi fosse stato responsabile di evasione fiscale, combattendo la povertà nelle zone rurali ed incrementando la funzione produttiva delle terre. Ciò su cui si puntava era la funzione economica e sociale del territorio, partendo dalla premessa che la terra doveva soddisfare molteplici funzioni.

Questa nuova riforma rappresentava in sostanza una rivisitazione ed un ampliamento della legge INRA3 ed è stata principalmente utilizzata come strumento per espropriare i terreni nel caso in cui questi non fossero stati utilizzati secondo i criteri della funzione economica e sociale prevista dalla legge stessa. Tale riforma ha avuto un ruolo importante nell’unificare le fazioni indigene e contadine. Più del 60% della terra assegnata, infatti, è stata distribuita e regolarizzata come TCO, mentre poco meno del 25% è stato redistribuito a contadini e coloni sotto piccole proprietà individuali o comuni. Questo evidente squilibrio a favore delle popolazioni indigene di pianura, che il governo Morales in un primo momento non è riuscito a sanare, è stato dovuto anche alle complesse pratiche burocratiche.

Infatti, Il processo di regolarizzazione delle piccole proprietà ha coinvolto 150.000 beneficiari legali, a fronte dei 160 nel caso delle terre comunitarie di origine. Il grande cambiamento relativo all’allocazione della terra che l’amministrazione Morales è riuscito a portare avanti è stato la creazione e la parziale redistribuzione di più di 15 milioni di ettari di terra, fiscal land4, appartenenti formalmente ai latifondisti orientali, che non soddisfavano la loro funzione economica e sociale. Questo processo di redistribuzione di grandi quote di terra cela significati simbolici e strettamente legati al raggiungimento di determinati obiettivi politici. Infatti una buona parte della terra è stata assegnata a popolazioni andine e migranti per lo più in Quechua e Aymara, creando così nuovi insediamenti per rispondere alla crescente domanda tra i migranti andini e alle molteplici rivendicazioni territoriali da parte degli agricoltori indigeni.

Tuttavia, qualche anno dopo le riforme del 2006, i migranti andini e in generale i contadini risultavano essere insoddisfatti della distribuzione della terra operata da Morales, a causa delle forti discrepanze riguardanti la natura e il ritmo del processo di registrazione che hanno acuito il malcontento tra una parte dei contadini delle zone rurali, ritenendo ingiusta la distribuzione delle terre regolarizzate come TCO, considerate i nuovi latifondi della Bolivia.

Come sottolineato precedentemente, le problematiche del territorio celano e riflettono in realtà le tensioni tra lo stato e le organizzazioni politiche della società civile. La costituzione del 2009 non solo ha notevolmente aumentato il peso politico del MAS, facilitando la realizzazione della riforma agraria, ma ha protetto entrambe le concezioni di proprietà della terra, privata e comune. Inoltre con alcune modifiche ha ridotto l’area massima della proprietà della terra da 50.000 a 5000 ettari ed ha modificato il concetto di TCO, convertendolo nella nuova categoria di TIOC, Territorio Indìgena Originario Campesino; variazione che include diverse dimensioni e categorie sociali che rappresentano una sfida per le diverse coalizioni di contadini e organizzazioni indigene coinvolte. Sulla base di questa conversione in TIOC, si ha una maggiore permeabilità dell’accesso territoriale ai diversi gruppi indigeni e non indigeni a cui si fa riferimento come “indigena”, “originario” e “campesino5”. In questo modo la ridefinizione dei confini etnici che emerge dalle strategie di accesso alla terra si manifesta a livello di politica nazionale.

Con la costituzione del 2009 si è voluto spostare l’attenzione sul concetto di interculturalità con lo scopo di andare oltre le principali categorie indigene etniche, creando una categoria più ampia che non prevede restrizioni territoriali e che sia aperta a molteplici comunità etniche. Il discorso pluralistico del governo Morales sostiene dunque una concezione comune della proprietà della terra e supporta la manutenzione e la protezione delle TCO e delle TIOC. La creazione di TIOC come territori culturalmente permeabili è una risposta parziale da parte del governo alle richieste dei contadini, nonostante la conversione da TCO a TIOC risulti inaccettabile per molte organizzazioni indigene native, poiché le funzioni sociali e ambientali del territorio sono basate su concetti e pratiche indigene che implicano distinzioni socio – culturali fondamentali tra indigeni e non indigeni, al fine di proteggere sovranità territoriale della popolazione indigena. Molti esponenti politici si sono dimostrati contrari all’aggiunta delle parole “originario” e “campesino” proprio perché questo ha aperto e favorito la possibilità per i migranti di prendere il controllo del territorio. Questo conflitto sul processo di distribuzione della terra potrebbe essere inteso quindi come il risultato di interessi in competizione per la creazione di nuove entità politiche autonome in grado di scalare la vetta nell’arena decisionale.

In conclusione la riforma del 2006 di Morales ha dapprima spostato il potere dai gruppi oligarchici alle organizzazioni di indigeni e contadini che vivevano negli stessi spazi; in un secondo momento invece le prospettive di una nuova apertura per la distribuzione della terra hanno portato a conflitti interni e lotte di potere sulla questione agraria. Le aspirazioni dei gruppi indigeni e contadini in materia di autonomia e possesso della terra stanno diventando sempre più conflittuali, grazie anche al fatto che i criteri etnici di accesso alla terra hanno guadagnato considerevole importanza dopo l’approvazione della nuova costituzione del 2009. La tradizionale opposizione tra i ricchi proprietari terrieri nelle pianure e la massa di contadini, coloni e indigeni ha lasciato il posto ad una nuova arena di scontro in cui indigeni e contadini sono i nuovi protagonisti delle dinamiche politiche boliviane. Inoltre, il processo di configurazione di stato “plurinazionale” è si è dimostrato parecchio impegnativo, aumentando la tensione attorno alla riforma agraria.

È innegabile che la presidenza Morales abbia tracciato negli anni un segno profondo e abbia portato la Bolivia sulla strada del cambiamento, volto all’integrazione delle popolazioni indigene e contadine nella società, ma attualmente il Paese sta vivendo un momento delicato. Dieci anni di governo del MAS hanno cambiato la Bolivia, ma non hanno risolto completamente tutti i problemi. Il discorso delle identità indigene, infatti, resta un punto cruciale sul quale il presidente Morales dovrà continuare a lavorare, se non vorrà perdere consensi entro la fine del suo ultimo mandato.

NOTE:

1. Evo Morales è il leader di un movimento sindacale di . coltivatori di coca, cocalero boliviani, i quali contrastano l’intenzione degli Stati Uniti di sradicare le coltivazioni di coca nella Bolivia centro – orientale.
2. P. Bottazzi, S. Rist, Changing land rights means changing society: the sociopolitical effects of agrarian reforms under the government of Evo Morales, Journal of Agrarian Change, 2012.
3. La “Ley de Reconducciòn” ha abolito un emendamento della legge INRA, n. 2064 del 3 aprile 2000, che permetteva ai proprietari terrieri di adempiere alla funzione socio – economica delle loro terre semplicemente pagando una tassa sulla proprietà.
4. Letteralmente “fiscal land” si riferisce alla terra posseduta dallo Stato.
5. La nuova Costituzione all’art. 30 definisce “indigena”, “originario” e “campesinos” tutta la collettività umana che condivide un’identità culturale, una lingua, una tradizione storica, istituzioni, territorialità e una visione del mondo di cui l’esistenza è precedente all’invasione coloniale spagnola.


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