Le nuove strategie di contrasto al terrorismo nel Sahel Le nuove strategie di contrasto al terrorismo nel Sahel
Per molti anni il Sahel è stato sottoposto a una serie di crisi locali, regionali e nazionali che hanno creato instabilità e di conseguenza... Le nuove strategie di contrasto al terrorismo nel Sahel

Per molti anni il Sahel è stato sottoposto a una serie di crisi locali, regionali e nazionali che hanno creato instabilità e di conseguenza il terreno fertile per la diffusione del terrorismo islamico. In questo contesto il Mali è stato uno dei paesi maggiormente interessati, dovendo affrontare una profonda crisi con gravi conseguenze politiche e umanitarie. La situazione attuale è il risultato di problemi per lungo tempo rimasti irrisolti, come la debolezza delle istituzioni, la fragile coesione sociale e la marginalizzazione delle comunità del nord dello Stato. La condizione del paese si è ulteriormente aggravata a causa di fenomeni come la corruzione, il nepotismo e gli abusi di potere da parte dell’esercito.

In questo contesto di instabilità, nel gennaio del 2012 il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA), di origine Tuareg, insieme a gruppi armati di matrice islamica, tra cui Ansar Dine, Al-Qaeda nel Maghreb islamico (AQIM) e il Movimento per l’Unicità e la Jihad in Africa Occidentale (MUJAO) hanno dichiarato guerra al governo maliano nella parte settentrionale del paese. Inoltre la ribellione Tuareg è stata rafforzata dal rientro in Mali di miliziani che avevano partecipato alla guerra in Libia, prima della caduta del regime di Muammar Gheddafi. Ad aggravare la situazione ha contribuito nel marzo del 2012 un ammutinamento dell’esercito, scontento di come l’esecutivo stesse gestendo il conflitto. Questa ribellione si è trasformata in un colpo di Stato che ha portato al potere una giunta militare guidata dal comandante Amadou Sanago. Approfittando del collasso delle istituzioni centrali, l’MNLA è riuscito a conquistare le regioni di Kidal, Gao e Timbuctu e a proclamare l’indipendenza dello Stato di Azawad ad aprile del 2012.

In breve tempo, però, i contrasti tra le varie fazioni del Nord hanno prodotto una rottura all’interno del fronte antigovernativo e i gruppi di matrice jihadista hanno estromesso l’MNLA dalle città di Gao, Timbuctu e Kidal. Nel frattempo, dopo l’instaurazione della giunta miliare, i Capi di Stato della Economic Community of West African States (ECOWAS) hanno data incarico al Presidente del Burkina Faso, Blaise Compaoré di mediare nella crisi maliana. Nell’aprile del 2012 si è raggiunto quindi un accordo che ha portato alla formazione di un governo di transizione, guidato da un Primo Ministro con poteri esecutivi. Il 17 aprile Cheick Modibo Diarra ha assunto l’incarico e in agosto ha annunciato la formazione di un governo di unità nazionale. A partire dal gennaio del 2013, la situazione si è aggravata ulteriormente quando i gruppi di matrice jihadista hanno iniziato a conquistare terreno anche nella parte meridionale e occidentale del Paese, sconfiggendo l’esercito governativo nel nord della città di Konna, a circa 680 kilometri dalla capitale Bamako e prendendo il controllo della città di Diabaly.

L’avanzata di Ansar Dine, AQIM e MUJAO ha convinto l’esecutivo a chiedere l’intervento della Francia per restaurare l’integrità e la sovranità del paese. L’11 gennaio del 2013 “l’Operazione Serval” ha cominciato ad agire a sostegno delle forze governative e già verso la fine di gennaio molte delle città settentrionali, tra cui Diabaly, Douentza, Gao, Konna e Timbuktu, sono tornate sotto il controllo dell’esecutivo di Bamako. I gruppi jihadisti hanno subito diverse sconfitte ma non si può sostenere che la regione sia ritornata stabile, infatti continuano le attività di matrice terrorista e le operazioni militari in alcune aree del paese. Il bisogno di restaurare l’integrità e la stabilità del Mali e assicurare la sicurezza delle comunità del nord rimane quindi una sfida tuttora aperta. L’integrità territoriale infatti è solo il primo passo in quanto permangono molteplici problemi come i ripetuti attentati, la proliferazione degli armamenti, il narcotraffico e altre attività criminali che continuano ad ostacolare la stabilità e lo sviluppo del paese.

