Convegno “L’Iran al voto tra sanzioni e apertura internazionale” Convegno “L’Iran al voto tra sanzioni e apertura internazionale”
Lo scorso giovedì 11 maggio si è tenuto nella Sala Baracca della Casa dell’Aviatore il convegno “L’Iran al voto tra sanzioni e apertura internazionale”.... Convegno “L’Iran al voto tra sanzioni e apertura internazionale”

Lo scorso giovedì 11 maggio si è tenuto nella Sala Baracca della Casa dell’Aviatore il convegno “L’Iran al voto tra sanzioni e apertura internazionale”. L’occasione del dibattito intorno alle attuali problematiche di questo paese ha preso spunto dalla presentazione del nuovo numero della rivista dell’IsAG “Geopolitica”, L’Iran dopo le sanzioni: energia, giovani, islam, modernità, e crisi regionale.

L’evento, organizzato dall’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG), è iniziato con l’intervento del Vice Presidente Esecutivo dell’IsAG, Dott. Daniele Scalea, che, salutando il pubblico e ringraziando per la numerosa presenza, ha introdotto l’ultimo numero della rivista scientifica dell’Istituto. Erano presenti in sala anche il curatore del volume Raffaele Mauriello, in qualità di relatore, e il condirettore della rivista Matteo Marconi nelle vesti di moderatore. Il Dott. Scalea ha sottolineato tuttavia come l’incontro non volesse essere esclusivamente un’occasione per la presentazione della rivista, ma piuttosto un momento di proficuo confronto sulla situazione politica di un paese che sta andando incontro ad imminenti elezioni presidenziali. Il Dott. Scalea ha poi presentato i sei relatori al tavolo: le due giornaliste Luciana Borsatti (ANSA) e Vanna Vannuccini (La Repubblica), i due diplomatici Giulio Terzi di Sant’Agata (ex Ministro degli Esteri) e Alessandro Monti (MAECI), e i due accademici Matteo Marconi e Raffaele Mauriello (docente all’Università Allameh Tabataba’i di Teheran).

Ha preso a questo punto la parola il moderatore Dott. Marconi, che dopo aver brevemente illustrato la rivista e sottolineato il suo alto valore per i contributi ricevuti non solo da accademici italiani, ma anche da studiosi stranieri e da italiani in corrispondenza dall’Iran, autori di saggi dal taglio spesso volutamente critico e provocatorio, ha sollevato alcuni interrogativi che potessero veicolare il dibattito durante il convegno: cosa manca all’Iran per essere riconosciuto come uno dei cardini della geopolitica dell’area, ora che inizia ad essere considerato come un’isola di stabilità della regione? In un momento in cui la crescita demografica ha raggiunto il suo apice e apre al paese prospettive di grande sviluppo economico, l’Iran sarà in grado di gestire adeguatamente le sue risorse ed esprimere le sue potenzialità, o sarà schiacciato dal peso della disoccupazione e dalle sanzioni economiche ancora in vigore dopo l’accordo sul nucleare raggiunto con USA ed UE? Quali risvolti politici potrebbero avere nelle prossime elezioni le sanzioni economiche? Quale ruolo hanno giocato nell’accordo sul nucleare le sanzioni e la possibilità di una loro interruzione qualora l’Iran avesse accettato di scendere a patti?

Il primo relatore a intervenire e a cercare di dare risposta a tali quesiti è stato Alessandro Monti, capo dell’ufficio del Ministero degli Esteri che si occupa dei rapporti bilaterali non solo con l’Iran, ma anche con altri Stati dell’area, tracciando un quadro generale del paese: l’elezione del “moderato” Rouhani quattro anni fa è stata interpretata dall’Italia e da tutta l’UE come un chiaro segno di apertura dell’Iran al dialogo con l’Occidente e alla normalizzazione dei rapporti, come hanno dimostrato il JPCOA (Joint Comprehensive Plan of Action), l’attesissimo accordo sul nucleare raggiunto a Vienna nel luglio 2015 (entrato in vigore nel gennaio 2016), il ritiro di alcune sanzioni economiche e le reciproche visite tra Ministri degli Esteri e capi di Stato. Teheran, inoltre, si è finora dimostrata degna di fiducia, conducendo una politica diplomatica razionale e coerente sia con i paesi occidentali che con i paesi del Golfo, il che ha rassicurato l’Europa e portato a una nuova intensificazione dei rapporti economici con l’Iran, in particolare dell’Italia, che prima delle sanzioni era il suo principale partner commerciale. La strada è tuttavia ancora lunga, e il futuro è incerto, anche per il rischio che l’accordo sul nucleare sta correndo a causa del cambio di presidenza negli Stati Uniti e dell’esito delle prossime elezioni in Iran (anche se tutti i candidati, come avrebbe poi sottolineato il Dott. Mauriello, hanno palesato la loro intenzione di voler riconfermare l’accordo).

A seguire l’intervento di Vanna Vannuccini, da poco rientrata da Teheran ed esperta conoscitrice del paese, che segue con attenzione dal 1997. Dopo aver ringraziato il Dott. Marconi per gli interessanti spunti di riflessione da lui suggeriti, ha incentrato il suo intervento sulla profonda differenza tra “l’Iran formale”, ovvero il paese che emerge e appare prendendo in considerazione la sua legislazione, e “l’Iran informale”, ovvero il paese per come viene quotidianamente vissuto dalla popolazione: lo scarto, insomma, tra teoria e prassi. Facendo riferimento alla propria personale esperienza, infatti, la giornalista ha rilevato come nella vita di tutti i giorni gli Iraniani abbiano stipulato una sorta di tacito compromesso con il governo, che tollera alcune trasgressioni, purché non siano troppo evidenti. Il sistema, per non collassare, ha dovuto accogliere elasticamente le spinte di emancipazione e assecondare il cammino verso l’ammodernamento del paese, pur cercando di arginarlo. Il caso più eclatante, insieme al netto miglioramento della condizione delle donne (basti pensare che un cospicuo numero di donne è stato ammesso alla candidatura per le elezioni comunali dal Consiglio dei Guardiani) è quello dei social networks, in linea teorica proibiti, ma nella pratica utilizzati tanto dalla popolazione quanto a scopi di propaganda dal governo, che dunque è consapevole di avere un pubblico di Iraniani in rete piuttosto nutrito.

