Il Sud America tra l’incognita Trump e la delusione Obama Il Sud America tra l’incognita Trump e la delusione Obama
La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali di novembre provocherà radicali cambiamenti nella politica estera statunitense. Il nuova governo americano crea speranze e... Il Sud America tra l’incognita Trump e la delusione Obama

La vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali di novembre provocherà radicali cambiamenti nella politica estera statunitense. Il nuova governo americano crea speranze e paure. Se da una parte, ci potrebbe essere un miglioramento delle relazioni diplomatiche con la Russia, dall’altra parte, i dialoghi di pace con l’Iran potrebbero subire un brusco raffreddamento. In ogni caso, nei prossimi quattro anni gli equilibri geopolitici internazionali conosceranno un differente assestamento. La prossimità geografica e gli interessi economici che legano i due contenenti americani hanno sempre reso controversa la relazione tra la potenza americana e gli stati latini. Quindi la domanda che sorge spontanea è quale sarà la strategia che Trump adotterà in America Latina? L’elezione di Hilary Clinton alla presidenza avrebbe probabilmente significato continuità con la strategia politica di Obama. Ma quale è stata l’eredità lasciata in Sud America dalla presidenza Obama?

L’eredità di Obama

Durante la campagna presidenziale del 2008, Barack Obama diventava famoso nel mondo per il suo carisma e le sue eccezionali abilita oratorie. Nella sua piattaforma elettorale era presente un messaggio di pace e di cooperazione nei riguardi tutti i governi sudamericani. La vittoria di Obama alle presidenziali venne infatti celebrata con speranza dai leader di sinistra di tutta l’America Meridionale. Lula, Presidente del Brazile tra il 2002 e il 2011, disse che l’elezione di Obama era un momento storico per il mondo intero, «In the same way that Brazil elected a metalworker (Lula himself), Bolivia an aboriginal (Evo Morales), Venezuela a (Hugo) Chavez and Paraguay a bishop (Fernando Lugo), I believe it will be an extraordinary thing if in the biggest economy in the world a black person (Barack Obama) is elected president.» Anche Chavez, Presidente del Venezuela tra il 1999 e il 2013, si disse ottimista di poter migliorare le relazioni del suo paese con gli Stati Uniti.

Obama promise che avrebbe abbandonato il tradizionale interventismo americano per adottare una strategia di cooperazione multilaterale. Eppure, le speranze di vedere interrotta l’egemonia americana nell’area svanirono pochi mesi dopo l’elezione alla Casa Bianca di Obama. Nel giugno del 2009 Manuel Zalaya, legittimo Presidente dell’Honduras, fu destituito da un colpo di stato militare. Gli Stati Uniti consideravano Zaleya un pericoloso leader di sinistra, sostenitore di Chavez in Venezuela e di Morales in Bolivia. Nonostante l’OAS (Organization of American States) si mosse immediatamente per espellere l’Honduras per aver destituito l’ordine democratico del paese, Hilary Clinton, Segretario di Stato all’epoca, e Obama si adoperarono per promuovere nuove elezioni al posto di sostenere il ritorno di Zaleya, Presidente democraticamente eletto. Il governo americano non solo riconobbe il presidente eletto nelle ambigue elezioni che seguirono il colpo di Stato, ma incoraggiarono fortemente gli altri paesi latini a fare lo stesso. Clinton commentò la sua posizione sull’Honduras con queste parole: «Now I didn’t like the way it looked or the way they did it, but they had a strong argument that they had followed the constitution and the legal precedents»1. Ma Hugo Llorens, ambasciatore Americano in Honduras durante quel periodo, si è espresso diversamente, «Zelaya may have committed illegalities but there is no doubt that the military, supreme court and National Congress conspired on June 28 in what constituted an illegal and unconstitutional coup against the executive branch»2.

