Brasile e petrolio: tra il caso Petrobras e potenziali di crescita Brasile e petrolio: tra il caso Petrobras e potenziali di crescita
La locomotiva brasiliana si è fermata. Stretta tra crisi economica e instabilità politica. La produzione petrolifera è stata uno dei macroimpulsi cruciali nel promuovere... Brasile e petrolio: tra il caso Petrobras e potenziali di crescita

La locomotiva brasiliana si è fermata. Stretta tra crisi economica e instabilità politica. La produzione petrolifera è stata uno dei macroimpulsi cruciali nel promuovere la crescita non solo economica ma anche sociale del Brasile. L’inchiesta sullo scandalo Petrobras ha messo in discussione gli equilibri di potere nella “Cina” latina.

Il processo di crescita e di modernizzazione del Brasile è sempre stato indicato come un modello di riferimento per i Paesi in via di sviluppo. Eppure, la locomotiva brasiliana si è fermata. Il paese sta attraversando un periodo di profonda incertezza politica ed economica. Nonostante le Olimpiadi di Rio sarebbero dovute essere la dimostrazione internazionale della potenza brasiliana, esse hanno mostrato le debolezze strutturali di un paese ricco di ambiguità e contraddizioni. L’inchiesta sullo scandalo Petrobras, unita agli effetti negativi della crisi economica, sembrano aver temporaneamente affossato la “Cina” dell’America Latina. Per ricostruire la parabola del paese bisogna concentrarsi sul petrolio. L’oro nero è la metafora dell’ascesa e della caduta dell’economia brasiliana.

Uno dei macroimpulsi centrali per la crescita economica brasiliana è stata la produzione e l’esportazione di materie prime e dei loro derivati. Osservando i trend del PIL in Brasile tra il 1982 e il 2015 (Figura 1), si possono individuare tre maggiori trend. (i) Una costante crescita tra il 1982 e il 2002. (ii) Un’impennata del GDP dal 2003 al 2012, con un leggero rallentamento nel biennio 2009-2010 a causa della crisi finanziaria internazionale. (iii) Una caduta del valore del PIL tra il 2012 e il 2015. Analizzando invece l’evoluzione del PIL attraverso la percentuale di cambiamento annuale (Figura 2), non si può identificare una continuità nella sua traiettoria. Il dato più importante che si può estrarre è la costante crescita del PIL tra il 2004 e il 2008, che è stata attorno al 5% annuo. La crescita economica brasiliana non ha solo significato il vertiginoso incremento del PIL ma anche il miglioramento delle condizioni economiche-sociali di milioni di brasiliani poveri. A partire dal 2002 il livello di povertà assoluta – definita come la percentuale di persone con un’entrata giornaliera di meno di due dollari – è diminuita di circa il 12%. Allo stesso modo, il livello di povertà relativa – definita come la percentuale di persone che vivono con un’entrata giornaliera del 50% minore rispetto alla media nazionale – è caduta del 25% tra il 2002 e il 2013 (Figura 3).

