Gennaio di convegni all’Università: la nuova Costituzione tunisina raccontata dai giuristi tre anni dopo Gennaio di convegni all’Università: la nuova Costituzione tunisina raccontata dai giuristi tre anni dopo
Due interessanti convegni, rispettivamente quello del 12-13 e l’altro del 25-26 gennaio, tenutisi presso la Faculté de Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis... Gennaio di convegni all’Università: la nuova Costituzione tunisina raccontata dai giuristi tre anni dopo

Due interessanti convegni, rispettivamente quello del 12-13 e l’altro del 25-26 gennaio, tenutisi presso la Faculté de Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis hanno tracciato un’analisi piuttosto chiara della situazione giuridica tunisina, soprattutto in materia di diritti e libertà, a tre anni di distanza dalla nuova Costituzione. Il primo, intitolato Ve Journée Abdelfattah Amor de Droit Constitutionnel “La constitution du 27 janvier 2014, trois ans après”, si è tenuto in onore dell’omonimo giurista tunisino scomparso nel 2012 dopo aver rivestito cariche importanti come quella di relatore e membro del Comitato per i diritti umani dell’ONU e, in epoca più recente, di Presidente della Commissione d’inchiesta sulla corruzione sotto il vecchio regime. Amor è stato un esperto dei diritti umani e si è sempre battuto, particolarmente, per la libertà di religione e di credo. In questa occasione, ad introdurre i lavori, è stato l’illustre ex Ministro della giustizia Mohamed Salah Ben Aissa, il quale ha, tra le altre cose, considerato che il quadro dei diritti e delle libertà costituzionali potrebbe essere minacciato dallo Stato d’urgenza e dalla lotta al terrorismo. Inoltre, Ben Aissa ha anche sostenuto che il diritto penale rappresenta il miglior esempio per valutare la reale corrispondenza tra le leggi e la Costituzione.

La parola è poi passata al Professore Whaid Ferchichi1, il quale ha sottolineato l’importanza della società civile nell’evoluzione delle leggi che sono state votate dopo l’adozione della nuova Costituzione. Ancora oggi, il quadro della giustizia non è molto rassicurante, ha detto Ferchichi, poiché nel Paese rimane ancora alto il numero degli arresti così come il numero dei detenuti che non hanno subìto un processo. Gli arresti avvengono per lo più sulla base dell’applicazione della legge sugli stupefacenti n. 92-52 del 1992 e quella più recente sull’antiterrorismo, già applicata nel 2003 sotto il regime di Ben Ali, modificata nel 2015 con l’inasprimento delle pene e l’introduzione della pena capitale. Oltre all’applicazione delle predette normative, peraltro foriere di contestazioni, sulla base di ulteriori disposizioni di legge si è proceduto all’arresto di altre persone incriminate di sodomia ex art. 130 del codice penale. Oggetto di censura da parte del suddetto giurista sono stati, poi, l’art. 226 c.p.  relativo all’attentato al pudore pubblico, che per Ferchichi rappresenta un precetto assai arcaico ancora vigente e l’art. 125, sempre del codice penale, che contempla il reato di diffamazione a danno delle forze dell’ordine, spesso strumentalizzato al fine di limitare il lavoro dei giornalisti. Rimangono poi casi isolati, ricorda il Professore, di giovani arrestati solo perché appartenenti ad una confessione religiosa non ordinaria, come nel caso emblematico dell’arresto di alcuni liceali minorenni accusati di appartenere ad una setta satanista. Lo studioso ha, altresì, manifestato le proprie perplessità in merito a probabili ed importanti violazioni della privacy, che potrebbero derivare dall’installazione delle telecamere di sorveglianza e dall’utilizzo dei dati personali contenuti nelle carte d’identità elettroniche. Fermo restando i suddetti limiti, la nuova Costituzione contiene tutte le potenzialità per donare un volto diverso al Paese ove si consideri, sempre a detta di Ferchichi, che i diritti e le libertà non sono solo espressi al capitolo II, ma risultano consacrati ovunque nel testo. La Costituzione, continua il giurista, ha, comunque, affermato altre generazioni di diritti tra cui quelli economici, sociali, culturali e quelli legati allo sviluppo, mentre diverse leggi sono state varate: la legge relativa all’economia, specialmente riguardo al partenariato pubblico – privato; la legge relativa al sociale, soprattutto quelle che supportano la condizione delle disabilità; la legge relativa al Consiglio dei tunisini all’estero con affermazione della parità tra uomo e donna nell’elettorato passivo.