La strategia di Obama in Honduras raffreddò le speranze di tutti coloro che avevano intravisto in Obama colui che avrebbe potuto davvero rappresentare un cambiamento storico nelle relazioni tra gli USA e il Sud America. In aggiunta al controverso comportamento in Honduras, nel 2009 il governo statunitense e quello colombiano firmarono un accordo di cooperazione militare senza consultare nessun altro paese sud americano. L’alleanza militare ed economica tra la Colombia e gli Stati Uniti affonda le sue radici negli anni ’90 con l’attuazione del Plan for Colombia. Bill Clinton approvò un piano di aiuti economici e militari per supportare la lotta del governo colombiano contro i cartelli di narco traffico e contro i gruppi rivoluzionari di guerriglia presenti nel paese. Lo scopo degli aiuti era di fornire alla Colombia addestramento e tecnologie militari per contrastare la diffusione della violenza nel paese. Da allora il flusso di denaro dagli Stati Uniti alla Colombia non è mai stato interrotto. Secondo i dati dell’US Foreign Office nel 2012 gli Stati Uniti hanno riversato 644.304.766$ in Colombia. Disgregando la somma, si nota che 446.552.148$ del fondo erano per scopi militari e di sicurezza. Il legame tra i due paesi ha continuato a rafforzarsi con la sigla di un accordo commerciale nel 2011.

Negli ultimi anni Obama non è stato in grado di migliorare le precarie relazioni diplomatiche con il Venezuela e con l’Ecuador. Sebbene gli Stati Uniti siano il maggiore partner commerciale del Venezuela, il governo statunitense e quello venezuelano non hanno relazioni diplomatiche dal 2006. Anzi, dopo la morte di Chavez nel 2013, i rapporti sono progressivamente peggiorati. Maduro ha accusato il governo americano di imperialismo per illoro tentativo di destituire il suo governo. Gli Stati Uniti, invece, hanno denunciato la violazione dei diritti umani in Venezuela e accusato Maduro di essere un dittatore. Similarmente l’Ecaudor ha dichiarato l’ambasciatore americano persona non-grata nel 2011, dopo che in alcuni documenti dell’intelligence americana si accusava il Presidente ecuadoriano Correa di corruzione. Negli ultimi mesi del 2015 è iniziato un processo di normalizzazione sebbene continui a persistere tensione tra i due paesi. Long, ministro degli esteri ecuadoregno, ha dichiarato di voler cooperare maggiormente con gli USA, a patto che essi rispettino l’indipendenza politica dei paesi sud americani.

Anche la cooperazione tra Brasile e Stati Uniti si è rivelata problematica. Dopo la diffusione dei alcuni documenti segreti del NSA, si scoprì che l’agenzia americana spiava le conversazioni telefoniche di numerosi top managers e politici brasiliani. Anche l’ex Presidente Dilma era stata registrata durante le sue chiamate private. Come protesta ufficiale contro l’ingerenza statunitense, Dilma cancellò la sua visita ufficiale negli Stati Uniti prevista per quell’anno. Appare quanto meno insolito che i servizi segreti americani spiassero le personalità piu influenti di un paese loro alleato da piu di trent’anni. In aggiunta, la presidenza di Obama ha avuto dei rapporti burrascosi con l’Argentina e la sua Presidente Kirchner. Dopo aver dichiarato il default dell’Argentina nel 2014 la Kirchner ha assunto una dura posizione contro gli hedge funds americani che pretendevano il ripagamento totale del debito nominale e dei rispettivi interessi che li spetterebbe.

Brasile e Argentina, inoltre, sono accumunate dal fatto che i rispettivi leader, Kirchner e Dilma, si sono ritrovati al centro di scandali mediatici che le hanno portate a scomparire dalla vita politica nazionale. La prima è stata accusata di aver volutamente coperto le resposabilità iraniane nell’attentato che uccise 84 persone a buenos aires nel 1994. La seconda ha subito un controverso impechment per aver sforato la legge di bilancio. Con la loro sconfitta l’America Latina ha salutato l’illusione della marea rossa, è terminata la stagione dei governi di sinistra in Sud America . Il nuovo presidente argentino, Mauricio Macri, ha già dichiarato che la sua priorità sarà di rafforzare le relazioni del governo con gli investitori esteri e i grandi gruppi stranieri. Il nuovo Presidente brasiliano, Michel Temer ha gia approvato politiche di liberalizzazioni sulle risorse naturali del Paese, misure volte ad attrarre investimenti esteri i nell’economia brasiliana. Sia Macri che Temer quindi gioveranno all’allineamento tradizionale e alla relazione assimetrica che ha storicamente legato gli USA all’America Latina.

Gli otto anni di presidenza Obama hanno avuto luci e ombre. La normalizzazione delle relazioni americano-cubane e il processo di pace in Colombia hanno solo rappresentato l’effimera illusione che Obama sarebbe stato davvero in grado di mutare la strategia interventista statunitense in america latina. La promessa di Obama di dare vita ad un nuovo percorso multilaterale è risultata essere un fallimento.

