Lo Zambia dopo le ultime elezioni Lo Zambia dopo le ultime elezioni
Diciotto mesi dopo l’ultima volta, l’11 agosto i cittadini dello Zambia si sono nuovamente recati alle urne per decidere sul futuro del proprio paese.... Lo Zambia dopo le ultime elezioni

Diciotto mesi dopo l’ultima volta, l’11 agosto i cittadini dello Zambia si sono nuovamente recati alle urne per decidere sul futuro del proprio paese. Anche questa volta in ballo c’era la carica di Presidente della Repubblica, ed anche questa volta, a contendersi l’onore sono stati principalmente Edgar Lungu, capo del partito governativo Patriotic Front (Pf) e Hakainde Hichilema, leader del partito di opposizione United Party for National Development (Updn). Nel gennaio del 2015 i due avversari erano già stati chiamati a contendersi il ruolo del defunto Michael Sata, ex presidente trovato morto nel suo ufficio.

Dopo alcuni giorni di attesa dovuta alla copiosa affluenza alle urne (circa il 60% degli aventi diritto, percentuale molto più alta rispetto al 32% registrato nelle elezioni precedenti), la Commissione elettorale dello Zambia ha proclamato la vittoria del presidente uscente Lungu. Secondo i dati, Lungu ha ottenuto 1.860.877 (50,35%) voti contro i 1.760.347 (47,67%) del Partito Unito pel lo Sviluppo Nazionale, riuscendo anche ad evitare lo spettro del secondo turno. Pe la seconda volta dunque, Edgar Lungu è riuscito a prevalere sul suo principale contendente alla guida del Paese, Hichilema.

Per capire appieno l’importanza di queste elezioni però bisogna fare qualche passo indietro e guardare nell’insieme il modo nel quale si è arrivati alla votazione. Lo Zambia è stato considerato negli ultimi venti anni uno dei paesi più stabili e democraticamente maturi del continente africano. Dopo la fine del regime monopartitico di Kaunda nel 1991 e la salita al potere di Frederick Chiluba, fondatore del Movimento per il Multipartitismo e la Democrazia (MMD), il paese ha avuto elezioni regolari e successioni di governo pacifiche caratterizzate dall’accettazione del responso degli spogli.

L’elogiata stabilità del paese delle ultime due decadi è stata supportata da una rapida crescita economica. Lo Zambia è infatti il secondo Paese africano produttore di rame dietro alla Repubblica Democratica del Congo ed è riuscito ad attirare nel tempo corposi investimenti stranieri, dalla Cina in primis, che hanno reso possibile la costruzione di nuove infrastrutture ed il miglioramento di quelle esistenti.

La crescita degli ultimi anni però non è riuscita nell’intento di svincolare l’economia del Paese dalla dipendenza da esportazioni delle materie prime. Il crollo del prezzo del rame ha generato un brusco calo per le stime di crescita del paese, acuito dal calo di produttività dovuto alle siccità ed alle carenze di energia: recenti stime fermano la crescita del paese al 3,7%, risultato più basso dal 1998 ad oggi, mentre l’inflazione viaggia attorno ai venti punti percentuali rendendo il costo della vita quasi insostenibile per la maggioranza dei cittadini.

Guardando alla reale situazione del paese infatti, ci si accorge che la crescita economica non è riuscita a tramutarsi in un miglioramento tangibile nello stile di vita dei cittadini: i due terzi degli abitanti vive ancora in condizione di povertà, l’aspettativa di vita rimane esageratamente bassa ed il livello di mortalità ed il debito pro capite sono ai livelli più alti del globo. Dopo anni di stabilità e crescita dunque, la stagnazione economica, l’indebolimento del kwacha, la moneta del Paese, e i problemi energetici hanno contribuito a raffreddare le speranze degli zambiani sul raggiungimento di migliori condizioni di benessere e di un aumento del tenore di vita.

Questa panoramica sulla situazione attuale dello Zambia aiuta a capire i motivi per i quali quelle dell’undici agosto sono state elezioni accompagnate da un elevato livello di tensione sociale. I candidati sono stati chiamati ad affrontarsi su problemi come la povertà, la disoccupazione giovanile ed il sistema sanitario, anche se la vera questione che ha catalizzato il dibattito politico è stata la situazione economica. I partiti di opposizione hanno provato a convogliare il sentimento di malcontento della popolazione accusando il presidente Lungu di aver portato il paese al collasso economico grazie alla pochezza delle politiche proposte ed all’inadeguatezza della disciplina fiscale del governo. Dall’alto della sua carriera di uomo d’affari, Hichilema ha promesso che avrebbe messo in campo la sua esperienza per offrire al paese una via di fuga dalla crisi.

Sull’altro versante, l’establishment governativa ha celebrato il suo operato come l’unica risorsa che ha reso possibile lo scongiuramento del collasso economico ed ha ridotto gli effetti catastrofici di una crisi possibilmente peggiore, promettendo ai cittadini un nuovo piano per diversificare l’economia del paese riducendo così la gravosa dipendenza delle casse governative dal prezzo del rame. Il presidente Lungu ha inoltre promesso terreni agricoli a tutti i minatori che hanno perso il proprio lavoro a seguito della chiusura delle miniere nella zona di Kitwe, una delle aree di estrazione minerarie più importanti del Paese.

