L’incessante minaccia di al-Shabaab continua a lacerare la Somalia L’incessante minaccia di al-Shabaab continua a lacerare la Somalia
Il 25 gennaio l’attacco rivendicato da al-Shabaab ad un hotel di Mogadiscio frequentato da politici ha riacceso i riflettori su questo gruppo terroristico che... L’incessante minaccia di al-Shabaab continua a lacerare la Somalia

Il 25 gennaio l’attacco rivendicato da al-Shabaab ad un hotel di Mogadiscio frequentato da politici ha riacceso i riflettori su questo gruppo terroristico che incessamentemente logora il già debole stato somalo. Nonostante l’episodio non abbia ricevuto notevole attenzione da parte dei media italiani, è utile fare il punto della situazione, chiarendo l’identità e gli scopi di al-Shabaab e ricordando i numerosi attentati che si sono susseguiti di recente. Difatti, questo non è che l’ultimo episodio di una lunga serie di attacchi terroristici rivolti ad hotel frequentati da politici e da occidentali, all’aeroporto, e alle forze militari dell’AMISOM, la missione militare in Somalia coordinata dall’Unione Africana. Inoltre, è bene ricordare che al-Shabaab non pone solo una minaccia, scaturita dall’ostilità contro i Paesi impiegati nella lotta al terrorismo a matrice jihadista, alla Somalia, ma anche ai paesi circostanti.

Il 25 gennaio un veicolo si è scagliato verso l’entrata dell’hotel Dayah, collocato vicino ala Parlamento e alla Presidenza del paese, aprendo la strada a numerosi uomini armati, che sono entrati poi nell’hotel sparando vari colpi. Un’ulteriore esplosione si è verificata in seguito, quando i soccorsi, la polizia e i giornalisti erano accorsi sul luogo. Il bilancio è di 43 morti e 28 feriti. Al-Shabaab ha assunto la responsabilità per l’attacco rivolto al governo somalo, sostenuto dalla comunità internazionale e dalla missione dell’Unione Africana AMISOM. Questo attentato è accaduto due settimane dopo che il parlamento ha rinnovato il mandato al suo presidente Mohamed Osman Jawari, atto estremamente delicato in un paese in cui la politica è frammentata secondo le divisioni in clan, che si spartiscono le posizioni politiche di rilievo.

Per comprendere meglio la natura significativa e pericolosa di questo attentato, è imperativo analizzare le origini, l’identità, gli scopi e le tattiche di questa organizzazione terroristica. Harakat Shabaab al-Mujahidin, conosciuto comunemente come al-Shabaab, originariamente era l’ala militante del Consiglio Somalo delle Corti Islamiche, che si impadronì del sud della Somalia nel 2006. Si tratta di un gruppo di membri provenienti da diversi clan, che creano divisioni significative all’interno del movimento e alleanze fluide e mutevoli. La maggior parte dei componenti di al-Shabaab si arruola per combattere la battaglia contro il governo federale, più che per la jihad globale, secondo il sito governativo americano National Counterterrorism Center, anche se i leader di al-Shabaab rimangono affiliati ad Al-Qaeda, il che enfatizza il loro collegamento con il jihad.

Dopo essere stati sconfitti dall’esercito somalo ed etiope nel 2007, questo gruppo terroristico non ha desistito. Utilizzando tattiche di guerriglia e terroristiche, al-Shabaab ha sferrato attacchi contro il Governo Federale della Somalia, l’AMISOM (la missione in Somalia dell’Unione Africana), organizzazioni non governative, giornalisti, attivisti per la pace e numerose figure della società civile. Il gruppo ha anche esercitato controllo in aree strategiche del paese, arruolando, anche con la forza, i clan lì residenti e le loro milizie. La minaccia posta non solo al governo somalo, ma alla comunità internazionale è tale che nel 2008 il governo americano ha riconosciuto al-Shabaab come un’organizzazione terrorista straniera secondo la sezione 219 dell’Immigration and Nationality Act. Nel 2012 sono state addirittura offerte ricompense per chi possa fornire informazioni circa i leader di al-Shabaab, per poter facilitare la loro cattura. Nonostante il loro capo, Ahmed Abdi Godane, sia stato catturato dagli Americani nel 2014, i militanti di al-Shabaab non hanno cessato le loro violenze. Anzi, si sono riorganizzati e, seppur in minor numero, hanno esteso le loro operazioni con cellule in Uganda, Tanzania e Kenya. Il principale teatro della violenza di al-Shabaab rimane la Somalia. Infatti, questa organizzazione terroristica ha rivendicato vari attentati a Mogadiscio e nel nord e centro della Somalia.

