L’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici L’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici
Il 2016 è stato l’anno più caldo di sempre. La lista dei danni causati dagli eventi eccezionali quali alluvioni e nubifragi, seguiti da lunghi... L’adattamento dell’agricoltura ai cambiamenti climatici

Il 2016 è stato l’anno più caldo di sempre. La lista dei danni causati dagli eventi eccezionali quali alluvioni e nubifragi, seguiti da lunghi periodi di siccità, è ormai incalcolabile. L’agricoltura mondiale ne ha inevitabilmente pagato le conseguenze con gravi perdite economiche per gli addetti al settore e con ricadute nell’aumento generalizzato del prezzo dei prodotti agricoli. Le speranze dell’intero pianeta fino a qualche mese fa, erano tutte puntate sulla Conferenza Onu sul clima tenutasi a Marrakech, la Cop22, che avrebbe permesso l’implementazione e l’entrata in vigore degli “accordi sul clima di Parigi” ovvero, l’adozione di tutte quelle misure utili a limitare e contenere l’innalzamento delle temperature globali, dovute all’emissione nell’atmosfera di gas serra, non oltre i 2°C e preferibilmente entro 1,5°C. Purtroppo rimane da aspettare ancora qualche altro anno per capire se, e in che modo, i singoli Stati provvederanno a ridurre ed a monitorare l’ emissione di gas serra senza condizionare la propria crescita economica.

L’istituzione del Green Climate Fund dell’ONU nasce come un importante strumento multilaterale di investimento nei Paesi in via di sviluppo, particolarmente vulnerabili agli impatti negativi derivanti dai cambiamenti climatici. Tuttavia non esiste una reale garanzia che le risorse economiche del fondo siano utilizzate in maniera efficace e trasparente per finanziare opere e ricerche utili per ridurre le emissioni di gas serra, per lo sviluppo di economie sostenibili e resistenti ai cambiamenti climatici. A tal proposito sarebbe opportuno che tutti gli Stati coinvolti sin da subito accelerino ogni azione concreta per il mantenimento degli impegni assunti al fine di costruire un rapporto di fiducia reciproca. Paradossalmente le moderne pratiche agricole hanno un notevole impatto negativo sull’ambiente; infatti si stima che le emissioni di gas serra, generate dalle attività agro-zootecniche e dagli usi diversi del suolo, incidano per circa il 40% del totale, un dato che è destinato a crescere.

In l’Italia, se per un verso questo costituisce un elemento preoccupante proprio perché interessa uno dei settori più importanti dell’economia nazionale, per altro verso potrebbe rappresentare un’opportunità utile per rivedere il modello di sviluppo ed orientarlo verso un percorso ecosostenibile, verso la valorizzazione e lo sfruttamento ottimale delle risorse del territorio e delle potenzialità locali.

La varietà e qualità dei prodotti agroalimentari tipici del territorio nazionale rappresentano una grande risorsa da proteggere e sulla quale investire.

I recenti eventi meteorologici, che hanno interessato vaste aree del territorio italiano hanno fortemente limitato e condizionato l’attività agricola e hanno reso indefettibile un’azione di messa in sicurezza di tutto il territorio nazionale dai rischi di dissesto idrogeologico e parallelamente un’azione di ricostruzione delle zone colpite da eventi naturali per rivalorizzare e restituire la storica bellezza che rappresenta da sempre il nostro patrimonio socioculturale. Un altro passo fondamentale riguarda la lotta all’abusivismo edilizio che nei soli ultimi 50 anni, in quello che chiamiamo boom economico, ha distrutto il 33% della superficie agricola coltivabile, sostituendo di fatto il paesaggio e la fiorente economia rurale, con numerosi insediamenti residenziali, che nella maggior parte dei casi rappresentano le periferie degradate delle città italiane privi perciò di un rilevante valore economico. In questo quadro va inserita anche l’individuazione e la successiva bonifica di tutti i siti contaminati da sostanze inquinanti, nonché l’implementazione delle risorse per la lotta alle ecomafie prevedendo nel proprio ordinamento giuridico, l’inasprimento delle pene per quanto riguarda i reati ambientali.

