Presentazione del Volume:“Mattei Obiettivo Egitto” Presentazione del Volume:“Mattei Obiettivo Egitto”
Si è svolto venerdì 13 gennaio, presso la sede dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), la presentazione del volume “Mattei... Presentazione del Volume:“Mattei Obiettivo Egitto”

Si è svolto venerdì 13 gennaio, presso la sede dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), la presentazione del volume “Mattei Obiettivo Egitto” di Marco Valerio Solia collaboratore del programma di ricerca “Infrastrutture e Sviluppo Territoriale”.

L’evento, organizzato dai programmi “Infrastrutture e Sviluppo Territoriale” e “Nordafrica e Vicino Oriente” è stato inaugurato dal Presidente Tiberio Graziani e moderato dal Dott. Filippo Romeo.

Ai saluti iniziali ha fatto seguito l’intervento di Roberta La Fortezza, ricercatrice IsAG del programma Nordafrica e Vicino Oriente, la quale ha offerto un’ampia e preziosa panoramica sullo scenario profilatosi nel mediterraneo all’indomani del secondo conflitto mondiale e il ruolo giocato dall’Italia in tale contesto.

Nello specifico la Dott.ssa La Fortezza nel corso del suo intervento ha illustrato come l’Italia, dopo l’8 settembre 1943, abbia lottato disperatamente e strenuamente per riconquistare un suo posto nello scenario internazionale, portando come ingombranti fardelli il fascismo, la sua alleanza con la Germania di Hitler nonchè una lunga serie di giri di walzer; situazione che si protrasse fino al momento in cui si presentarono le condizioni per uscire da questo isolamento, per ritrovare una propria politica estera indipendente e un proprio spazio vitale. È in questo momento che l’Italia ha volto il suo sguardo verso il Mediterraneo (un mare che sembra diventare quasi un lago in una visione periscopica ideale), memore di quella storia millenaria di rapporti commerciali e culturali con l’Oriente e consapevole della propria special relationship con i paesi del Mediterraneo orientale. Ma la scelta di guardare al Mediterraneo derivava anche da quella nuova e completamente rovesciata geografia dell’energia di cui la seconda guerra mondiale aveva definitivamente sanzionato la nascita: dai bacini carboniferi dell’Europa centro-settentrionale si passava al petrolio nordafricano e del Vicino Oriente. Così l’Italia, geograficamente lontana dalle fonti carbonifere, diventava il paese più vicino, sia geograficamente che culturalmente, alla nuova fonte di ricchezza. Ciò faceva chiaramente emergere la straordinaria posizione dell’Italia, centro del Mediterraneo e ponte tra Occidente e Oriente. Il nuovo scenario dava spazio ad una politica estera ricca di spunti la quale, tuttavia, resterà bloccata per tutti gli anni Quaranta almeno. Alcune date ed eventi emblematici permetteranno all’Italia di sfruttare le nuove possibilità manifestatesi e di portarle a maturazione: nel 1949 la decisione delle Nazioni Unite relativa alle colonie prefasciste decreterà obtorto collo la svolta anticoloniale della politica estera italiana; nel 1954 sarà poi sanata, perlomeno in parte, la ferita di Trieste, catalizzatore della politica estera italiana fino a quel momento; infine nel 1956 la malriuscita avventura anglo-francese a Suez permetterà, insieme con quella svolta politica inaugurata già nel 1949, di opporre alla politica colonialista europea impantanata nel complesso periodo della decolonizzazione quella tipicamente italiana improntata sulla solidarietà e sulla cooperazione. È dunque in questo contesto che si inserisce il neoatlantismo e la figura di Enrico Mattei. La diplomazia informale portata avanti da Mattei, spesso contrastante con le stesse direttive di Palazzo Chigi, è il tentativo condotto con coraggio da un uomo che sogna un’Italia diversa e finalmente libera dal ruolo di subordinata assegnatole dalla storia, pronta a sfruttare fino in fondo le nuove possibilità che quella stessa storia le stava ora offrendo.

La parola è quindi passata al Dott. Marco Valerio Solia, autore dell’apprezzato volume e collaboratore del programma infrastrutture e Sviluppo Territoriale IsAG. Il Dott. Solia dopo aver illustrato le motivazioni che lo hanno spinto a redigere l’opera, risiedenti nella figura dello stesso Mattei quale paladino e difensore dell’interesse nazionale, ha ripercorso le tappe più significative della lotta condotta da Enrico Mattei per impedire la liquidazione dell’AGIP, permettendo al contempo l’istituzione dell’Ente Nazionale Idrocarburi avvenuta nel 1953. Solia ha precisato che dopo questa fase iniziale, in cui le attenzioni del presidente marchigiano furono rivolte verso i giacimenti italiani, lo sguardo di Mattei si indirizzò verso quei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente di recente indipendenza, in primis l’Egitto di Gamal Nasser che diverrà la pietra angolare delle strategie arabe dell’ENI. L’autore individua dalla metà degli anni ‘50 l’emergere di un crescente protagonismo mediterraneo di Mattei, consistente in un ruolo di primaria importanza durante la crisi di Suez del ‘56, inaugurando l’anno successivo, proprio con l’Egitto, la celebre formula ENI in grado di rivoluzionare il mondo del petrolio. Questo fortunato sodalizio proseguirà fino all’uccisione di Mattei nel 1962, con eredità e sodalizi politici giunti fino ai giorni nostri tra Italia e paesi del Levante.