Con il successivo intervento, Monia Kari2 ha inteso riprendere il discorso relativo alla conformità tra diritto penale e Costituzione, proseguendo nel dire che esiste un diritto soggettivo ad un processo equo, ex art. 108 Cost., il quale deve anche concludersi in un lasso di tempo ragionevole con garanzia della parità della parti davanti alla legge e di assistenza giudiziaria ai meno abbienti. Kari ritiene che, prima di tutto, sia necessario uniformare il codice penale alla Costituzione e poi agli obblighi sottoscritti a livello internazionale. Per la studiosa, il nuovo codice penale dovrebbe quindi avere: – un titolo introduttivo che riassume i princìpi generali del diritto penale; – non incriminare gli atti relativi all’esercizio dei diritti e libertà individuali; – rinforzare la protezione dei bambini; – lottare contro la tratta delle donne; – stabilire i crimini incorporando tra essi anche quelli internazionali come il genocidio o i crimini contro l’umanità; – rispettare il principio di uguaglianza uomo-donna all’atto dell’incriminazione e nella qualificazione dei criminali e delle vittime; – prendere in considerazione gli interessi delle persone e delle famiglie nell’esecuzione delle pene; – riservare la pena di morte ai casi estremi.

Il convegno è proseguito con l’intervento di Khaled Mejri3 il quale, introducendo il tema dei diritti e delle libertà, ha citato l’art. 49 della Costituzione che riconosce alla legge proprio il compito di fissare le restrizioni relative ai diritti e alle libertà. Oggetto del suddetto articolo sono tutte le libertà, compresa quella di credo. Ciononostante, restano alcuni diritti inderogabili tra cui, per esempio, quello di interdizione della tortura che, afferma Mejri, in virtù del bene tutelato, non soffre alcun limite. I diritti, infatti, vengono tutelati diversamente riguardo alla importanza che viene loro accordata. Ci saranno, pertanto, diritti che godranno di una tutela rafforzata ed altri meno protetti, come il caso del diritto di proprietà. Per il giurista, le autorità che dovrebbero intervenire in tema di protezione dei diritti sono: il Legislatore, l’Amministrazione, il Giudice e le Istanze costituzionali. Il Giudice, spiega Mejri, proprio in virtù dei limiti stabiliti dall’art. 49 Cost., deve intervenire per dare una interpretazione comunque restrittiva, esprimendosi sull’adeguatezza delle misure limitative. Ed in proposito, Salah Ben Aissa, in linea con il discorso di Majri, ritiene che il Legislatore abbia usato, non a caso, due termini arabi per esprimere il grado di tutela da accordare ai diritti. In particolare, il termine arabo mases sta ad indicare l’insieme di quei diritti suscettibili di maggiori limitazioni, come ad es. il diritto di proprietà, rispetto ad altri che, proprio per la loro maggiore importanza, sono qualificati neil e richiedono una tutela maggiore come è il caso del diritto alla vita.

Kamel Ben Masoud, per rispondere a Mejri, il quale aveva parlato anche dell’intervento dell’Amministrazione nella protezione dei diritti, afferma che l’art. 49 Cost., in realtà, si riferisce esclusivamente all’opera del legislatore eccetto i casi in cui l’amministrazione interviene nell’applicazione delle leggi durante la sua relazione diretta con i cittadini. Salwa Hamrouni4, invece, sempre con riguardo all’art. 49, ha sostenuto come lo stesso non prenda in considerazione i diritti inderogabili, puntualizzando, altresì, che il diritto alla vita, di cui all’art. 22, risulta privato della sua essenza in ragione della  prevista pena di morte. Salsabil Klibi5, invece, è successivamente intervenuta per trattare la questione riguardante il rapporto intercorrente tra potere legislativo ed esecutivo. Una relazione, questa, che, a dire della stessa, appare confusa e soggetta all’influenza del sistema politico. Non a caso, la docente ha fatto osservare come siano già state formulate questioni inerenti alla revisione della Costituzione non potendo escludere ipotesi come quella che vede dominare un solo partito in Parlamento, col rischio di eventuali derive autoritarie, o quella della dominazione di un determinato partito politico sul potere esecutivo e legislativo. Salsabil Klibi non ha mancato, poi, di evidenziare il problema, tuttora esistente, relativo alla legittimità delle due “teste” dell’Esecutivo, e cioè che il Presidente gode di una legittimità democratica, in quanto votato direttamente a suffragio universale, mentre il Capo del governo, risulta semplicemente nominato.

