Conferenza a Roma dell’Ambasciatore del Brasile in Italia Antonio De Aguiar Patriota. Il mondo è pronto per una multipolarità condivisa? Conferenza a Roma dell’Ambasciatore del Brasile in Italia Antonio De Aguiar Patriota. Il mondo è pronto per una multipolarità condivisa?
Il 3 febbraio scorso, nell’ambito degli Incontri con l’America Latina, a cura dell’Almanacco latinoamericano e dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana in Roma, si è tenuta la... Conferenza a Roma dell’Ambasciatore del Brasile in Italia Antonio De Aguiar Patriota. Il mondo è pronto per una multipolarità condivisa?

Il 3 febbraio scorso, nell’ambito degli Incontri con l’America Latina, a cura dell’Almanacco latinoamericano e dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana in Roma, si è tenuta la conferenza di Antonio De Aguiar Patriota, Ambasciatore del Brasile in Italia, sull’attuale ed interessante tema “Il Mondo è pronto per una polarità condivisa?”.

Apre i lavori Donato Di Santo, Coordinatore degli Incontri con l’America Latina, di recente nominato Segretario Generale dell’IILA, che porta ai presenti i saluti dell’Amb. Juan Fernando Holguìn Flores – Presidente dell’IILA – e dell’On. Pierferdinando Casini impossibilitati a partecipare. Dopo aver osservato un minuto di silenzio in segno di rispetto per la scomparsa – il 2 febbraio scorso – dell’ex Primeira Dama del Brasile, Dona Marisa Letícia Casa, moglie di Luiz Inácio Lula da Silva, Di Santo da la parola all’On. Fabio Porta, Deputato eletto nella Circoscrizione Estero America Meridionale nonché Presidente dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile, non prima di aver affermato che l’attuale momento storico è forse quello migliore per riflettere sul concetto di una multipolarità condivisa.

L’On. Porta pone l’accento sulle iniziative parlamentari rivolte all’America Latina, in particolare sul rilancio dell’IILA in occasione del cinquantenario della sua fondazione; e sull’istituzione della Commissione di collaborazione Parlamentare Italia – Brasile (sulla base del Protocollo del 2002). Poi cede la parola all’Ambasciatore Antonio De Aguiar Patriota, il cui intervento è incentrato sull’esposizione di un saggio sulla multipolarità condivisa, da lui redatto ed a breve pubblicato dal King’s College di Londra, che ha, poi, animato una discussione tra i relatori della conferenza.

Ciò che è opportuno domandarsi, secondo Patriota, è se, vivendo già in un mondo multipolare, ne stiamo approfittando per creare una multipolarità della cooperazione; se è possibile farlo; e se stiamo facendo questo o, piuttosto, se stiamo facendo il contrario. Già dalla fine del 2008 gli osservatori hanno iniziato a parlare di un mondo multipolare inclusivo; allocuzione che, da quel momento in poi, si ritrova in molte dichiarazioni finali di riunioni di consessi internazionali (dall’ONU ai Brics). In tutte le dichiarazioni si evidenzia come non sarà più possibile tornare indietro ad un mondo bipolare. L’affermazione “America first” del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump è indicativa di una certa nostalgia statunitense per una condizione che non hanno più ed al contempo è l’ammissione che quel tempo non c’è più, che la loro supremazia è superata. La multipolarità è senz’altro capace di garantire un mondo più stabile: l’egemonia di un solo paese non è garanzia di sicurezza.

L’Ambasciatore del Brasile alla domanda “come si ottiene la transizione da un modello all’altro”, risponde che, generalmente, alla fine di una grande guerra si può avere transizione oppure mantenimento dell’ordine stabilito. L’ordine internazionale che abbiamo oggi è suscettibile di una transizione multipolare senza guerra perché veniamo da un periodo storico sufficientemente stabile. Patriota prosegue e si chiede quali siano i fattori specifici della multipolarità del XXI sec.: la volontà diffusa di non tornare all’unipolarità; l’ascesa repentina di alcuni paesi, come la Cina, divenuta una delle più grandi economie del mondo; diversi paesi che iniziano ad avere un ruolo internazionale, come il Brasile che oggi può contare su una rete diplomatica estesa come mai prima (140 sedi di Ambasciata nel mondo, 38 soltanto in Africa). Poi si analizzano i fattori oggi unificanti che, quindi, inducono alla cooperazione come non si era verificato in altri momenti di transizione: i cambiamenti climatici; la lotta al terrorismo; le epidemie internazionali; la forza della società civile organizzata, sostenuta dall’estrema facilità delle comunicazioni. E’ doveroso chiedersi, quindi, se stiamo reagendo in modo costruttivo a questa sfida.

La risposta, secondo il diplomatico, è in parte no, se si pensa ad alcuni importanti consessi internazionali che, come l’ONU, non sono più rappresentativi dei popoli mondiali (vale la pena di ricordare che il Brasile si batte da anni per ottenere un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza di quell’assemblea); ed in parte sì, se si pensa alla nuova Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, siglata da 193 membri delle Nazioni Unite il 2 agosto 2016 ed approvata a NYC il 25 settembre (vi si fissano 17 nuovi Obiettivi da raggiungere entro il 2030, tra i quali eliminare la povertà, promuovere la prosperità economica ed il benessere delle persone, e proteggere l’ambiente); sì anche con riguardo all’istituzione del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU, che, da marzo 2006, sostituisce la Commissione e costituisce una piattaforma comune per supervisionare il rispetto e le violazioni dei diritti umani in tutti gli stati aderenti alle Nazioni Unite. L’intervento dell’Ambasciatore del Brasile si chiude con una riflessione circa la positività di una realtà multipolare che consente ai popoli di affermare la propria voce e, credendo in essa, di garantire una maggiore cooperazione.

