Karl Haushofer: un’introduzione Karl Haushofer: un’introduzione
Il 10 marzo 1946 Karl Haushofer si suicida con la moglie Martha Mayer-Doss nella sua fattoria di Ammersee, Baviera: la parabola della sua vita... Karl Haushofer: un’introduzione

Il 10 marzo 1946 Karl Haushofer si suicida con la moglie Martha Mayer-Doss nella sua fattoria di Ammersee, Baviera: la parabola della sua vita si concluse in un biglietto con il quale, tra la disperazione e il senso di sconfitta, chiedeva – vanamente – di essere consegnato all’oblio1. Il suicidio sembrò loro l’unica via di uscita. La famiglia Haushofer fu accusata di gravitare nell’orbita del regime nazionalsocialista già dai suoi albori. Il rapporto con quel potere (alquanto ambiguo) costerà quindi al generale l’accusa di essere rappresentante di una visione più populista del pangermanesimo o del cosiddetto imperialismo germanico.

Ad un’analisi più approfondita invece la realtà rivela un’altra storia e delinea i tratti di un uomo conservatore2, le cui idee presero forma fra due eventi che furono entrambi precedenti l’avvento del nazismo: da un lato la sconfitta tedesca nella prima guerra mondiale e la fortissima frustrazione nazionale che si sviluppò sotto il peso punitivo pesantissimo del Trattato di Versailles; dall’altro il Drang nach Osten3, la marcia verso oriente della Germania guglielmina, che sembrò concretizzarsi con la costruzione della ferrovia Berlino-Baghdad (tentativo da parte tedesca di delimitare una zona d’influenza nel Vicino Oriente)4. Tutto questo lo portò, già negli anni Dieci, ad individuare il leitmotiv che avrebbe guidato la geopolitica degli anni immediatamente successivi; recuperando l’Heartland di Mackinder, il generale vide chiaramente nel fronte costituito da Usa, Gran Bretagna e Francia il nemico talassocratico naturale che si contrapponeva al blocco tellurocratico eurasiatico.

La vita di Haushofer è densa di eventi; nacque a Monaco nel 1869 da Max Haushofer, professore di economia, e Adele Frass. Rimase orfano a soli tre anni e venne così allevato dalla famiglia materna, crescendo in un ambiente culturale piuttosto vivace, circondato da personalità intellettuali e artistiche di spessore. Ricordando la sua infanzia felice, non mancò di far notare come non esistesse alcun tipo di classismo nella Baviera di fine Ottocento, permettendogli di sviluppare affabilità e cordialità, tratti che saranno sempre presenti nelle sue iniziative (Steuckers).

Dopo gli studi liceali, a diciott’anni scelse la carriera militare che sembrava accattivarlo di più. Nel 1896 sposò la giovane e coltissima Martha Mayer-Doss, proveniente da Mannheim, di discendenza sefardita da parte di padre e aristocratica da parte di madre. I caratteri dei due si compenetrarono perfettamente: la metodicità di Martha fece da contrappeso (necessario) alla luminescente intelligenza del marito5. Ebbero due figli: Albrecht (1903-1946), che come il padre s’interessò alla geografia e alla geopolitica superando, secondo alcuni, in lungimiranza il generale; Heinz (1906-1988), invece, riscosse un notevole successo nel campo dell’agronomia. Tra i due, la figura di Albrecht è piuttosto rilevante nella misura in cui ebbe un ruolo importante nella resistenza tedesca, circostanza  che gli costò la vita a Moabit nel 1945.

Sono anni concitati: tra il 1907 e il 1908 compie una scelta fondamentale per lo sviluppo della sua sensibilità culturale nonché di grande ispirazione per le successive speculazioni geopolitiche: decise di partire per il Giappone in qualità di addestratore militare imperiale. Non solo la permanenza, ma anche il viaggio fu di sicura ispirazione per Haushofer; lungo il tragitto fece diverse tappe che gli diedero la possibilità di confrontarsi con personalità di spicco quali Lord Kitchener e Sir Chamberlain e Stefan Zweig. In Giappone gli Haushofer riuscirono a inserirsi completamente tanto da accattivarsi le simpatie dell’imperatore e dell’imperatrice, stringendo rapporti duraturi che permisero loro di mantenere un canale di confronto aperto anche successivamente, durante i difficili anni di guerra.

Come anticipato, il Giappone fu di grande ispirazione per Haushofer; da quel viaggio infatti cominciò a prendere coscienza dell’importanza dell’area pacifica, base su cui edificherà parte dell’impianto delle sue considerazioni geopolitiche. In particolare il viaggio di ritorno, fatto attraverso la linea Transiberiana, che gli diede modo di intuire il valore strategico della grandezza del territorio russo, confermò nella sua visione la validità della teoria mackinderiana dell’Heartland che successivamente non solo venne ripresa, ma capovolta da Haushofer in esortazione all’élite dirigenziale tedesca.