Figura 1: Tren del PIL brasiliano tra il 1982 e il 2014

grafico-1

Grafico elaborato dall’autore, fonte: World Bank Database

Grafico 2: Crescita percentuale annua del PIL in Brasile 1982-2014

grafico-2Grafico elaborato dall’autore, fonte: World Bank Database

Grafico 3: Trend dei livelli di povertà in Brasile 1995-2013

grafico-3

Fonte: OECD Economic Surveys Brazil, 11/2015, p. 34

Per capire il valore dell’esportazioni e del conseguente indotto delle materie prime per l’economia brasiliana bisogna studiare la percentuale che essa rappresenta rispetto al PIL totale. Come si evince chiaramente dal grafico 4, uno dei motori trainanti del boom economico brasiliano negli anni 2000 è stato il petrolio. La sua incidenza sul PIL totale è aumentata vertiginosamente a partire dal 1999, un incremento costante che ha raggiunto il suo picco proprio negli anni 2000. Tra il 2003 e il 2006 le rendite derivanti dal petrolio hanno prodotto circa il 3% del PIL totale del Brasile. Il grafico 5 riporta il prezzo del petrolio al barile tra il 1980 e il 2015. La caduta del prezzo mondiale del petrolio ha significato una perdita gravissima per l’intera economia brasiliana. Per intendersi, il giacimento più importante per l’estrazione di petrolio in Brasile è Pré-Sal, il quale, per essere redditizio, deve competere in un mercato in cui il prezzo al barile sia di almeno 70 dollari. Il crollo del valore mondiale dell’oro nero quindi ha aggiunto un danno reale all’economia brasiliana, già penalizzata dalla crisi della domanda cinese e dal calo degli investimenti esteri.

Grafico 4: Percentuale di incidenza del petrolio e delle risorse naturali sul Pil in Brasile 1982-2012

grafico-4

Grafico elaborato dall’autore, fonte: World Bank Database

Grafico 5: Trend del prezzo del petrolio al barile 1980-2014

grafico-5

Eike Batista, simbolo dalla favola brasiliana

La storia di Eike Batista sembra riassumere efficacemente la traiettoria economica del Brasile. Batista è stato uno degli uomini più ricchi del mondo, inserito all’ottava posizione nella classifica 2010 dei milionari della rivista Forbes, è stato stimato possedere un patrimonio di 30 miliardi di dollari nel 2012 ma nel 2014 ha ammesso pubblicamente di avere un debito di un miliardo di dollari. Come e’ possibile che questo self-made man miliardario brasiliano abbia perso in due anni una ricchezza di 30 miliardi di dollari? L’ascesa e la discesa dell’avventura imprenditoriale di Batista e’ legata direttamente al petrolio. Agli inizi degli anni ’80, dopo studi metallurgici, si reca in Amazzonia per sfruttare l’uso di macchinari per la ricerca e l’estrazione dell’oro. Nel 1983 acquista una piccola società, quotata nella borsa canadese, di estrazione e commercio di materie prime, arrivando in pochi anni a possedere un’azienda dal valore di 1,7 miliardi di dollari con interessi in diverse nazioni. Nel 2002 vende la sua società per meno di 875 milioni di dollari. La svalutazione e’ dovuta a degli investimenti sbagliati fatti dalla compagnia in Grecia, Russia e Repubblica Ceca che gli causano perdite milionarie.

Per risollevarsi dalle ceneri, Batista intravede nel nuovo boom economico brasiliano un’opportunità di business. Tra il 2001 e il 2002 crea e, successivamente, vende allo stato due società. La prima di termodinamica e la seconda di produzione del ferro. Il colosso che renderà Batista miliardario e’ invece la OGX (Petròleo e Gàs Participacoes), specializzata nella ricerca e nella raffinazione di petrolio e gas. La strategia di mercato della OGX è, fin dall’inizio, particolarmente aggressiva. Nel 2007 si aggiudica il diritto di esplorazione per ventuno zone di ricerca offrendo il doppio di quanto messo a disposizione dai suoi competitori. L’anno successivo la OGX riesce a produrre barili di petrolio al costo di 145 dollari e annuncia la capacità potenziale dei loro impianti di fornire più di un milione di barili di petrolio al giorno per il 2019. L’ambizione di Batista e la sua confidenza nella crescita economica del Brasile lo spingono ad investire grandi quantità di denaro per finanziare la costruzione di un monumentale porto a Acu, a 400 km di distanza da Rio de Janeiro. Il progetto prevedeva di creare un centro per la raffinatura e il commercio dei derivati petroliferi in grado di incrementare radicalmente la produttività del gruppo OGX.

