Tra le righe della visita di Ghannouchi in Italia Tra le righe della visita di Ghannouchi in Italia
Diritti umani, Democrazia, apertura dell’identità musulmana al mondo occidentale. Questi alcuni dei temi che sono stati toccati durante la visita di Rashid Ghannouchi, Presidente... Tra le righe della visita di Ghannouchi in Italia

Diritti umani, Democrazia, apertura dell’identità musulmana al mondo occidentale. Questi alcuni dei temi che sono stati toccati durante la visita di Rashid Ghannouchi, Presidente del partito politico tunisino Ennahda, al Senato della Repubblica italiana lo scorso 20 ottobre. Ennhada si traduce con “Rinascita” e le parole del Presidente hanno effettivamente mostrato un’inversione di tendenza non solo rispetto alla deriva autoritaria dei tempi di Ben Alì, ma anche e soprattutto nella convivenza tra Democrazia e Islam.

Ghannouchi al Senato: quale significato diplomatico?

Citando le parole di Ghannouchi, la transizione democratica tunisina è stato un successo dovuto alla collaborazione a tutti i livelli della società: l’impegno della società civile, testimoniato dal Premio Nobel per la Pace, quello dell’Esercito, che ha contribuito a mantenere la sicurezza, e quello della classe politica, che ha preferito la stabilità del paese alla lotta per il potere. Il partito Ennahda, a partire dal congresso  tenutosi ad Hammamet nel maggio 2016, ha preso una posizione importante. Ha deciso, infatti, di abbandonare la dawa, ovvero il messaggio religioso, re-inventandosi e allontanandosi dal concetto di Islam politico per avvicinarsi a quello di “Democrazia Musulmana”. «Definirsi il partito Democratico musulmano segna il passaggio da movimento inclusivo a partito politico per dimostrare di poter partecipare alla transizione democratica. […] Non ci definiamo Islam Politico, perché rischiamo di essere confusi con coloro che rifiutano la Democrazia e coloro che appartengono all’islam senza alcun merito. Non siamo neanche un partito di opposizione meccanica ma partecipiamo al governo con le altre forze politiche» –  a dimostrazione che dietro la scelta di un profilo laico, si nasconde l’opportunità politica di creare una grande coalizione con le altre forze politiche, necessaria per ottenere consensi. «Il 51% dei consensi è sufficiente per governare in un sistema democratico di lunga storia, mentre ora abbiamo bisogno del 76%. La sola maggioranza non basta, è necessaria anche un’ampia base di consensi. Appoggiare i Democratici in Tunisia significa sostenere la pace nella sponda Sud del Mediterraneo».

Il partito di Ghannouchi si ispira ai partiti di grande coalizione europei, come la Democrazia Cristiana. Proprio dall’Italia prende spunto, affermando che è tanto possibile unire Democrazia e Cristianità, quanto Democrazia e religione musulmana. In questo modo, la Sharia non diventa legge da seguire, quanto un insieme di valori da rispettare, non vincolanti. L’accenno alla storia politica italiana, in riferimento alla vicinanza culturale alla Democrazia Cristiana, è il tentativo di creare una sorta di connessione empatica tra l’Italia e La Tunisia. Corretto o sbagliato che sia trovare una filo conduttore tra i due partiti di ispirazione religiosa, il paragone tra la Democrazia Musulmana e quella Cristiana, anche se può sembrare superficiale, crea un legame simpatetico di fiducia. La Tunisia si rivela un alleato e tale vuole mostrarsi, un partner cruciale per l’Italia che più di tutti gli altri paesi dell’Europa meridionale risente degli effetti dell’instabilità politica della regione Nord-Africana.

L’importanza diplomatica della visita di Ghannouchi in Italia risiede nella richiesta di rafforzare la collaborazione tra i due paesi. Il sostegno italiano è significativo per la Tunisia, soprattutto in termini di risorse finanziarie e di investimenti. La Tunisia ha bisogno di aiuti concreti «c’è la speranza che il sostegno al modello democratico si trasformi in un sostegno reale» ha ribadito Ghannouchi al Senato. Il sostegno reale auspicato da Ghannouchi si traduce prima di tutto in supporto economico, dal momento che un’equa distribuzione delle risorse economiche e del lavoro è il vero antidoto alla frustrazione giovanile, causa di volenza e di estremismo. L’Italia sembra decisa a fornire gli aiuti richiesti, come affermato dal Ministro degli Esteri Gentiloni, confermando la partecipazione dell’Italia alla Conferenza di presentazione del Piano Quinquennale di Sviluppo del 29 e 30 novembre.