Tornato in patria reppresentò uno dei canali maggiori attraverso cui il modello giapponese si trasmise in Germania determinando, secondo Losano, una prospettiva scintoista anche per la società tedesca che doveva venire6. L’intuizione di Losano, meritoria di attenzione e approfondimento, lascia un interessante spazio alla ricerca anche in relazione alla banale vocazione militaristica del Reich hitleriano, la quale potrebbe essere ricondotta tanto alla tradizione prussiana, quanto al modello giapponese.

Tornato in Germania cominciò a seguire i corsi di geografia all’università sotto la guida di Erich von Drygalsky. Intanto nel 1913 diede alle stampe Dai Nihon (Il grande Giappone), un bilancio della sua esperienza non tanto militare, quanto  antropo-geografica. Nel 1914 scoccò l’ora del primo conflitto mondiale e Haushofer venne chiamato al fronte ed è durante questo periodo che sistematizzò il suo pensiero,  anche attraverso la lettura, tra gli altri, di Ratzel e Kjellén. Alla fine del conflitto lasciò l’esercito e si dedicò in via esclusiva all’attività accademica, tanto da arrivare alla laurea nel 1919, per essere chiamato a tenere il primo corso nel 1921 in qualità di professore di Geografia Umana. Nello stesso anno incontrò Rudolf Hess, che come noto ebbe un ruolo importante nella vita del generale, sopratutto dopo le leggi di Norimberga: la moglie di Haushofer essendo di discendenza ebraica rientrava a pieno nelle politiche discriminatorie del regime, così come i figli della coppia, considerati “semi-giudei”.

Rispetto a questa circostanza Hess cercò sempre di mettere a riparo la famiglia Haushofer, riuscendovi con successo fino al 1941, quando il volo – senza ritorno – verso la Gran Bretagna del delfino di Hitler cambiò le carte in tavola e il generale e la sua famiglia caddero in disgrazia. La situazione venne complicata ulteriormente sia dai già citati rapporti del figlio Albrecht con la resistenza tedesca che dall’ambiguità di Haushofer verso lo stesso regime. Sulle pagine della Zeitschrift für Geopolitik (fondata negli anni Venti) cercò sempre di mantenere un profilo basso, evitando di scagliarsi apertamente contro il regime al fine di lasciare un canale aperto di confronto.

L’impegno politico di Haushofer fu costante e importante, soprattutto durante gli anni di Weimar:  aspro critico della pace di Versailles, fu promotore della revisione degli accordi, che difatti lasciavano la Germania fuori dal giogo europeo e mondiale e che molto avrebbero significato rispetto alla politica tedesca degli anni successivi.

Come anticipato, sin dal 1933, con la presa di potere del partito nazionalsocialista, cominciò il difficile rapporto della famiglia con il regime. La situazione si aggravò con l’entrata in guerra, quando Albrecht stesso lasciò il suo ruolo di funzionario pubblico presso il Ministero di von Ribbentrop. Haushofer stesso fu sempre più vittima della censura nazista ma cercò costantemente la mediazione. Tuttavia l’invasione dell’Unione Sovietica ad opera della Germania hitleriana segnò il divorzio definitivo dal regime. Nel 1944, posto sotto un rigido controllo, il generale venne internato per un breve periodo a Dachau, mentre i suoi due figli vennero arrestati nei mesi seguenti in seguito al fallito attentato a Hitler. Albrecht fu ucciso nell’aprile del 1945, mentre il fratello, Heinz, fu liberato.

Durante il processo di Norimberga il generale fu interrogato da alcuni ufficiali americani, tra cui Padre Edmund Walsh il quale, conscio sia dello scarso peso avuto da Haushofer nelle politiche del governo nazista che delle novità scientifiche da egli introdotte, lo invitò presso la sua università. Il generale scelse peraltro di ritirasi  nella sua casa in Baviera, dove nel marzo del 1946 decise di suicidarsi con sua moglie7.

Ora, come detto in apertura, Haushofer accompagnò il suicidio con un biglietto in cui chiedeva di essere dimenticato e cosi sarà; stessa sorte toccò anche alla disciplina geopolitica che verrà proscritta tanto dal linguaggio politico quanto dagli ambienti accademici. L’accusa era chiara: collusione con il regime nazista. La narrazione dominante per i successivi anni fu proprio quella di una disciplina asservita al potere che con la sua pretesa di scientificità avallava la politica scellerata, sopratutto estera, del Terzo Reich.

