Le controversie politico-giudiziarie degli oligarchi ex sovietici in Occidente Le controversie politico-giudiziarie degli oligarchi ex sovietici in Occidente
Il processo giudiziario attualmente in corso in Kazakhstan sulla controversia riguardante uno dei più noti oligarchi del XXI secolo, Mukhtar Ablyazov, si è arricchita... Le controversie politico-giudiziarie degli oligarchi ex sovietici in Occidente

Il processo giudiziario attualmente in corso in Kazakhstan sulla controversia riguardante uno dei più noti oligarchi del XXI secolo, Mukhtar Ablyazov, si è arricchita di un elemento inaspettato: i più zelanti sostenitori dell’ex proprietario della banca BTA hanno infatti rinunciato a sostenerlo. Non è un segreto per nessuno che la maggior parte degli oligarchi che vivevano nelle repubbliche ex sovietiche della CSI, una volta abbandonati i propri paesi d’origine, improvvisamente sono divenuti attivisti politici. Molti di coloro i quali nei rispettivi paesi avevano incarichi di alto livello si dichiarano oggi “dissidenti di coscienza” e rifugiati politici: in questo modo cercano di evitare di essere estradati in patria e giudicati davanti alla giustizia. Su di essi pendono spesso delle accuse molto gravi, che vanno dalla corruzione alla frode sino al concorso in omicidio.

Allo stesso tempo, capita spesso che gli oligarchi in fuga riescano ad ottenere non solo protezione e tutela da parte dei politici dei nuovi paesi che li ospitano, ma anche di ricevere tacito appoggio da parte di quelle forze che sono obiettivamente interessate a destabilizzare la situazione in diversi paesi dell’ex URSS. In questo senso,  Mukhtar Ablyazov incarnava alla perfezione il ruolo di “combattente politico” impegnato nella lotta per la democrazia. In primo luogo, egli aveva già usato la carta della politica quando era in Kazakhstan. Nel 2001, ad esempio, quando occupava il posto di Ministro dell’Energia, nei suoi confronti fu aperto un procedimento penale per corruzione, e per sfuggire alle accuse e alla condanna Ablyazov decise di aderire al movimento di opposizione “Scelta Democratica del Kazakhstan”.

Nonostante ciò fu condannato nel 2002, ma ottenne la libertà dopo solo un anno indirizzando una petizione con richiesta di indulto al Capo dello Stato. Poco dopo, annunciò che non si sarebbe più impegnato politicamente. Ma ben presto, come risulta da numerose inchieste, l’oligarca iniziò ad utilizzare i fondi della banca BTA per finanziarie rivoluzioni politiche nel vicino Kirghizistan (nel 2005), riuscendo poi ad acquisire beni a buon mercato in questo paese. La sua attività è divenuta nota anche in Russia: nel 2016 a Mosca è stato condannato per estremismo l’attivista ultranazionalista Aleksander Potkin (Belov), che riceveva finanziamenti proprio da Ablyazov. Così anche il nazionalista Dmitry Demuskhin, altro attivista radicale accusato di razzismo che aveva collaborato con l’oligarca, da cui entrambi avrebbero ricevuto ampio supporto in cambio della promozione dei suoi interessi commerciali.

Quando però è divenuto chiaro che la situazione della banca kazaka BTA si avvicinava ormai allo stato di insolvenza, Ablyazov ha deciso semplicemente di scappare dal Kazakhstan e, sin dall’apertura del processo penale nei suoi confronti, improvvisamente si è presentato all’estero come uomo politico perseguitato in quanto membro d’opposizione. In realtà, accusato di aver sottratto 7,5 miliardi di dollari, Ablyazov avrebbe anche potuto scegliere semplicemente di rifugiarsi in qualche piccolo paese senza far parlare di sé e senza rischio di essere estradato, per esempio da qualche parte in Africa o altrove. Nonostante secondo l’accusa egli abbia messo in opera truffe finanziarie assai complesse e sofisticate, i suoi giri di denaro illeciti potrebbero comunque essere ricostruiti dalle agenzie di intelligence occidentali sotto mandato della magistratura, viste le capacità tecniche di cui esse sono capaci. Ciò significa che se le autorità di uno dei paesi che hanno accesso ai conti di Ablyazov volessero, potrebbero ben accertare la realtà delle accuse. E questo forse aiuterebbe anche a capire meglio la passione dell’oligarca kazako per la democrazia e i diritti umani negli Stati post-sovietici.