Centralità della Tunisia per la politica estera italiana

Il legame tra l’Italia e la Tunisia vanta una collaborazione  ventennale. Come sottolineato da Ghannouchi il 20 ottobre, Roma e Cartagine condividono le stesse radici storiche. Non stupisce ad esempio che per le strade della cittadina costiera di La Goulette, non troppo lontana dalla capitale, i muri delle case sono imbrattati di graffiti in italiano. Quella italiana è stata una delle comunità più grandi e influenti nel paese. Nonostante il tempo passi e le situazioni politiche cambino per entrambe le sponde, la Tunisia e l’Italia continuano a influenzarsi a vicenda.

Le ragioni di una tale comunione di intenti sono principalmente nascoste nella vicinanza geografica, che ha permesso di tessere importanti rapporti commerciali e industriali: già nel 1998, in Tunisia operavano 270 imprese con partecipazione italiana. La tessitura economica del nostro paese fatto di piccole e medie imprese lo rendeva e lo rende un partner ideale e sicuro per la Tunisia. Non sono bastati sette governi italiani e quattro presidenti tunisini perché i rapporti si affievolissero. Ancora oggi, secondo il Rapporto della Farnesina, l’Italia si conferma il secondo partner commerciale della Tunisia, con saldo in attivo e un interscambio bilaterale di 5 miliardi. Sempre secondo il Rapporto, le imprese italiane installate in Tunisia rappresentano quasi un terzo del totale delle imprese a partecipazione straniera e impiegano circa 60.000 persone. Il punto di forza dell’intesa commerciale è il rapporto paritario tra i due paesi, un continuo do ut des, sia in ambito industriale, dove ad esempio l’ “alta specializzazione settoriale dei giovani quadri tunisini rappresenta un valore aggiunto di crescita per le aziende italiane presenti sul territorio, sia nell’ambito della cooperazione dove le iniziative del Ministero italiano degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, «sono negoziate con il governo locale e rientrano negli obiettivi strategici dello stesso piano quinquennale varato dal governo tunisino»1. Nell’ambito della cooperazione italiana, la Tunisia rappresenta una priorità. A dimostrarlo è il portafoglio della cooperazione italiana che conta quasi 300 miliardi di euro.

I passi da fare perché la Tunisia attragga maggiori investimenti esteri sono ancora molti. La modernizzazione delle dogane e la Conferenza internazionale per gli investimenti Tunisia 2020, dove le autorità tunisine presenteranno ai propri partner internazionali il piano strategico di sviluppo quinquennale, che comprende crescita inclusiva e sviluppo sostenibile, sono ottime iniziative. Tuttavia, l’instabilità interna della Tunisia influisce non poco sull’attrazione degli investimenti. Ribadire, quindi, il proprio impegno per la stabilità politica e il mantenimento della democrazia nel paese, si inserisce nella strategia di Ghannouchi volta ad assicurare l’apertura del paese al mercato internazionale e la crescita sul piano interno.

A sua volta, molti sono i vantaggi che l’Italia trae dal sostegno al governo tunisino. Ad oggi, supportare la transizione democratica tunisina ha un’importanza strategica rilevante, per la stabilità del Mediterraneo e, di conseguenza, per la sicurezza europea. L’unicità del rapporto tra la Tunisia e l’Italia è che entrambi i paesi percepiscono le proprie sfide ugualmente cruciali. Questa percezione si evince dalla retorica usata da Ghannouchi durante il suo discorso, dove ha definito il terrorismo una questione globale il cui antidoto è quindi la collaborazione internazionale. Ora, in un contesto dove l’estremismo violento è una delle minacce percepite più importanti, tale da influenzare le politiche di immigrazione e di gestione dei rifugiati, assicurarsi la stabilità tunisina e incentivare delle politiche di maggiore inclusione sociale, soprattutto tra i giovani, diventa uno strumento di prevenzione efficace. A questo deve  aggiungersi che la Tunisia è un partner cruciale nelle trattative diplomatiche per la Libia, in quanto vigile sulla messa in sicurezza dei suoi confini e attenta alle eventuali infiltrazioni jihadiste nel paese.

