Il Gambia riparte? – La sfida del governo Barrow Il Gambia riparte? – La sfida del governo Barrow
La fine di una dittatura lunga ventidue anni Il 2017 potrebbe essere un anno fondamentale per la storia del Gambia, uscito di recente dalla... Il Gambia riparte? – La sfida del governo Barrow

La fine di una dittatura lunga ventidue anni
Il 2017 potrebbe essere un anno fondamentale per la storia del Gambia, uscito di recente dalla dittatura di Yahya Jammeh, sembra pronto ad affrontare nuove sfide per emergere nel panorama economico africano. Jammeh è stato al potere per ventidue anni in seguito ad un colpo di Stato che ha portato anche alla nascita del partito ‘’Alleanza Patriottica per il Riorientamento e la Costruzione’’, fondato dagli ufficiali dell’esercito gambiano che lo sostenevano. Jammeh, in carica dal 1994 al 2016, ha mantenuto un regime dal carattere autoritario e dispotico, riuscendo nelle varie elezioni (1996, 2001, 2006, 2011) a riconfermarsi al potere dello Stato africano.

Nella Comunità Internazionale, soprattutto in tema di diritti umani, Jammeh è stato fortemente contestato: Human Rights Watch ha denunciato per anni abusi delle forze dell’ordine, demonizzazione della comunità LGBT e arresti di attivisti e presunti “stregoni”. Il regime di Jammeh è stato caratterizzato da una lunga scia di violenze e repressione – come testimoniano gli avvenimenti che, accompagnate dalle stravaganze del presidente convinto dei suoi poteri taumaturgici (si diceva capace di guarire l’AIDS tramite erbe magiche), hanno fortemente contribuito a decretare la fine del suo governo.

Le sciagurate politiche economiche gambiane1 e l’incapacità di tessere relazioni stabili, con i paesi circostanti e con quelli occidentali, hanno portato ad una grave crisi economica e alla crescita esponenziale della povertà: tuttora una grande fetta della popolazione risiede in villaggi rurali, in condizioni disastrose. Il paese, uno stato enclave del Senegal, attraversato dal fiume Gambia, ha risorse esigue: può contare di fatto solo sull’ esportazioni di arachidi e pesce, e su una agricoltura di sussistenza. Nel tentativo di aumentare le entrate, ha imposto al Senegal esorbitanti e crescenti tasse doganali per consentire l’attraversamento del suo territorio che, lungi dal rivelarsi una fonte di guadagno per il Gambia, ha portato solo alla riduzione del transito delle merci del Senegal e ad un peggioramento dei rapporti tra stati.

Un ulteriore piaga, legata alla povertà, è rappresentata dalla diffusione del turismo sessuale2. Le politiche del governo di Jammeh hanno gradualmente determinato l’isolamento totale del Paese, a causa dell’incapacità di gestire le relazioni estere numerosi rapporti sono venuti meno nel tempo Repubblica, basti pensare alle difficoltà con Tripoli e Gheddafi nel 2011, o ai rapporti con Teheran nel 2010 e con l’UE nel 20153. La svolta ‘’islamista’’, ultima presa di posizione, del presidente nel 2015 era volta a garantirsi l’appoggio delle petromonarchie per fronteggiare la crisi economica oramai gravissima nel Paese.

Il cambio di rotta del Gambia
Il 2 dicembre 2016 le elezioni presidenziali in Gambia portano ad un risultato clamoroso poiché consegnano la guida del paese nelle mani del democratico Adama Barrow (43%) che supera l’ex presidente (fermo al 39,60%). In un primo momento Jammeh sembra accettare il risultato delle elezioni salvo poi ritornare sui propri passi e contestarle dichiarando lo stato di emergenza e costringendo alla fuga in Senegal Adama Barrow, che lì giurerà a Dakar come presidente del Gambia. Duemila gambiani terrorizzati dalla ulteriore deriva dittatoriale di Jammeh, intenzionato a mantenere a qualunque costo il potere, lasciano il paese: un vero e proprio esodo considerando che la popolazione non raggiunge i due milioni di abitanti.

L’intervento dell’ECOWAS (Economic Community Of West African States) a sostegno del neoeletto presidente Barrow, unitamente alla minaccia di un intervento militare contro il despota, determinano finalmente le dimissioni di Jammeh annunciate attraverso la televisione pubblica e la sua fuga nella Guinea equatoriale consentendo l’insediamento di Barrow nel febbraio del 2017.

I nuovi obiettivi del Governo Barrow
#NewGambia è l’hashtag lanciato da Barrow alle dimissioni di Jammeh: per mantenere la promessa di un nuovo Gambia non sono poche le sfide che il governo di Adama Barrow dovrà fronteggiare. Il nuovo presidente ha reintrodotto dopo ventidue anni di censura, la libertà di stampa, ha scarcerato molti prigionieri politici riconoscendogli un indennizzo, ha cambiato i vertici della Sicurezza Gambiana ed avviato una riforma del sistema carcerario.
Risulta attualmente ridimensionato il potere delle forze di polizia che invece sotto il Governo Jammeh godevano di fin troppe ampie libertà di intervento.