L’ Italia dovrebbe intraprendere politiche che aiutino i piccoli produttori locali (che tutt’oggi rappresentano il vero volto dell’agricoltura italiana e che scelgono di produrre cibo di eccellente qualità e varietà), ad affrontare la concorrenza del grande mercato internazionale in modo da potersi adeguare alle sue dinamiche. L’ attuazione di politiche volte a promuovere una maggiore cooperazione ed associazione tra istituzioni, imprese e cittadini potrebbe essere un valido strumento utile per la creazione di nuove opportunità di lavoro e per implementare nuovi marchi DOP, DOC, IGP, STG da immettere nel mercato. Nello stesso tempo la ricerca di nuove tecnologie (soprattutto nel campo delle fonti di energia rinnovabile, con progetti finalizzati all’aumento dell’efficienza energetica), rappresenterebbe un ulteriore input positivo per la tutela ambientale dei territori e consentirebbe anche di ridurre i costi di produzione delle piccole aziende, rendendole più competitive nel mercato globale.

Anche per quanto riguarda la corretta gestione dei rifiuti bisogna intensificare gli sforzi, destinando maggiori risorse alla teoria delle “quattro R” ovvero: Ridurre, Riutilizzare, Riciclare la materia, Recuperare energia, considerando che ancora in Italia solo il 30% dei rifiuti prodotti, viene raccolto e destinato al riciclo. Sarebbe opportuno istituire delle commissioni di studio nei diversi territori al fine di analizzare le potenzialità e le criticità di ognuno di essi. In questo modo sarebbe possibile elaborare delle politiche di intervento territoriale che, tenendo conto delle singole specificità locali, mirano ad uno sviluppo ecosostenibile in chiave nazionale nel rispetto delle aspettative e delle volontà comuni.

Favorire l’agricoltura tradizionale e locale, significa permettere alla popolazione di nutrirsi con una maggiore varietà di cibo proveniente da pratiche agricole più sicure e biologiche, significa inoltre tutelare la biodiversità del territorio dai rischi di estinzione di specie vegetali ed animali. Supportare il territorio rurale con la costruzione di strade, con l’implementazione di servizi, con la regolare manutenzione e con lo strumento dei finanziamenti pubblici mirati ad investimenti veramente innovativi, significa incoraggiare i giovani a rimanere nel territorio di origine ed evitare così lo spopolamento di molti paesi, nonché conservare le tradizioni storico culturali dei singoli territori di cui gli agricoltori e gli allevatori più di ogni altra categoria ne sono i custodi ancestrali.

Sul campo internazionale in linea con la nuova Politica Agricola Comunitaria, è importante che l’agricoltura italiana inizi un percorso di cooperazione con tutti quegli stati che già da molto tempo stanno lavorando per sviluppare nuove ricerche per migliorare la gestione sostenibile delle attività agro-zootecniche.

Tali nuove preziose conoscenze potranno essere utilizzate in futuro, per aiutare i paesi in via di sviluppo ad intraprendere una loro moderna politica agricola che sia solidale, ecosostenibile e che rispetti il territorio di origine. Sarà altresì possibile avviare nuovi programmi umanitari che possano vedere l’Italia come nazione guida in progetti finalizzati a combattere la povertà, la fame e la mal nutrizione nel mondo. Il percorso non sarà facile, ma il nostro Paese in vista delle sfide future in materia di clima ed ambiente potrebbe presentarsi al mondo come esempio di grande laboratorio di un agricoltura innovativa e solidale, rispettosa dell’ambiente, ricca di idee e progettualità, che forma e specializza i suoi giovani, che investe sul territorio e che forte delle sue tradizioni riesce ancora a tutelare l’uomo, l’ambiente e la biodiversità.



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