Trump e l’incertezza del futuro diplomatico degli USA

Trump, a suo modo, ha promesso di ribaltare completamente l’indirizzo di politica estera statunitense nel mondo che Obama ha portato avanti nei suoi anni di presidenza. Ma non risulta chiaro in che direzione Trump possa portare gli Stati Uniti. Durante la campagna elettorale, i suoi proclami si sono continuamente contradetti tra loro. Trump ha dichiarato che diminuirà drasticamente l’interventismo americano al di fuori dei confini statutinitensi. Prima di tutto, il disempegno promesso da Trump potrebbe colpire la partecipazione economica e militare degli Stati Uniti nella NATO e negli accordi di difesa stipulati con Sud Korea e Giappone. Secondariamente, ci potrebbe essere un potenziale inasprimento dei rapporti diplomatici con Iran e Cina in grado di mutare l’equilibrio internazionale. Trump ha criticato aspramento l’accordo nucleare che Obama ha stipulato con l’Iran; il nuovo Presidente americano potrebbe ripristinare le sanzioni contro il paese iraniano. Invece la sua proposta di imporre una tassa doganale del 45% sull’import cinese, invece, potrebbe accentuare le tensioni con il governo di Pechino.

Il Sud America non compare tra le priorità dell’agenda politica del nuovo Presidente statunitense. SI possono individuare tre argomenti dominanti che riguardano l’America Latina nei suoi discorsi elettorali.

  1. Secondo il Pew Hispanic Center, nel 2014 erano presenti 11.7 millioni di immigrati messicani negli USA e ben 6.5 milloni di essi erano illegalmente residenti nel paese. Si può quindi facilmente immaginare a chi fosse riferita la campagna demagogica anti-immigrazione di Trump. Il vincitore delle elezione presidenziali ha anche dichiarato di voler costringere il governo messicano a costruire un muro sul confine tra i due paesi. Il suo piano economico per “make America great again” intende riportare la produzione manufatturiera all’interno dei confini americani. Ha dichiarato quindi che intende tassare l’import dal Messico. Dopo aver chiamato i messicani “spacciatori”, “criminali” e “stupratori”, nell’agosto del 2016 Trump ha officialmente incontrato il Presidente messicano Nieto. Sulla loro conversazione regna il mistero. Trump ha sostenuto che Nieto ha concordato di pagare i costi per la costruzione del muro tra il Messico e gli USA. Ma Niento, immediatemente dopo, ha dichiarato di non aver nessuna intenzione di voler sovvenzionare un muro al confine con gli stati uniti. Sicuramente il Messico sarà il paese in Sud America più sensibile all’incognita Trump, come dimostrato dal crollo del valore del pesos messicano la mattina della vittoria di Trump alla Casa Bianca.
  2. Trump è uno dei pochi rappresentanti repubblicani che ha supportato il processo di normalizzazione tra Cuba e gli USA. In questo caso l’incertezza sul futuro del dialogo cubano-americano è dovuto al fatto che la maggioranza dei repubblicani non apprezza il percorso di pace intrapreso da Obama. È piu probabile che Trump si allineerà con la linea del suo partito, facendo nafraugare le speranza di pace.
  3. Nonostante Maduro abbia recentemente detto di avere la speranza di poter migliorare le relazioni del suo Paese con gli Stati Uniti con Trump alla presidenza, pochi giorni fa ha chiamato lo stesso Trump “un bandito”. Durante la sua campagna, Trump non è stato tenero con il governo di Maduro. Ha espresso chiaramente la sua idea sul Venezuela, “Venezuelans are good people, but they have been horribly damaged by the socialists in Venezuela and the next president of the United States must show solidarity with all the oppressed people in the hemisphere3.

Non è chiaro cosa vorrà dire la presidenza di Trump per l’America del Sud, Trump rimane un’incognita da scoprire. La presidenza di Obama invece ha rappresentato una promessa mancata, l’illusione di una possibile cooperazione multilaterale tra gli Stati Uniti e i Paesi latini.

NOTE:

1 N. Lakhani, Did Hillary Clinton stand by as Honduras coup ushered in era of violence?, The Guardian 31/08/2016.
2 N. Lakhani, Ibid.
3 M. E. Jorge, Venezuela expectant as to how Trump will address Chavismo and country's crisis, Fow New Latino 18/11/2016.


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