L’intervento successivo ha visto protagonista la seconda giornalista seduta al tavolo dei relatori, Luciana Borsatti, che ha orientato la sua relazione come approfondimento e commento di un saggio della rivista “Geopolitica”, quello ad opera di Raffaele Mauriello e Seyed M. Marandi, The West and the Saudi-Iran devide: moving beyond the old status quo. Secondo quanto messo in rilievo dalla Dott.ssa Borsatti, il problema principale che l’Iran deve affrontare oggi sarebbe la pericolosa intesa Washington-Riyad, ovvero l’alleanza tra due paesi con cui Teheran ha rapporti molto tesi. In questo contesto gli Iraniani hanno tutto il diritto di considerare come poco credibili le accuse di collegamenti con le organizzazioni terroristiche che vengono loro mosse dagli Statunitensi, dal momento che tali accuse arrivano da un paese che fa affari con l’Arabia Saudita, notoriamente crogiolo delle ideologie più radicali, come il wahhabismo. La giornalista è poi passata a una veloce rassegna di tutti i paesi principali dell’area mediorientale (Libia, Siria, Libano, Turchia, Qatar, Yemen), mettendo in luce il loro rapporto con il terrorismo e le reciproche interrelazioni, soffermandosi in particolare sul conflitto saudita-yemenita. I principali attori che si contendono l’egemonia del Medio Oriente rimangono tuttavia Arabia Saudita e Iran. Quest’ultimo è stato definito dalla giornalista come una “tigre di carta”: anche se possiede un apparato repressivo interno molto forte, non sembra avere un apparato militare proiettato all’esterno altrettanto efficiente.

A cambiare radicalmente prospettiva è giunto l’intervento di Giulio Terzi, che ha fatto un ritratto decisamente più cupo dell’Iran, mettendo l’accento sulla spinosa questione dei diritti umani sistematicamente violati dal regime attuale. Sebbene senza dubbio l’Iran abbia fatto dei passi avanti dalla rivoluzione del 1979, non si può dimenticare che la classe dirigente di allora, che era stata protagonista di atti di volontaria e vantata provocazione verso la Comunità Internazionale, come l’attacco all’ambasciata degli Stati Uniti e il sequestro delle “spie americane”, è la stessa che sta al potere oggi: come può dunque l’Occidente fidarsi di un governo nato da un movimento radicale decisamente e dichiaratamente anti-occidentale? Citando Kissinger, «l’Iran deve decidere se essere un paese o se essere una causa», l’On. Terzi ha sostenuto la necessità per Teheran di prendere una più chiara posizione, di decidere se comportarsi da Stato o da avanguardia della rivoluzione islamica mondiale. Nonostante la recente apertura al dialogo con l’Occidente, infatti, non si può negare il sostegno dell’Iran ad Hamas, Hezbollah e ad altre organizzazioni terroristiche, né il suo comportamento ambiguo riguardo la politica missilistica e la volontà di egemonia nella regione (meddling in the neighbour’s affairs).

L’ultimo intervento è stato quello del Dott. Mauriello, ricercatore e unico docente straniero all’Università di Teheran, e frequentatore del paese da più di vent’anni. La sua relazione si è incentrata sugli elementi positivi di progresso dell’Iran, quali l’emancipazione della donna e la tendenza in generale a un graduale riformismo, dopo aver sperimentato sulla propria pelle i drammi cui porta la rottura drastica del sistema (tendenza confermata dalle infelici vicende della Primavera Araba). Tuttavia, il vero focus del suo discorso sono stati i rapporti bilaterali stabilitisi e intensificatisi di recente tra l’Italia e Teheran, con reciproci vantaggi: l’Iran è il primo paese al mondo produttore di energia e il quarto di petrolio, il che lo rende un partner commerciale molto appetibile per un paese come l’Italia, che è invece povera di risorse energetiche.

Concluso l’intervento del Dott. Mauriello, il moderatore Matteo Marconi ha lasciato la parola al pubblico. In particolare, alcune persone di origine iraniana, attivisti o esuli politici impegnati dall’Italia nella lotta contro il regime e nell’aiuto degli esuli, hanno preso la parola con toni molto accesi criticando i relatori per gli interventi, a loro avviso, troppo parziali e incentrati sugli elementi di positività, che avevano a loro parere edulcorato l’immagine dell’Iran di oggi, oscurando le tante violenze ancora perpetrate dal regime ai danni della popolazione. Alle accuse ha risposto in particolare la giornalista Luciana Borsatti, che pur dichiarandosi assolutamente rispettosa del dolore e pur comprendendo il loro personale punto di vista, ha sottolineato che un intervento ad una conferenza non può essere onnicomprensivo ed esaurire ogni aspetto di un paese, ragion per cui è necessario che un relatore dia al proprio discorso un taglio tematico ed interpretativo preciso che limiti il campo di argomentazione.

Le conclusioni e i saluti sono arrivati dal Dott. Marconi che ha ringraziato i relatori per la loro disponibilità e tutti i presenti per la partecipazione.



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