I lavori sono proseguiti con il puntuale intervento di Claudia Candelmo, ricercatrice del programma nordafrica e Medio Oriente IsAG. La Dott.ssa Candelmo ha precisato che, nonostante il volume Mattei: obiettivo Egitto ripercorra delle tappe storiche piuttosto note, esso è di estrema attualità in virtù delle più recenti vicende internazionali, che hanno coinvolto l’Italia e l’Egitto. In particolare, il lavoro, analizzando l’azione svolta da Enrico Mattei nella promozione degli interessi economici e politici dell’Italia all’estero, mostra, per contrasto, anche le debolezze della politica estera italiana contemporanea che fatica, invece, a trovare una sua collocazione forte nello scacchiere internazionale e in quello europeo. Il volume, prosegue la Candelmo, evidenzia un aspetto molto interessante e talvolta sottovalutato, ossia la convergenza delle posizioni di Stati Uniti e Unione Sovietica, sebbene da punti di vista diametralmente opposti, nel caso della crisi di Suez. La vicenda, in cui Mattei non ha avuto timore di distanziarsi dalle posizioni di Regno Unito e Francia, è inoltre il catalizzatore che consente di mettere nuovamente in luce quanto il presidente dell’ENI non esitasse ad adottare posizioni che potessero favorire gli interessi italiani, anche quando ciò implicava il discostamento dall’orientamento di Paesi vicini forti, come Regno Unito e Francia. Infine, il volume mette in luce non soltanto gli aspetti economici della c.d. formula Mattei, ma anche (e soprattutto) il ruolo “geopolitico” di questa formula, che ha avuto l’effetto di rompere l’equilibrio stabilito dalle Sette Sorelle, causando evidenti contrasti in quei Paesi che, invece, dal mantenimento della formula adottata dalle grandi compagnie petrolifere avevano tutto da guadagnare.

La parola è poi passata alla Dott.ssa Federica Fanuli, analista presso Institute for Global Studies, la quale ha analizzato dettagliatamente la situazione dell’Egitto contemporaneo, specificando che la solida e profonda amicizia che storicamente ha caratterizzato i rapporti tra Italia ed Egitto non sembra essersi interrotta neanche a causa delle travagliate vicende dell’Egitto post 2011 e finanche dopo i tragici fatti legati al caso Regeni. L’Egitto di al-Sisi, infatti, attualmente caratterizzato da una politica interna ricca di colpi di scena, di cambi di governo e di gestione differente delle dinamiche relative al rapporto potere-Fratellanza musulmana, continua a mantenere ottimi rapporti con l’Italia. La relazione tra Il Cairo e Roma tocca numerosi settori. Cooperazione allo sviluppo ed economia sono sicuramente il centro di questa amichevole relazione ma la collaborazione si estende ad altri importanti settori quali quello della lotta al terrorismo e del controllo dei flussi migratori. L’Egitto, ha proseguito la Fanuli, è da sempre uno dei paesi chiave della regione e rappresenta un partner centrale per la stabilità e la pace dell’intera area mediorientale. In riferimento alle relazioni italo-egiziane risulta, poi, fondamentale anche un’attenta analisi del ruolo dell’Egitto nell’attuale crisi libica. Se infatti l’Italia si è ufficialmente schierata a favore del governo di Tripoli, guidato da Fayez al-Serraj e appoggiato anche della Nazioni Unite, l’Egitto è uno degli sponsor principali del governo di Tobruk e del suo leader, il Generale Haftar. Le scelte che l’Italia farà in relazione alle vicende libiche potrebbero, dunque, finire per influire sul rapporto che Roma ha con il Cairo.

L’incontro è stato concluso con il prezioso contributo di Pietro Giubilo, storico esponente della Democrazia Cristiana ed ex Sindaco di Roma.

Il suo intervento, ricco di aneddoti e particolari riguardanti i maggiori esponenti politici della Prima Repubblica, dopo aver messo in luce rapporti tra Mattei e la Democrazia Cristiana si è focalizzato sull’importanza vitale per l’Italia di giocare nel Mediterraneo da protagonista.



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