Fino a buona parte degli anni Ottanta circolarono notizie distorte sia dell’avventura della Geopolitik tra gli  anni Venti e Trenta che di Haushofer stesso, il quale venne accusato di aver fornito, attraverso la disciplina geopolitica, una base ideologica a Hitler, di aver scritto o quantomeno ispirato la scrittura del Mein Kampf e di aver animato il dibatto politico attraverso l’Istituto di Geopolitica di Monaco. La storia, alla prova dei fatti, si rivelerà diversa: come egli stesso dichiarò nel suo “testamento”, non esistette mai nessun Istituto, né i suoi rapporti con il Führer furono mai “personali”, ma anzi attraverso la sua Rivista cercò sempre di dare voce ad un’alternativa politica. Semmai ci fu la volontà, nonostante tutto, di restare fedele alla propria scienza. Come riporta infatti nel suo testamento intellettuale, il suo intento fu sempre quello di servire, attraverso la nuova disciplina, gli interessi tedeschi; al massimo ci fu un’evidente strumentalizzazione da parte del regime di concetti come quello di Lebensraum, che però da parte del generale non venne mai letto in chiave razzista, come, al contrario, venne evidentemente fatto dal regime.

A tal proposito sembra opportuno  operare una separazione intellettuale, come riportato da egli stesso nel documento firmato alla presenza di Walsh dopo l’interrogatorio a Norimberga, tra gli scritti precedenti il 1933 e quelli successivi. La salita al potere di Hitler dunque fu uno spartiacque significativo che, come già detto, costò al generale il controllo su quanto scrivesse da parte di quattro differenti censori: «Con riferimento agli anni dal 1919-1933, se all’inizio di maggio [1945] tutti i miei strumenti di lavoro scientifico non fossero stati prelevati  e in parte trasferiti (sia pure con promessa di restituirli) da una commissione diretta dal ten. Morgenstern del Signor Kaufmann, avrei potuto mostrare numerosi corsi la cui struttura coincide, ad esempio, con lo schema “Methodology” del “Course on Geopolitics” presso la School of Foreign Service della Georgetown University del 1 luglio del 1944. In quel materiale si ritrovano anche gli appunti per le mie lezioni»8. Al contrario quanto scritto successivamente il 1933, «avvenne under pressure e deve essere valutato sulla base di questa circostanza9».

Più ampiamente poi, la produzione scientifica della Geopolitik è risultata essere più dinamica durante gli anni di Weimar piuttosto che durante il Terzo Reich e non solo per la “banale” opera censoria che caratterizza ogni regime totalitario, ma perché in una società in cui nulla sfugge al controllo tutto è deciso e si risolve nella figura del leader, lasciando così pochissimo spazio di manovra a discipline a forte sensibilità politica, come risulta essere la Geopolitica nella sua accezione più generale, e la Geopolitik in particolare, la quale aveva trovato ragione d’essere proprio in quei nodi lasciati irrisolti dalla ripartizione dello spazio europeo decisa a Versailles nel giugno del 1919.

NOTE:

1 Holger H. Herwing, The Daemon of Geopolitics: Karl Haushofer, Rudolf Hess and Adolf Hitler, University of Calgary.
2 Politicamente Haushofer si collocava su posizioni socialdemocratiche (ala destra), pur restando fermo nella sua critica alla democrazia e apprezzando il “formidabile idealismo” bolscevico.
3 Drang Nach Osten (letteralmente “spinta verso est”) è l'espressione che venne usata dagli intellettuali tedeschi a partire dal XIX secolo e venne recuperata, o per meglio dire inglobata, nel pensiero nazionalsocialista per indicare i movimenti di popolazione germanica e l'espansionismo tedesco verso l'Europa orientale cominciato durante il Medioevo e che si conclude solo alla fine della Seconda guerra mondiale. Il concetto di Drang Nach Osten è intimamente legato a quello di Lebensraum, ma che grossolanamente può essere  qui definito come il paradigma secondo cui ogni popolo ha diritto a un territorio e a una quantità di risorse proporzionale alla propria popolazione; nella realtà politica di allora la teoria si tramutava in pratica nei territori a Est della Germania che essendo relativamente sottopopolati, erano in grado recepire la forte pressione demografica tedesca.
4 La Baghdadbahan si realizzò tra 1903 e i 1940: rappresentò un vero e proprio capolavoro di ingegneria ferroviaria e fu uno dei progetti infrastrutturali più articolati dell'epoca. Oltre i pregevoli aspetti tecnici, la ferrovia Berlino-Costantinopoli-Baghdad costituiva un vero e proprio progetto geopolitico di marcato carattere economico che la Germania guglielmina ambiva a realizzare in Medioriente. Per ulteriori approfondimenti: Ferrovia Berlino-Baghdad: un caso di cooperazione eurasiatica?, eurasia-rivista.com, 19 febbraio, 2014.
5 Di Martha Mayer Doss si conosce poco e nella maggior parte dei casi viene ricordata solo per la sua origine ebraica, proprio a voler sottolineare il paradosso rispetto al destino della sua famiglia.
6 Losano M., La Geopolitica del Novecento. Dai grandi spazi delle dittature alla decolonizzazione, Bruno Mondadori, Milano, 2011.
7 Walsh E., The mystery of Haushofer in Life, USA, 09/1946.
8 Brano tratto da Il testamento geopolitico di Karl Haushofer, di Losano M., "Limes", 02/2009.
9 Ibid.


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