A seguire la relazione dell’On. Lia Quartapelle, Deputato membro della Commissione Esteri, ha, invece, posto l’accento su alcuni elementi di criticità riscontrabili nel mondo multipolare: la natura degli attori della multipolarità, alternativa agli Stati (es. organizzazioni umanitarie, Google, etc) che, quasi paradossalmente, rende difficile la cooperazione erodendo agli Stati stessi la capacità di negoziare; l’egemonia economica europea che ha problemi a confrontarsi col multipolarismo in quanto, raggiunto l’agognato sistema condiviso, ci si è accorti che, nel mondo, l’Europa conta di meno, non di più. Quartapelle si domanda, poi, cosa puògarantirci che la multipolarità condivisa ci porti ad un equilibrio e come possiamo trasformare l’UE da luogo di accordi presi a luogo in grado di proiettare alcuni elementi positivi di trasformazione sullo scenario globale. Una risposta è senz’altro la necessità di trovare un maggior numero di luoghi di decisione condivisa: un indice di questo bisogno lo da, ad esempio, l’Assemblea Generale annuale dell’ONU a NYC che è divenuto sempre più un momento in cui tutti i partecipanti aspettano d’incontrarsi per prendere decisioni.

Nell’intervento a seguire Piero Fassino, Presidente del CeSPI (Centro Studi di Politica Internazionale), sottolinea che, in ogni epoca e, via via, nei secoli, c’è stato un peculiare principio di ordine mondiale, ribadendo l’indubitabile multipolarità dell’attuale ordine mondiale, per il quale assumono importanza le varie forme di cooperazione regionale e subregionale (come ad es. Mercosur, Unasur, Asean, Unione Africana, etc.) che hanno dato un notevole apporto al multilateralismo a livello globale. Secondo Fassino le potenzialità del multipolarismo cooperativo sono inibite da diversi fattori, primo tra tutti il problema della sovranità nazionale: viviamo in un mondo che è globale in tutto tranne che nella sovranità che, anzi, sottende all’ordine mondiale sia quando si configura come bipolare che quando si configura come multipolare.

A parere del Presidente del CeSPI, quindi, se gli Stati nazionali non cedono almeno parte della loro sovranità, le Organizzazioni internazionali non potranno essere rafforzate, ma, anzi, indebolite: la debolezza di una governance globale è figlia della gelosia delle nazioni. A tacere del fatto che esistono Capi di Stato e di Governo che ritengono che chiudere i propri paesi all’esterno risolva tutti i problemi, mentre, al contrario – secondo Fassino – in un mondo grande come quello in cui viviamo, se ci si fa piccoli si è solo più piccoli. L’autorevole esponente del Partito Democratico prosegue dichiarando che, se non riusciremo a rafforzare le organizzazioni sovranazionali anche attraverso cessioni parziali di sovranità, se andrà bene avremo un multipolarismo senza governo, o, nell’ipotesi peggiore, un rigurgito di bipolarismo e finanche di unipolarismo. Fassino, poi, elenca alcuni esempi indicativi di questa resistenza degli Stati a cedere sovranità alle organizzazioni sovranazionali: ricorda gli incontri di Putin sulle crisi ucraina e siriana con Merkel ed Hollande avvenuti senza la presenza dell’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri Federica Mogherini.

Ricorda quando aveva un incarico in UE ed alle riunioni annuali del PSE non si presentavano mai i leader dei partiti di riferimento che fossero al Governo degli Stati membri, ma sempre gli esponenti delle loro opposizioni interne; ad indicare quanto i rappresentanti dei Governi nazionali preferiscano delegare la rappresentanza in sede europea – mentre raramente sono assenti nelle istituzioni nazionali – come se anche quella non fosse un interesse nazionale. Conclude Piero Fassino che, se è vero che esiste una dinamica che spinge verso la sovranazionalità, e cita ad esempio il recente riavvicinamento tra Cina, Giappone e Corea del Sud, per consolidare rapporti economici e di soccorso reciproco in caso di catastrofi naturali, che dovrà dare luogo ad un Vertice trilaterale nei prossimi mesi, è necessario chiedersi, al contempo, se essa sia o meno sostenuta dagli Stati.

Riprendendo la parola l’Ambasciatore De Aguiar Patriota ha fatto presente di non concordare con l’On. Quartapelle riguardo la capacità di erosione del potere negoziale degli Stati da parte delle Organizzazioni umanitarie che, al contrario, proprio per come si configurano giuridicamente, non possono che essere di supporto e di stimolo agli Stati. Come pure di ritenere, al contrario di quanto sostenuto da Fassino, che gli Stati hanno bisogno di maggiore sovranità per poter meglio tutelare alcuni interessi (si pensi alla difesa dell’ambiente) che, seppure riverberino a livello globale, hanno, spesso, un carattere strettamente nazionale. A chiusura della conferenza ha auspicato che il tema della multipolarità si possa aprire ad un dibattito multipolare.

Questo interessante evento ha evidenziato come la multipolarità del mondo contemporaneo sia ormai un assunto largamente condiviso, sia tra gli analisti politici che tra gli esponenti della diplomazia e dei Governi. Sarà sfida dei nostri giorni, invece, trovare un’univocità nell’analisi oggettiva di questo fenomeno che consenta agli Stati di dotarsi degli strumenti adeguati per governarlo e per sfruttarne le potenzialità, tra le quali, indubbiamente, quella di una migliore e più diffusa cooperazione tra i popoli.

NOTE:

Simona Bottoni è ricercatrice associata dell'IsAG.


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