L’asimmetria strategica dell’impulso elettromagnetico: la variabile nucleare ed il munizionamento non cinetico L’asimmetria strategica dell’impulso elettromagnetico: la variabile nucleare ed il munizionamento non cinetico
L’Impulso elettromagnetico (EMP) è un campo di energia intensa istantanea che può sovraccaricare o interrompere a distanza i sistemi, come quelli elettrici, particolarmente sensibili... L’asimmetria strategica dell’impulso elettromagnetico: la variabile nucleare ed il munizionamento non cinetico

L’Impulso elettromagnetico (EMP) è un campo di energia intensa istantanea che può sovraccaricare o interrompere a distanza i sistemi, come quelli elettrici, particolarmente sensibili agli sbalzi di tensione. Quando l’impulso elettromagnetico è generato da un’esplosione nucleare si utilizza il termine HEMP, High Altitude Electromagnetic Pulse. Un simile evento, seppur ridotto, può essere creato con dispositivi non-nucleari con sostanze chimiche reattive, potenti batterie o condensatori.

Quest’ultimo evento è noto come High Power Microwave (HPM). Il conseguente cambiamento del campo magnetico nell’atmosfera terrestre può disabilitare in modo permanente componenti e sistemi elettrici. Un EMP nucleare genera tre eventi energetici in sequenza: lo shock elettromagnetico che colpisce gli asset energetici ed elettrici, un effetto simile a quello dei fulmini che intacca i componenti precedentemente schermati e la diffusione dell’impulso attraverso le linee di trasmissione elettrica. Il munizionamento NKE (Non-Kinetic Effects) per l’artiglieria, limiterà l’estensione geografica dei sistemi colpiti, riducendo l’impatto complessivo sullo spettro elettromagnetico.

L’esercito degli Stati Uniti ha emesso un nuovo progetto di ricerca per delle granate elettromagnetiche non cinetiche in grado di neutralizzare le infrastrutture nemiche energetiche ed i sistemi computerizzati. È una chiara evoluzione non letale della bomba a neutroni, quest’ultima progettata per eliminare la fanteria nemica con una raffica di radiazioni, infliggendo danni minimi alle infrastrutture. Secondo le specifiche emesse, la neutralizzazione dei sistemi infrastrutturali e di comunicazione, richiede un vettore di attacco alternativo, in grado di colpire l’hardware associato a tali asset. È il picco di tensione della scarica elettromagnetica a disabilitare in modo permanente i sistemi elettrici. Il munizionamento NKE (Non-Kinetic Effects) per l’artiglieria limiterà l’estensione geografica dei sistemi colpiti, riducendo l’impatto complessivo sullo spettro elettromagnetico. Le sub-munizioni NKE di un proiettile d’artiglieria da 155 millimetri sono concepite come un’arma tattica, da impiegare in prossimità delle linee nemiche. La circoscrizione ad una piccola area geografica e ad una specifica porzione dello spettro elettromagnetico, limiterebbe i danni collaterali. Nel concetto tattico NKE si fa riferimento ad un “effetto paralizzante della sottostante infrastruttura industriale civile e militare avversaria”, sebbene ci si riferisca chiaramente ad un impiego strategico.

La fase I del programma Non-Kinetic Effects prevede la progettazione e la prototipazione di un sottosistema elettronico da incorporare in una munizione d’artiglieria standard da 155 millimetri. Il percorso di transizione prevede una costante miniaturizzazione per consentire l’incorporazione di più sub-munizioni NKE nel guscio del proiettile.
La fase II mira a sviluppare ulteriormente il prototipo del sistema NKE per integrarlo in una piattaforma appropriata, così da implementare e dimostrare le tecniche avanzate dell’attacco non-cinetico.
La fase III finalizzerà tutti gli aspetti NKE per la distribuzione sul campo e svilupperà un piano di commercializzazione per la transizione dei sottosistemi elettronici per l’industria e gli utenti interessati. Nell’annuncio del nuovo progetto di ricerca non è indicata alcuna tempistica.

In un ipotetico conflitto contro una super potenza, gli Stati Uniti prevedono di subire diversi tipi di attacchi cinetici, elettronici ed informatici oltre a raid convenzionali contro le strutture di supporto a terra.