Un altro fatto interessante è che sia in Kazakhstan che all’estero molti sostenitori dell’ex banchiere hanno cominciato a denunciare all’unisono quanto è terribile la vita in Kazakhstan. Questa azione di propaganda informativa è durata però fino a quando i tribunali del Regno Unito e del Kazakhstan non hanno iniziato a rivelare alcuni dettagli sulle operazioni fraudolente dell’ex banchiere. Fiutando l’aria che cambiava, i sostenitori stessi dell’oligarca, i capi e i collaboratori delle organizzazioni attraverso le quali veniva sottratto il denaro della banca, hanno cambiato posizione: più di duecento fra testimoni e persone informate dei fatti, la maggior parte dei quali si è presentata volontariamente alle autorità parlando talora della vicenda quasi come del “caso del secolo”.

Continuare a dipingere questo oligarca accusato dai tribunali di vari paesi come un “oppositore politico” del governo kazako attualmente in carica ormai non ha più senso, avendo egli perso l’appoggio di molti dei suoi sostenitori stranieri, che sono gli stessi che hanno smesso di supportarlo dopo averne elogiato le attività. Lo stesso sta capitando per ex compagni di strada dell’oligarca, come è il caso dei numerosi blogger che vivono all’estero, che hanno improvvisamente cambiato tono, e che adesso criticano con virulenza l’ex banchiere. Lo stesso Ablyazov ha capito queste giravolte, ed ecco perché, come ultima chance, ha annunciato per la seconda volta la creazione del movimento politico “Scelta democratica del Kazakhstan” (SDK). Con molta astuzia, il programma politico questa volta vede combinarsi miracolosamente alcuni slogan populisti destinati alle masse (aumento enorme di pensioni e salari, ad esempio), con l’allineamento ad alcune politiche del governo kazako che stanno effettivamente risultando efficienti.

Nel programma del partito SDK, ad esempio, viene supportato il programma di privatizzazione dei terreni varato dall’attuale governo, quando solo un anno fa l’oligarca si dichiarava ferocemente contrario e sosteneva anche le manifestazioni contro le dismissioni e le vendite. Tra i sostenitori del progetto di Ablyazov, a quanto sinora noto, ci sono il regista Bolat Atabayev che vive in Germania, Aidos Sadikov che vive in Ucraina e Ainur Kurmanov che vive a Mosca. Uno degli ex colleghi di Ablyazov che hanno improvvisamente cambiato idea, Erik Klishbayev, ha però “scoperto” che uno dei nuovi compagni di strada dell’oligarca, il già citato Aidos Sadikov, avrebbe problemi di salute mentale. Questo è ciò che Klishbayev ha scritto su un suo profilo social: «Aidos Sadikov è ufficialmente in cura in ospedale psichiatrico. Ho deciso di scavare nella sua storia e ho parlato con persone a lui vicine. Una di questa mi ha comunicato che Aidos è in cura in una clinica sotto le cure di uno psichiatra». Un altro blogger che fino a qualche mese fa sosteneva pienamente tutte le tesi di Mukhtar Ablyazov, Saken Zhusonov, improvvisamente ha cambiato anche lui casacca, dichiarando pubblicamente: «Ablyazov dovrebbe tornare nel suo paese, affrontando il processo e smettendola di muovere accuse dall’estero».

Gli alleati di ieri si mostrano non soltanto contro Ablyaxov, ma contro tutte le tesi e il programma del rinato partito SDK. Come scrive Klishbayev, «il fine di Ablyazov è di sottomettere al proprio volere tutta l’opposizione kazaka e arrivare a governare il Kazakhstan da oligarca». Inoltre, essi non si limitano ad esprimere dubbi sul fatto che Ablyazov sia “ingiustamente accusato», ma ormai dichiarano apertamente che egli  «ha rubato i soldi e i risparmi dei cittadini kazakistani». Non è impossibile che in un futuro prossimo la percezione del “caso Ablyazov” in un certo numero di paesi occidentali possa cambiare e l’ex oligarca venga finalmente estradato verso uno dei paesi che ne ha fatto richiesta. Ma non si può escludere neppure che la Francia e il Regno Unito, per evitare danni di reputazione, scelgano di processare e condannare direttamente l’ex banchiere, visto che gli elementi in loro possesso in materia di frode, riciclaggio di denaro, sponsorizzazione dell’estremismo politico sono più che sufficienti.

NOTE:

Erlan Zerastaev è analista di politica ad Astana, Kazakhstan


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