Proprio per sostenere il processo di transizione e pacificazione, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato all’unanimità la missione United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali (MINUSMA) con la Risoluzione 2100 del 25 aprile 2013. Gli obiettivi principali sono la protezione dei civili, il supporto al processo di riconciliazione nazionale e il ristabilimento dell’autorità statale. Accanto alle Nazioni Unite la Francia continua a mantenere un ruolo fondamentale in Mali e nella regione, per ragioni storiche che risalgono all’epoca coloniale, per motivazioni di carattere economico e di contrasto al terrorismo. Ancora oggi la più grande base militare francese al di fuori dei confini nazionali si trova a Gao nel nord del Mali, con un effettivo di 1600 uomini e la Francia è ancora impegnata nella regione con “l’Operazione Barkhane”.

Questo intervento militare, lanciato nell’agosto del 2014, risponde ad una logica di partenariato con i principali Paesi della regione saheliana, sostenendoli nel contrasto al fenomeno terrorista. Con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente l’autonomia dei Paesi partner, il Presidente Emmanuel Macron nel vertice di Bamako di luglio ha promesso un investimento di 8 milioni di euro nella G5 Sahel joint force (JF-G5S), un progetto promosso da Burkina Faso, Ciad, Mali, Mauritania e Niger. Si intende addestrare e equipaggiare tra i 5.000 e i 10.000 uomini per combattere il terrorismo, il traffico di esseri umani e il narcotraffico. Il comandante di questa operazione è Didier Dacko, fino ad oggi Capo di Stato Maggiore dell’esercito maliano e il quartier generale si dovrebbe collocare a Bamako, dato che il Mali viene considerato il principale teatro delle operazioni. Tra le azioni prioritarie vi è l’intervento nelle regioni di Liptako-Gourma che interessano Niger, Mali e Burkina Faso, a causa della recente emergenza terrorismo in quei territori. Questo progetto ha ottenuto l’accoglienza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con la risoluzione n°2359 del 21 giugno, aggiungendosi alla missione MINUSMA e all’Operazione Barkhane. Tuttavia, il Presidente maliano Ibrahim Boubacar Keïta, eletto nell’estate del 2013, ritiene che le risorse non siano ancora sufficienti e sarebbero necessari 424 milioni di euro per la piena realizzazione dell’operazione.

L’Unione Europea, attraverso l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza Federica Mogherini, ha già garantito il suo sostegno all’iniziativa con un finanziamento di 50 milioni di euro e i partner africani sperano di reperire ulteriori risorse attraverso il sostegno della Banca Mondiale, del Fondo Monetario Internazionale e degli altri alleati occidentali. Le operazioni militari da sole però non sono sufficienti a riportare stabilità in Mali e nella regione. I gruppi jihadisti infatti fanno leva sulle frustrazioni della popolazione locale e sul vuoto lasciato dalle autorità statali. Le ragioni principali del risentimento nei confronti dello Stato risiedono nella situazione di povertà, nella mancanza di accesso ai servizi, nella corruzione e negli abusi dell’esercito. In questo contesto, la Francia, come anche altri attori internazionali, hanno lanciato una serie di progetti volti ad affrontare i fattori di lungo periodo, che creano instabilità e aprono spazio all’inserimento dei gruppi terroristi.

Uno di questi è il progetto di cooperazione Tiwara, annunciato da Macron sempre in occasione del vertice di Bamako. Questo programma, che prende il nome da una piccola scultura a forma di gazella simbolo di fertilità per le etnie Bambara, Bozo e Dogon, consisterà in interventi nel periodo 2017-2021 per un valore di 200 milioni di euro. L’investimento sarà erogato dall’Agenzia Francese per lo Sviluppo e finanziato attraverso la tassa sulle transazioni finanziare francesi. L’obiettivo del progetto è quello di favorire lo sviluppo dei paesi del Sahel, eliminando i fattori che creano un terreno fertile per la criminalità e i gruppi armati. Si punta quindi a ridurre le fragilità e ad aumentare la resilienza della regione, contrastando la pauperizzazione della popolazione rurale, la disoccupazione giovanile, le carenze amministrative e la crescita demografica. Già a partire dal 2017, sono previsti progetti per un valore di 39 milioni di euro, volti al miglioramento dell’accesso ai servizi sociali nel nord e nel centro del Mali (Gao e Kidal) e alla zona di confine Fada N’Gourma tra Burkina Faso, Mali e Niger, al rafforzamento della sicurezza alimentare nell’est del Burkina Faso e al sostegno alla transizione demografica in Niger. Nella realizzazione del programma si intende adottare una metodologia “agile”, modificando gli interventi in funzione dell’evoluzione di un contesto in continuo mutamento. Il progetto ha l’intenzione di coinvolgere non solo gli Stati ma anche la società civile locale e sarà soggetto a monitoraggio per evitare duplicazioni e sprechi di risorse.