Il primo obiettivo sarebbe quello di oscurare la rete di spionaggio ed intelligence messa in orbita dagli USA. Se eseguiti con successo, tali attacchi potrebbero minacciare in modo significativo l’intera rete orbitale degli Stati Uniti, specialmente se molteplici vettori venissero lanciati contro i satelliti militari e di intelligence. In questo modo si ridurrebbe esponenzialmente la capacità degli USA di utilizzare armi di precisione. Un’esplosione nucleare nella bassa orbita terrestre creerebbe raggi gamma ed una serie di impulsi elettromagnetici che metterebbero fuori uso tutti i satelliti schermati. Ad altitudini tra 40 a 400 km, i raggi gamma producono elettroni liberi ad alta energia che danno origine ad una corrente elettrica oscillante che distrugge le apparecchiature elettroniche. Le asimmetrie nel campo elettrico sono causate da fattori quali la variazione di densità dell’aria con l’altitudine e la vicinanza dell’esplosione alla superficie terrestre. Queste asimmetrie provocano correnti elettriche variabili nel tempo che producono l’EMP. Gli effetti indiretti a cascata colpiscono tutti i sistemi elettronici delle infrastrutture critiche.

L’impulso elettromagnetico a seguito della detonazione nucleare, consta di tre eventi. Nel primo, chiamato E1, l’impulso ad alta frequenza di energia generato ad oltre il 90% della velocità della luce, crea uno shock elettromagnetico. È la diversa distorsione elettromagnetica a determinare il grado di erosione delle attrezzature schermate.

L’evento E2 a tempo intermedio, per caratteristiche simile alla scarica di un fulmine, varia da un microsecondo ad un secondo dopo l’inizio del primo evento. Il problema potenziale con l’evento E2 ad alta frequenza è che si verifica immediatamente dopo l’E1. L’E2 copre essenzialmente la stessa area E1, ma con ampiezza inferiore. La componente E2 non rappresenterebbe una minaccia critica per le infrastrutture, poiché la maggior parte dei sistemi sono schermati contro i fulmini occasionali. Tuttavia, la seconda fase associata alla prima infligge in genere più danni dal momento che le tradizionali misure di protezione sono state bypassate dall’evento E1: ciò amplifica il danno da EMP.

L’E3 a bassa frequenza è un impulso di lunga durata che genera sbalzi di tensioni che sovraccaricano le apparecchiature connesse alle infrastrutture di alimentazione e telecomunicazioni. Si diffonde attraverso le linee di trasmissione dell’energia elettrica e, successivamente, provoca danni ai sistemi di approvvigionamento e di distribuzione associati. L’E3 è il risultato della distorsione elettromagnetica terrestre, simile ad una massiccia tempesta magnetica. Una raffica moderata di E3 potrebbe influenzare direttamente fino al 70 per cento della rete elettrica degli Stati Uniti. La componente E3 è molto diversa dagli altri due eventi principali di un EMP nucleare.

A causa della somiglianza tra le tempeste geomagnetiche solari indotte e l’evento E3 nucleare, è diventato comune riferirsi alle tempeste geomagnetiche indotte come EMP solare. A livello del suolo, tuttavia, l’EMP solare non innesca eventi E1 o E2. Se combinati, i molteplici componenti dell’impulso EMP nucleare hanno il potenziale per infliggere danni catastrofici alle infrastrutture di una nazione, comprese quelle soggette ad indurimento. Gli effetti di un EMP nucleare sono difficili da prevedere, poiché dipendono da una serie di fattori come la resa dell’arma, l’altitudine della detonazione, la latitudine geografica e la grandezza del campo magnetico terrestre locale. Sebbene l’altitudine necessaria per un efficace EMP nucleare minimizza il danno sulle persone, è comunque previsto un gran numero di vittime associate alla perdita della corrente elettrica.

Le capacità nucleari, associate alla tecnologia per il lancio ad alta quota, limitano la capacità HEMP alle sole superpotenze. Asset HPM, richiedono un inferiore livello di tecnologia, alla portata di gruppi estremisti ed organizzazioni non statali. Il danno da HPM è circoscritto, tuttavia l’accessibilità tecnica, i costi inferiori, e l’apparente vulnerabilità delle apparecchiature elettroniche civili, potrebbero attrarre in futuro i gruppi terroristici.

NOTE:

Franco Iacch, analista militare, accreditato presso la NATO, ha maturato un’esperienza decennale nel campo della Difesa con i rischieramenti militari dell'Alleanza sia in Italia che all'estero. Collabora con diversi think tank in materia di sicurezza internazionale.


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