La ridondanza dell’Iran e la strategia di negazione concentrica La ridondanza dell’Iran e la strategia di negazione concentrica
I sottomarini sono parte integrante della strategia di difesa a più livelli dell’Iran. In uno ipotetico conflitto, i sottomarini iraniani opererebbero come moltiplicatori di... La ridondanza dell’Iran e la strategia di negazione concentrica

I sottomarini sono parte integrante della strategia di difesa a più livelli dell’Iran. In uno ipotetico conflitto, i sottomarini iraniani opererebbero come moltiplicatori di forze in anelli concentrici tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz.

Il sottomarino Fatah è in fase di test ed entro poche settimane potrebbe unirsi alla flotta iraniana. L’Iran, secondo quanto affermato ai media del paese dal Comandante della Marina iraniana, il contrammiraglio Habibollah Sayyari, è in grado di revisionare in maniera indipendente i sottomarini classe Tareq (Kilo Progetto 877 Paltus). L’Iran, quindi, sta per mettere in servizio il suo primo sottomarino di medie dimensioni interamente costruito in patria e, potenzialmente, equipaggiato con i siluri a super-cavitazione Hoot. Soltanto le tre unità della classe Kilo di fabbricazione sovietica, commissionate dal 1992 al 1996, possiedono dimensioni maggiori. La ridondanza iraniana di proiezione si basa su due sottomarini Kilo sempre in navigazione. Tuttavia, a causa della minima profondità operativa richiesta, almeno 164 piedi, possono accedere solo ad un terzo del Golfo Persico. Nessun sottomarino attualmente in servizio con l’Iran è in grado di lanciare missili balistici o da crociera, mentre Mosca ha acquisito tale capacità soltanto un anno fa con il Rostov-on-don della classe Varshavyanka.

Analizzando le pochissime immagini diramate da Teheran, il sottomarino Fatah è certamente più grande delle precedenti unità in servizio, con lunghezza stimata di 40/50 metri per un diametro di quattro ed un dislocamento in immersione di 500 tonnellate. Il disegno dello scafo è abbastanza convenzionale e presenterebbe alcuni spunti identificabili nei sottomarini tedeschi Tipo-205/206 e nella classe Heroj della Marina della Jugoslavia Socialista. A differenza delle unità classe Kilo con doppio scafo in acciaio rivestito di piastrelle anecoiche, per il suo primo sottomarino di medie dimensioni la Marina iraniana sembrerebbe aver optato per il monoscafo. Il Fatah, considerando la stima delle sue dimensioni, potrebbe trasportare un carico utile di dieci/dodici siluri come ad esempio il sistema Hoot a super-cavitazione.

Quattro, infine, i tubi lanciasiluri precedentemente identificati probabilmente da 533 millimetri. Il Fateh è il terzo programma indigeno del paese che riguarda la realizzazione dei sottomarini. Il programma Ghadir si basa sui progetti delle piattaforme classe Yono della Corea del Nord con un dislocamento di 123 tonnellate ed equipaggiati con due tubi da 533 millimetri. Dal 2005, l’Iran ha in linea di produzione indigena due siluri da 533mm e 324mm. In inventario anche migliaia di mine Ad oggi il livello di coinvolgimento della Corea del Nord è sconosciuto. Il sei maggio scorso del 2014, un sottomarino classe Ghadir, definito con altissime capacità stealth, è affondato durante un’esercitazione nei presso dello stretto di Hormuz.

I sottomarini classe Ghadir sono progettati per operare in acque poco profonde, principalmente nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. La classe Fateh, grazie alle sue dimensioni, potrebbe spingersi fino all’Oceano indiano settentrionale, lasciando il pattugliamento del Mar Rosso ai classe Kilo. Il sottomarino Fateh potrebbe essere la prima unità iraniana ad essere equipaggiata come dotazione standard con i siluri a super-cavitazione Hoot, testati per la prima volta dieci anni fa. Sebbene molto pubblicizzati, il loro impiego non è mai stato confermato. L’idea si basa sul vecchio concetto sovietico della super-cavitazione che prevede la creazione di una bolla di gas all’interno di un liquido. In questo modo si evita l’attrito con il fluido permettendo all’oggetto dentro la bolla di viaggiare ad altissima velocità.

Soltanto la Russia è riuscita a mettere in servizio un siluro a super-cavitazione, il VA-111 Shkval, in grado di raggiungere una velocità di 200 nodi (370 km/h). Il VA-111 viene lanciato a 50 nodi (93 km/h). Pochi secondi dopo il suo motore razzo a propellente solido lo spinge ad una velocità di 200 nodi pari a 370 km/h. Mai confermate le indiscrezioni sul prototipo Shkval 2, che avrebbe raggiunto i 300 nodi (560 km/h). Il sistema di guida GOLIS (Go-Onto-Location-in-Space) è esclusivamente inerziale. Il siluro modifica la sua traiettoria grazie a quattro alette che sfiorano la superficie interna della bolla di gas che lo avvolge. La piastra di spinta sul naso può essere utilizzata per controllare la forma della bolla che avvolge il siluro. Alla fine degli anni ’90, Mosca vendette quaranta Shkval alla Cina. E’ facile ipotizzare che anche l’Iran abbia avuto accesso ai progetti per sfruttare il know-how acquisito dai russi per migliorare la tecnologia della super-cavitazione. Il siluro Hoot testato dagli iraniani avrebbe raggiunto i 360 km/h.

L’Iran starebbe sviluppando anche dei sottomarini diesel-elettrici destinati a colmare il divario tra la classe pesante Kilo da quattromila tonnellate e quella leggera Ghadir. La classe Qaa’em, unità da mille tonnellate presentata nel settembre del 2008, rimane un mistero. Probabilmente, il progetto è stato inglobato nella classe Besat da 1200 tonnellate. La possibilità che l’Iran stia realizzando un reattore nucleare per l’implementazione sui sottomarini, così come annunciato nel giugno del 2012, è ritenuta attualmente remota e giudicata ben oltre le capacità attuali dell’industria del paese. I sottomarini tascabili (basati su tre classi), infine, rientrano nella strategia asimmetrica dell’Iran contro le unità di assalto anfibio costrette ad attraversare le acque poco profonde dello Stretto di Hormuz.

La forza sottomarina è parte integrante della strategia di difesa a più livelli dell’Iran basata sulla capacità di collocare mine EM-52 ed asset UWIED, Underwater Improvised Explosive Devices in un contesto A2/AD. In uno ipotetico conflitto, i sottomarini iraniani opererebbero come moltiplicatori di forze in anelli concentrici tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


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