In merito alla ripartizione delle competenze, continua la Klibi, l’art. 71 evidenzia una relazione orizzontale tra le due “voci” dell’Esecutivo in quanto ne stabilisce l’esercizio in comune, mentre i successivi articoli 77 e 91 ne distribuiscono le competenze: il primo al Presidente della Repubblica ed il secondo al Capo del Governo. Ad ogni buon conto, esiste una sorta di confusione tra le competenze, spiega Salsabil Klibi, soprattutto se si prende in considerazione il combinato disposto dei predetti articoli 77 e 91 ai sensi del quale è il Capo del governo a fissare la politica generale dello Stato e ad essere consultato dal Presidente nelle questioni di politica generale riguardanti la difesa, la sicurezza nazionale e le relazioni con l’estero. Nondimeno, sostiene la giurista, forti criticità sussistono  piuttosto riguardo al  paesaggio politico che appare fragile ed instabile. Essa cita, a tal proposito, un esempio, quello del governo di Habib Essid, caratterizzato da una certa “neutralità” diversamente da quanto avviene in un regime parlamentare, ove il Governo è responsabile davanti al Parlamento. Con riguardo alle Istanze indipendenti, Chawki Gaddes6 ha ricordato che quelle costituzionalizzate sono cinque ma ne  esistono  altre che non figurano nella Costituzione e che, comunque, assumono carattere costituzionale per la legge. Il carattere che dovrebbe accomunare tutte le Istanze è quello dell’indipendenza, ma, tutt’oggi, spiega Gaddes, esse sono composte da un numero insufficiente di membri permanenti; sono dipendenti in termini di budget; non hanno risorse proprie; il controllo finanziario sulle stesse è preventivo, concomitante e a posteriori; sono soggette ad una possibile revisione riguardante i rapporti che devono essere sottomessi e discussi davanti all’Assemblea. Sul punto, è intervenuto Chafik Sarsar, Presidente dell’Istanza superiore per le elezioni, il quale, a chiusura del convegno, ha inteso  riassumere la sua esperienza, ribadendo che le Istanze Indipendenti rappresentano, ad ogni modo, una novità nel panorama del diritto pubblico. In particolare, il lavoro svolto dall’Istanza da lui rappresentata, specie con riferimento alle elezioni del 2014, è stato positivamente valutato da più organizzazioni internazionali, mentre nel mese di settembre 2015, nell’ambito della pianificazione delle elezioni locali, l’Istanza ha invitato i differenti attori (partiti politici, Governo e Parlamento) stabilendo, altresì, la data del 30 ottobre 2016 per le elezioni locali, che poi non si sono tenute.

Il secondo colloquio “La Constitution Tunisienne du 27 janvier 2014: trois ans de pratique constitutionnelle” è stato inaugurato dalla figura del noto giurista Rafaa Ben Achour nonché membro della Commissione dell’Unione Africana di diritto internazionale. L’emerito Professore ha subito commentato che è ancora troppo presto per tracciare un esauriente bilancio della pratica costituzionale dopo tre anni dalla nascita del nuovo testo. Occorrerà quindi del tempo ma, in ogni caso, ha proseguito il giurista, essa è scritta bene poiché i suoi princìpi generali e le garanzie dei diritti e delle libertà sono adeguati agli standards internazionali. Per Ben Achour, appare quanto mai necessario, facendo ricorso all’istituto della revisione Costituzionale, rimediare al problema del palese squilibrio tra potere legislativo ed esecutivo che si risolve a danno di quest’ultimo. Lo stesso Presidente della Repubblica, il quale rappresenta, insieme al Capo del governo, l’Esecutivo, riferisce Ben Achour, pur essendo eletto a suffragio universale diretto, si trova privato di ogni efficace mezzo d’azione.