I target sono soprattutto membri del governo, dell’AMISOM, e coloro che vengono percepiti come gli alleati del governo. Dal 2013, al-Shabaab ha esteso le proprie operazioni violente oltre i confini del paese, come dimostra l’attacco a settembre 2013 al centro commerciale Westgate a Nairobi, l’attacco in un ristorante frequentato da occidentali a Djibouti nel maggio 2014, e la strage di studenti a Garissa, in Kenya, ad Aprile 2015. Quest’ultimo attentato ha sconvolto la comunità internazionale a causa della sua brutalità: sono stati infatti uccisi 150 studenti, soprattutto cristiani. Al-Shabaab, infatti, in Kenya strategicamente sfrutta la situazione della comunità somala lì residente, musulmana, mal vista e poco integrata in un paese a maggioranza cristiana.

Ritornando nei confini nazionali, numerosi altri attentati hanno insanguinato la Somalia ad opera di al-Shabaab. Gli hotel sembrano il luogo preferito come teatro degli attacchi. Per esempio, il 30 agosto 2016 15 persone, tra civili e forze di sicurezza, sono rimaste vittime di un attentato terroristico suicida contro l’hotel SYL, mentre 45 sono rimaste ferite. Quest’hotel era già stato colpito il 26 febbraio 2016 da un altro attentato con 14 vittime, quando due veicoli erano esplosi lì vicino. Sempre colpendo hotel, al-Shabaab ha sferrato un attacco ad un hotel vicino all’aeroporto ed all’entrata dell’aeroporto stesso di Mogadiscio il 2 gennaio di quest’anno, per cui si contano 9 vittime. L’aeroporto è un altro luogo prediletto in quanto ospita il quartier generale dell’AMISOM, oltre ad altre organizzazioni internazionali governative e non governative. L’hotel vicino all’aeroporto, il Peace Hotel, è invece frequentato da clienti stranieri.

Tuttavia recentemente al-Shabaab non si è fermato ad attaccare hotel ed aeroporto, in cui ha potuto colpire politici e stranieri, ma il 25 ottobre ha fatto esplodere un camion contro un campo dell’AMISOM nel nord del paese, vicino alla frontiera etiope. Più recentemente, il 17 gennaio un soldato ugandese partecipante all’AMISOM e catturato a settembre 2015 è stato ucciso ed al-Shabaab ha diffuso il filmato dell’esecuzione, in cui il soldato chiede al presidente kenyota Uhury Kenyatta di ricordarsi dei kenyoti imprigionati da al-Shabaab. Infatti, come già accennato, l’AMISOM attrae l’ostilità di al-Shabaab proprio in virtù della sua funzione come forza armata atta a combattere al-Shabaab. L’AMISOM, inoltre, è composta da 22 000 soldati provenienti da Uganda, Kenya, Etiopia, Djibouti e Burundi. Di conseguenza, la furia di al-Shabaab prende di mira anche i singoli paesi che uniscono le forze per combattere questa organizzazione terroristica.

Sembra dunque che la minaccia posta da al-Shabaab dal 2006 ad oggi non accenni ad affievolirsi. Anzi, al-Shabaab nel tempo ha esteso i confini delle proprie azioni terroristiche oltre il territorio somalo e ha allargato la gamma dei suoi target. Al momento le forze dell’AMISOM, i paesi facenti parte dell’AMISOM, i politici somali e gli occidentali in generale sono le potenziali vittime di questa organizzazione terroristica, le cui azioni mescolano motivi religiosi, politici e culturali.

NOTE:

Marianna Griffini è ricercatrice associata del programma "Africa e America Latina" dell'IsAG.

‘’Somalie : au moins 28 morts et 43 blessés dans l’attentat de Mogadiscio’’, Jeune Afrique, 25 gennaio 2017.
‘’Somalie : le parlement renouvelle le mandat de son président, Mohamed Osman Jawari’’, Jeune Afrique, 11 gennaio 2017.
‘’Somalie : nouvelle attaque d’un camp de l’Amisom par les Shebab’’, Jeune Afrique, 25 ottobre 2016.
‘’Somalie : un attentat-suicide des Shebab contre un hôtel de Mogadiscio fait au moins 15 morts’’, Jeune Afrique, 30 agosto 2016.
‘’Somalie : un soldat ougandais exécuté par les Shebab’’, Jeune Afrique ,18 gennaio 2016.
‘’Terrorisme : le Kenya et la Somalie sous la menace Shebab’’, Jeune Afrique, 3 aprile 2015.


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