L’aspra battaglia politica tra gli schieramenti rivali si è presto trasformata nella campagna elettorale più violenta della storia recente del paese, caratterizzata da atti di vandalismo, diffamazioni, discorsi incitanti all’odio ed aggressioni. Il clima di tensione in alcune aree è stato così preoccupante che la Commissione elettorale dello Zambia si è vista costretta ad interrompere la campagna elettorale nella capitale Lusaka ed altre zone del paese per 10 giorni. Durante questo periodo sono stati sospesi tutti i comizi pubblici, i cortei, le riunioni e le campagne porta a porta. L’8 luglio, alcuni sostenitori dell’UPDN hanno rifiutato di annullare una riunione organizzata in un quartiere di Lusaka e dagli scontri che ne sono scaturiti un uomo è rimasto ucciso dai colpi partititi da un membro della polizia.

Nel mese di giugno è stato chiuso uno dei principali quotidiani indipendenti del Paese, il Post, a causa di una presunta frode di circa 6 milioni di dollari di tasse arretrate. Il giornale, da sempre stato molto critico nei confronti del governo, già nell’anno precedente era finito sotto il mirino della polizia a causa di un articolo che riguardava una tangente pagata da un uomo d’affari cinese in cambio di un incontro con il presidente ad un membro della Commissione anti corruzione. Da molti cittadini e dai partiti di opposizione l’azione è stata vista come il tentativo di imbavagliare i media locali e l’informazione da parte di un governo messo alle strette dai propri fallimenti. Nelle proteste che seguirono la chiusura del quotidiano la polizia ha dovuto ricorrere al gas lacrimogeno per disperdere i manifestanti.

Altri casi di censura si sono registrati con la chiusura di alcune emittenti private da parte delle autorità delle telecomunicazioni con l’accusa di essere rischiose per la stabilità del paese, sorte capitata alla principale stazione televisiva privata del paese, la Muvi TV, ed a due radio legate all’opposizione, Komboni Radio e Radio Itezhi Tezhi. Il partito governativo e l’opposizione nel frattempo hanno continuato la propria campagna accusandosi duramente a vicenda di essere dietro alle violenze elettorali e di fomentare lo scontro nelle piazze per distogliere l’attenzione dei cittadini dai fallimenti delle rispettive proposte.

Se questo è stato il clima che ha portato alle elezioni, dopo l’annuncio dei risultati la situazione non è andata migliorando. Come detto in precedenza, i conteggi del caso hanno richiesto più tempo del previsto a causa della grande ed inaspettata affluenza alle urne. Le previsioni del giovedi, che vedevano in vantaggio Hichilema, sono state rovesciate nei giorni seguenti e Lungu si è imposto sul diretto avversario per circa 200.000 voti. Lo scarto esiguo, i ritardi della commissione ed il clima di tensione attorno a queste elezioni ha convinto i vertici dell’UPND a presentare un ricorso ufficiale. Hichilema ha pubblicamente accusato la commissione elettorale di brogli e di aver manipolato i risultati per permettere la rielezione di Lungu.

Hichilema ha presentato diverse domande per la cancellazione delle elezioni, l’ultima respinta lunedì 12 settembre. La corte costituzionale aveva inizialmente concesso un periodo di tre giorni di tempo a Hichilema per presentare la sua domanda di ricorso con la motivazione di non aver avuto tempo sufficiente per preparare una documentazione dettagliata e le prove del caso salvo poi compiere un passo indietro. Il lunedì seguente il giudice della Corte Annie Sitali ha dichiarato che l’appello non sarebbe stato preso in considerazione poiché il deposito legale per presentare la domanda era terminato. Questo non ha fatto altro che aumentare il sospetto il Hichilema sulla possibile collusione tra governo e giudici, tanto da accusare Lungu di essere salito al potere in modo illegale ad anticostituzionale.

Hichilema ha invitato i suoi sostenitori a combattere per ripristinare i diritti democratici scomparsi dal paese, arrivando a definire chi lo avesse seguito nella sua campagna un combattente per la libertà. Fino ad ora, sono state arrestate più di 250 persone per proteste e contestazioni. L’investitura ufficiale di Lungu, prevista per il 23 agosto si è fatta attendere per quasi un mese, ed è regolarmente avvenuta il 13 settembre.

L’inizio del mandato presidenziale non è riuscito a sedare le proteste, continuate sotto forma di manifestazioni ufficiali ed atti di resistenza. Tra i due casi più eclatanti si segnalano il boicottaggio da parte dei partiti di opposizione dell’apertura ufficiale del Parlamento il 30 settembre e l’arresto di Hichilema e del suo vice Geoffrey Mwamba avvenuti il 5 ottobre per “incitamento all’insurrezione” e “raduno illegale” durante una visita ai propri sostenitori in carcere.

Il fatto ha suscitato critiche di molte organizzazioni internazionali ed umanitarie, preoccupate del la tenuta della libertà politica nel paese, e nonostante gli appelli all’unità nazionale ed al cammino congiunto per il bene del paese, la voce del presidente Lungu rimane sovrastata dalle grida dei contestatori. Ancora una volta dunque, bisognerà chiedersi se i veri vincitori di queste elezioni siano stati i cittadini.



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