Appare tacito che esistono non poche lacune e zone d’ombra nella nuova Costituzione, ma il noto giurista ritiene che solo la corretta interpretazione ed applicazione delle norme costituzionali permetterà di superare le difficoltà interpretative sulle questioni oggi dibattute. Occorre, altresì, far funzionare correttamente le istituzioni costituzionali come il Consiglio Superiore della Magistratura, i cui membri sono stati recentemente nominati, nonché la Corte Costituzionale, alcune tra le Istanze costituzionali indipendenti ed il Potere locale. In merito poi a quest’ultimo, la Costituzione più volte richiama la questione del decentramento, dal principio dell’equità tra le regioni, nel preambolo, all’art. 14, nonché all’intero capitolo VII, intitolato, per l’appunto, “Du pouvoir local”. Il Professore ricorda che attualmente questo potere è esercitato da alcune delegazioni speciali che sono state istituite nel 2011, successivamente alla dissoluzione dei Consigli municipali eletti sotto l’anziano regime.

Il quadro giuridico in vigore resta tutt’oggi rappresentato dalla legge organica n. 75-33 del 14 maggio 1975 ed in virtù dell’art. 148 delle disposizioni transitorie della Costituzione, le norme riguardanti il capitolo VII della Carta costituzionale assumono efficacia con l’entrata in vigore delle legge organica di riferimento. Il Potere locale è stato oggetto di diversi progetti di legge, tutti sottoposti al voto dell’Assemblea, anche se il disaccordo ha riguardato la questione dell’attribuzione del diritto di voto delle forze dell’ordine in tema di elezioni locali. Elezioni, queste, fissate dal Ministro degli affari locali alla fine del 2016 ma che ora si pensa possano slittare alla fine del 2017. Anche il potere giurisdizionale ha subìto non pochi arresti, a partire dal dibattito sull’elezione dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura, previsto già dall’art. 148 della Costituzione, che prevedeva dovesse essere istituito già dopo sei mesi dall’entrata di quest’ultima. All’uopo, la legge organica adottata il 23 marzo 2016 ha permesso, successivamente, l’elezione dei membri del CSM, i quali, a detta di Ben Achour, contribuiranno alla messa in opera della tanto attesa Corte costituzionale poiché quattro membri della stessa dovranno essere nominati dal Consiglio Superiore della Magistratura. Il Professore resta, dunque, favorevole ad una revisione della Costituzione che preveda un regime parlamentare a dominanza presidenziale poiché risulta del tutto evidente la mancanza di equilibrio tra i due Organi dell’Esecutivo. Al colloquio, oltre allo stesso Presidente dell’ISIE, hanno partecipato anche giuristi stranieri come la Professoressa Tania Groppi dell’Università di Siena; Peter Rimmelle, Direttore del programma regionale della Konrad – Adenauer – Stifung per la promozione dello Stato di diritto in Medio Oriente e in Africa del Nord; Robert S.M. Dossou, già Presidente della Corte Costituzionale in Bénin; El Rhazi Sebhallah, già membro del Consiglio Costituzionale marocchino. Ognuno di essi ha fornito un contributo tale da riassumere l’esperienza costituzionale tunisina nei primi tre anni di vita della Costituzione.

Va, in ogni caso, evidenziato come in entrambi i colloqui siano riemerse alcune criticità che, comunque, possono essere superate, seppur in parte, per mezzo dell’attività del legislatore, della interpretazione giudiziale, ma, soprattutto, con riferimento al potere esecutivo, con una seria revisione costituzionale. Non a caso, nel corso del mese di dicembre dello scorso anno, si è provveduto ad eleggere i membri del CSM e questo, senz’altro, permetterà la successiva formazione della tanto reclamata Corte Costituzionale. Tutt’oggi, dunque, il precipuo impegno della Tunisia è rappresentato dal rafforzamento della democrazia, che non sembra ancora così lontana. È di pochi giorni, infatti, la notizia che il Parlamento ha approvato un emendamento che permetterà alle forze dell’ordine di esercitare il loro diritto al voto in ambito di elezioni municipali e regionali, con ciò proseguendo il cammino verso il decentramento amministrativo e rinvigorendo la speranza per delle riforme costituzionali importanti.

NOTE:

1. Whaid Ferchichi, Professore alla Faculté des Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis.
2. Monia Kari, Docente alla Faculté des Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis.
3. Khaled Mejri, Docente alla Faculté des Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis.
4. Salwa Hamrouni Professoressa alla Faculté des Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis.
5. Salsabil Klibi, Docente alla Faculté des Sciences Juridiques, Politiques et Sociales de Tunis.
6. Chawki Gaddes, Presidente dell’Istanza nazionale della protezione dei dati personali (INPDP).


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