A partire dal 2008 la magistratura brasiliana inizia ad indagare su delle tangenti versate da Batista al governatore dello Stato di Amapà, Waldez Gòez, per la concessione di alcuni privilegi alle sue compagnie. Nonostante l’eco mediatico dell’investigazione, il caso giudiziario si chiude senza nessuna accusa. Il rallentamento dell’economia brasile e la caduta del prezzo del petrolio iniziano a innervosire gli azionisti e gli investitori stranieri che diminuiscono gli investimenti nelle compagnie di Batista. Il colpo di grazie è servito dal fondo di Abu Dhabi, Mudabala Development, che si ritira dalla EBX – il gruppo madre di tutte le aziende di Batista – chiedendo la liquidazione delle loro azioni per un valore di 1.5 miliardi di dollari1. La pressione finanziaria quindi toglie le basi di liquidità alle compagnie di Batista che, avendo investito una quantità immane di denaro, si trovavano a sopravvivere grazie alla leva fiscale. Come un palloncino, la EBX esplode sotto il peso dei debiti finanziari facendo perdere a Batista tutta la sua fortuna.

L’inchiesta Petrobras

Nel Marzo 2014 un gruppo di giudici brasiliani ha iniziato a investigare i rapporti tra il Partito dei Lavoratori e la compagnia petrolifera di stato Petrobras. L’accusa e’ che i dirigenti della Petrobras e delle principali aziende di costruzione (Btp) abbiano sviluppato un sistema di corruzione per cui la Btp avrebbe ottenuto appalti per la costruzione di piattaforme petrolifere gonfiando i costi di fabbricazione tra l’1% e l’3%. In cambio i partiti di governo avrebbero ricevuto finanziamenti illeciti per sponsorizzare le campagne elettorali e le tasche dei politici. I protagonisti coinvolti sono le aziende Camargo Corrêa, Oas, Utc-Constram, Odebrecht, Mendes Júnior, Engevix, Queiroz Galvão, Iesa Óleo & Gás e Galvão Engenharia e i rappresentanti di tre partiti, il Partito dei Lavoratori, il Partito del movimento democratico brasiliano (Pmdb), principale alleato del governo) e il Partito progressista (Pp, destra).

La principale conseguenza dell’inchiesta è stata la delegittimazione del partito dei lavoratori, che ha guidato il Brasile dal 2002. La Presidentessa Dilma Rouseleff è stato costretta a dimettersi nonostante non fosse direttamente coinvolta nell’indagine. Il delfino dell’ex Presidente Lula, infatti, ha immediatamente subito pressioni per lasciare la sua poltrona a causa della conoscenza che avrebbe avuto come Chairman della Petrobras e come Ministro dell’Energia (2003-2005) della corruzione sistemica nella gestione delle risorse pubbliche. Eppure, l’impecheament subito dalla Rousseff riguarda l’accusa di aver trasferito fondi pubblici dalle banche nazionali per finanziare politiche sociali sforando la spesa pubblica prevista dalla legge di bilancio. Quindi non è stata destituita per lo scandalo Petrobras. La figura politica che ha guidato la fronda giustizialista contro la Presidentessa Rouseleff è stata Eduardo Cunha. Paradossalemente, quest’ultimo non solo è stato trovato con un conto milionario in Svizzera ma è stato sospeso per otto anni da ogni carica politica a causa delle investigazione di corruzione e mazzette in cui è coinvolto. Secondo un articolo del New York Times il 60% dei parlamentari brasiliani che ha votato a favore dell’impechement della Rouseleff è stato indagato e accusato di corruzione. Quindi la Presidentessa Rouseleff è stata costretta a dimettersi non per essersi arricchita con il proprio potere. Anzi è stata accusata dagli stessi politici che hanno utilizzato la loro posizione per ingrossarsi le tasche.