Buone pratiche di armonizzazione delle politiche di Tunisia, Italia e Unione Europea

Il rapporto bilaterale tra la Tunisia e l’Italia si inserisce in un più ampio concerto di politiche con l’Unione Europea. La Tunisia è stato uno dei primi paesi, nel 1995, a firmare gli accordi per la Politica di Vicinato con l’Unione Europea, rimanendo da allora priorità per l’Unione Europea. Proprio la rinnovata Global Strategy dell’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, riafferma quanto per la sicurezza Europea e la prevenzione dei conflitti sia necessario il rafforzamento degli strumenti già in atto, tra questi la Politica di Vicinato. Proprio il 1° novembre, l’Alto Rappresentante ha avuto un’importante visita diplomatica, in linea con il quadro delle richieste avanzate da Ghannouchi nel suo discorso al Senato. Come risultato della visita, la Mogherini ha annunciato che la Commissione Europea e il Parlamento Europeo hanno stanziato, a partire dal 2017 fino al 2020, 300 milioni di euro per anno in aiuti alla Tunisia. L’obiettivo è quello di incentivare la creazione di posti di lavoro e opportunità alla metà della popolazione tunisina che è sotto i 30 anni. Si evince quindi l’incontro di interessi e di priorità: i giovani prima e la loro soddisfazione, come antidoto efficace alla disperazione e, dunque, alla radicalizzazione. Un segnale, questo, testimoniato anche dall’incontro tra l’Alto Rappresentante e le giovani startup tunisine. Un programma altrettanto importante è la bonifica del lago di Bizerte, co-finanziato dall’Unione Europea e messo in atto dal Ministero tunisino degli Affari locali e dell’Ambiente. Questo progetto si inserisce nel quadro degli obiettivi Horizon 2020 per un miglioramento della qualità delle acque del Mediterraneo e rappresenta, inoltre, una buona pratica di come la lotta contro l’inquinamento può diventare risorsa di lavoro e di sviluppo di un’intera regione. Il partenariato speciale con la Tunisia è dovuto, anche, come già accennato prima, al peso diplomatico che il paese ha con la Libia, una delle principali cause di instabilità della regione nordafricana in generale e della Tunisia in particolare. «Investire in Tunisia significa investire sul futuro dell’Europa» e la visita diplomatica della Mogherini sembra dimostrare un impegno serio, a differenza di un passato di promesse non mantenute.

Le buone pratiche sia da parte dell’Italia che dell’Europa rappresentano quanto la Tunisia sia per entrambe un partner cruciale. I legami tra le piccole e medie imprese italiane in Tunisia svolgono sicuramente un ruolo decisivo di collaborazione e di fiducia reciproca, che tuttavia ha bisogno di un sostegno e di un finanziamento che guardi non sono all’economia, quanto alla sicurezza internazionale. Per questi motivi, come parte dell’Unione Europea, l’Italia deve armonizzare le proprie politiche con la Global Strategy. Il segreto di una collaborazione efficace risulta da un’altrettanta efficace comunicazione inter-istituzionale tra la diplomazia europea, la diplomazia italiana e il governo tunisino.

Nonostante i segnali positivi sia da parte della Comunità Internazionale verso la Tunisia, sia dalla Tunisia stessa per la volontà di ristabilire sicurezza e sviluppo nel paese, molti restano i punti di domanda sul futuro. Tra questi, se è vero che Ghannouchi non definisce Ennahda più come un partito legato all’Islam politico, come si svilupperanno i legami con le altre organizzazioni religiose musulmane? Eppure, in un clima di lacerazioni interne, tanto in Europa, quanto in Nord-Africa, la Tunisia rappresenta un ponte strategico per ricucire il dilaniato rapporto tra Islam e Democrazia.

NOTE:

Monica Esposito è collaboratrice del programma «Nordafrica e Vicino Oriente» dell'IsAG.

1. Torelli, Stefano, Così aiutiamo la Tunisia a non deragliare, Limes (Agosto 2016).


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