Per portare avanti questa strategia in maniera più efficace, Macron ha chiesto il coinvolgimento di altri partner lanciando un appello nei confronti delle istituzioni europee e degli organismi internazionali. La richiesta non è caduta nel vuoto, infatti il 13 luglio in occasione del Consiglio dei Ministri congiunto tra Germania e Francia è stata annunciata “l’Alleanza per il Sahel”. Questa iniziativa coinvolgerà i due paesi europei, l’Unione Europea, la Banca Mondiale, il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo e la Banca Africana di Sviluppo. L’alleanza si fonda su tre pilastri: il rafforzamento del coordinamento tra i membri dell’Alleanza; la fissazione di obiettivi precisi e concordati tra donatori e beneficiari; la riduzione dei tempi per il lancio dei progetti e il miglioramento della capacità di assorbimento dei beneficiari. Le aree di intervento prioritarie riguardano la formazione dei giovani, la sicurezza alimentare, il clima e le energie rinnovabili, la governance e il miglioramento dei servizi di base attraverso il sostegno alla decentralizzazione.

Il lancio di questi programmi nasce dall’esigenza di accompagnare le operazioni di sicurezza con una visione di lungo periodo. In alcuni casi l’intervento dell’esercito ha contribuito a esacerbare le tensioni tra il governo centrale e le comunità locali, spesso accusate di essere complici dei gruppi terroristici. La sfida principale, per i paesi del Sahel e per gli attori internazionali che operano nell’area, consiste nel migliorare la capacità di governance dello Stato, soprattutto nelle zone di confine dove la popolazione si sente abbandonata dalle autorità. Le diverse operazioni interregionali e internazionali devono avere come obiettivo primario la costruzione di un legame tra lo Stato e le comunità, garantendo la sicurezza e allo stesso tempo il miglioramento delle condizioni di vita, attraverso l’accesso alle infrastrutture e ai servizi di base.

NOTE:

Initiative Tiwara, http://www.afd.fr/webdav/site/afd/shared/PRESSE/communiques/AFD%20Initiative-Tiwara_fr.pdf, URL consultato il 18/07/17;
Communiqués, 03/07/2017, http://www.afd.fr/home/presse-afd/communiques?actuCtnId=142671, URL consultato il 18/07/17;
La France, l’Allemagne et l’Union européenne s’unissent pour créer l’Alliance pour le Sahel, coalition inédite d’acteurs du développement, pour accentuer leur impact dans cette région sous tension, 13/07/2017, http://www.afd.fr/home/pays/afrique, URL consultato il 18/07/17.
Al Jazeera, Mali: Emmanuel Macron Visits French Troops in Northern Mali, 19/05/17 http://allafrica.com/stories/201705200144.html, URL consultato il 17/07/17
Dufka, Corinne, Mali: Military Might Won't Solve Mali's Quagmire, 19/05/17, http://allafrica.com/stories/201705190590.html, URL consultato il 17/07/17
Faujas, Alain, G5 Sahel : le programme Tiwara, pour combattre le terrorisme à la racine, 10/07/2017, http://www.jeuneafrique.com/mag/455392/economie/g5-sahel-programme-tiwara-combattre-terrorisme-a-racine/, URL consultato il 18/07/17
Fong, Diana, West Africa: EU Commits U.S.$50 Million to Combat Terrorism in West Africa, 06/06/17 http://allafrica.com/stories/201706070103.html, URL consultato il 18/07/17
Radio France Internationale, West Africa: France Seeks UN Backing to Fight Jihadists in West Africa, 07/06/17, http://allafrica.com/stories/201706070266.html, URL consultato il 18/07/17
Maïga, Ibrahim, West Africa: The G5 Sahel Must Do More Than Fight Terror, 05/07/17, http://allafrica.com/stories/201707110290.html, URL consultato il 17/07/17
Roger, Benjamin, G5 Sahel : enfin une force conjointe à l’issue du sommet de Bamako?, 30/06/2017 http://www.jeuneafrique.com/452523/politique/g5-sahel-enfin-force-conjointe-a-lissue-sommet-de-bamako/, URL consultato il 18/07/17
United Nations, MINUSMA United Nations Stabilization Mission in Mali, http://www.un.org/en/peacekeeping/missions/minusma/background.shtml, URL consultato il 18/07/17


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