Alcuni esponenti della sinistra internazionale parlano di un complotto per destituire il Partito dei Lavoratori. L’elité brasiliana e mondiale avrebbe sfruttato la crisi economica per distruggere il consenso intorno al partito di Lula e della Rousseff, che ha sempre goduto di un grande appoggio popolare. Lula ha vinto con il 46.4% le elezioni del 2002 contro il 23.3% del suo avversario José Serra. Alle elezioni successive nel 2010 Lula viene riconfermato con il 48.6% dei voti mentre nel 2010 il suo successore, Dilma Roussef, ha superato con il 46.9% i suoi oppositori. Nonostante un leggero calo delle preferenze, per la quarta volta consecutiva il Partito dei Lavoratori batte i suoi avversari con il 41.6% nel 2014. Sicuramente i governi del partito brasiliano di sinistra si sono guadagnati molti nemici sul piano internazionale a causa delle loro politiche di nazionalizzazione e semi-nazionalizzazione delle risorse naturali. Per esempio, la contestata Petrobras, fondata nel 1953, è stata parzialmente privatizzata duranti gli anni ’90 ma Lula nel 2007 ha iniziato una campagna propagandista per riportare il controllo della società nella mani dello stato. Inoltre, per evitare che lo sfruttamento degli immensi giacimenti di Pré-Sal finissero nelle mani di compagnie private, il governo di Lula ha ratificato nel 2007 una legge per cui la Petrobras avesse il monopolio dei diritti per esplorare e estratte petrolio dalla riserva di Pré-Sal.

Alcune autorevoli voci del mondo indipendente e accademico brasiliano mostrano ben più di un dubbio sulla natura dell’intero processo. Pedro Fassoni Arruda sostiene che dietro all’impechement ci sarebbero gli stessi poteri forti che appoggiarono il colpo di stato nel 1964. Allo stesso modo, Pablo Ortellado critica la conduzione mediatica della delegittimazione della Presidentessa Rouseleff. Il Prof. Sapelli ricorda che la storia politica moderna del Brasile è stata caratterizzata da una profonda frammentazione partitica per cui ogni Presidente ha dovuto governare accordandosi con una miriade di piccoli movimenti politici personalistici. L’appoggio esterno di cui necessita ogni governo alimenta la costruzione di un sistema di corruzione intrinseco alla società brasiliana. D’altro canto, altri esperti credono che l’azione dei giudici possa rafforzare la fiducia dei mercati e degli investitori nelle istituzione brasiliane. Sradicare gli ambigui legami che esistono tra i partiti e le compagnie potrebbe servire a rendere più stabile e sicuro il frame work giuridico, rinsaldando la certezza del diritto. Un messaggio del Brasile al mondo, i corruttori, chiunque siano, verranno puniti.

È recente la notizia che il parlamento brasiliano ha approvato con 292 su 393 una legge per abolire il monopolio della Petrobras sui giacimenti di Pré-Sal. Questo provvedimento sembra solo il primo passo di un progetto di privatizzazioni molto più ampio portato avanti dal Presidente Michel Temer. Con una decisa politica di liberalizzazione delle risorse naturali, il Brasile sembra offrire interessanti opportunità di business e di investimenti per numerose multinazionali. «Questo fenomeno tipico delle società capitalistiche oligopolistiche, è il fatto che la corruzione divenga visibile quando fattori di crisi nei rapporti tra politica ed economia sia a livello nazionale che internazionale, emergono rendendo gli attori capitalisti proprietari di imprese variegati protagonisti di dure lotte di spartizione delle spoglie esegui delle risorse di mercato. Di qui la collusione a svantaggio della competizione, pubblica o privata o mista, che quella collusione sia»2. Che l’inchiesta Petrobras sia mero complottismo o arguto intuito è difficile da capire. Sicuramente però il destino del Brasile, ancora una volta, passa dall’oro nero. Nel bene e nel male.

NOTE:

1. J. P. Spinetto, P. Millard and K. Wells, How Brazil’s Richest Man Lost $ 34.5 billion, 4/10/2013 Bloomerang; K. Blankfeld, Big Man in Brazil, Forbes 3/11/2010.
2. G. Sapelli, Dal Brasile all’Italia. I poteri forti dietro le inchieste pilotate sul petrolio, Il Sussidiario 7/04/2016 .


  • Nonno

    29/01/2017 #1 Author

    Caro Nicola, bella e chiara la tua analisi sul Brasile .L’esposizione con sintassi semplice in stile giornalistico e’ facilmente comprensibile. Bravo per il disegno dei grafici. Ho sempre pensato che Lula e Dialma con la loro storia fossero puliti da ogni accusa di corruzione. Tu lo confermi. Persone così all’inizio vengono tollerate, poi se non entrano nel sistema vengono fatte fuori.

    Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Solve : *
4 + 8 =