Economia e relazioni estere
Ma la sfida più ardua resta l’economia: la povertà in Gambia è una piaga che affligge il Paese da molti anni e le scellerate manovre di Jammeh non hanno certo giovato alla situazione.
Anche in questo caso, il cambio dei vertici è stato un passo fondamentale: viene infatti scelta Isatou Touray, femminista attivista africana, per la guida del Ministero del Commercio, dell’Industria, dell’Integrazione Regionale e del Lavoro. Il ministero è chiamato a fronteggiare il grande aumento del tasso di disoccupazione passato dal 22% del 2008/2010 al 29,80% attuale, soprattutto considerando che la disoccupazione giovanile ha raggiunto un tragico 38%. Questa situazione ha portato molti gambiani ad abbandonare il proprio paese per cercare una vita migliore in Senegal o in Occidente.

Un’altra pesante eredità del Governo precedente riguarda il debito pubblico: equivarrebbe al 115% del PIL del paese africano. Bisogna inoltre ricordare che Jammeh, al momento della sua fuga in Guinea, avrebbe portato con sé circa l’1% del PIL del Gambia. L’impiego e la distribuzione della forza lavoro si concentra prevalentemente (75% della popolazione che lavora) nell’agricoltura che costituisce l’attività principale.

La situazione delle relazioni estere con paesi europei e africani
Il Governo Jammeh ha lasciato una nazione isolata e quasi abbandonata a se stessa senza possibilità di intrattenere relazioni e stringere alleanze. La partecipazione del Gambia come membro attivo dell’ECOWAS rappresenta una opportunità, ma la situazione che permette al Gambia una riapertura delle relazioni estere è principalmente il cambio di establishment: la speranza è quella di una ripresa delle relazioni con il Senegal. Durante il governo Jammeh ci sono state tensioni transfrontaliere, il Gambia infatti divide in due il Senegal e sarebbe conveniente per i trasporti poter attraversare il Gambia piuttosto che aggirarlo.

Nelle relazioni con l’Occidente è degno di nota il tentativo del Gambia di reinserirsi nel Commonwealth, dal quale era uscito nel 1970, invitando peraltro il ministro degli Esteri inglese Boris Johnson a visitare il paese. Il Gambia è un paese fortemente caratterizzato dalle divisioni etniche: i mandingo sono l’etnia dominante seguiti poi dai Fulani, dall’etnia Wolof, originaria del Senegal e infine dai Jola e dai Serere, due etnie con una lingua propria, sotto il profilo religioso il 94% degli abitanti è di fede musulmana. La conflittualità tra etnie è aumentata durante il governo Jammeh; il Governo Barrow ritiene necessaria l’istituzione di una Commissione per la Verità e la Riconciliazione per riavvicinare appunto le varie etnie che vivono in Gambia.

Le elezioni legislative
Il partito di Adama Barrow, presidente del Gambia ha vinto le elezioni legislative del 6 aprile 2017 del piccolo Stato dell’Africa occidentale. Lo United Democraty Party si è aggiudicato trentuno dei cinquantatré seggi in Parlamento. Il risultato ottenuto dal partito di Barrow gli garantisce ulteriori cinque seggi, inclusi il portavoce e il suo vice. Ora il presidente, che si è insediato il 18 febbraio può finalmente lavorare alle riforme promesse durante la sua campagna elettorale. Un Parlamento forte e capace di attuare riforme è necessario per restituire alla popolazione la fiducia nelle istituzioni. É presto per parlare di risultati ma non per cominciare a sperare in un mutamento reale.

Gli obiettivi sono ambiziosi e difficili ma certamente non impossibili: costruire uno stato civile di diritto dove vi siano delle garanzie minime nei confronti dei cittadini, ed è proprio da questi ultimi che deve essere dato il supporto necessario al governo neoeletto. Il Gambia è uno dei paesi più poveri del continente africano e con risorse troppo scarse per garantirsi una vera crescita economica nel giro di pochi anni, eppure molti settori potrebbero rivelarsi preziosi per contribuire a invertire il trend negativo dell’economia gambiana: il turismo, ad esempio, potrebbe rappresentare una fonte di crescita per il PIL del paese soprattutto grazie alla meravigliosa costa sulla quale affaccia la capitale Banjul.

Le principali attività del paese sono l’agricoltura e la pesca che con adeguate riforme potrebbe risultare molto più produttive, il Gambia potrebbe inoltre sfruttare meglio la sua condizione di stato fluviale garantendosi grazie al fiume le risorse energetiche e di sostentamento. Le sfide più difficili restano però quelle sociali, c’è ancora molto da fare: dalla lotta alla mutilazione genitale femminile fino alla pena di morte. Il futuro del Gambia non dipende però solo dal governo di Banjlub, che naturalmente, ha un ruolo fondamentale, ma anche dalla volontà dei cittadini, aver deciso che era ora di cambiare, il dicembre scorso, è un primo ma grande passo in avanti.

NOTE:

1 Politiche di isolazionismo, dazi doganali altissimi e mancate riforme del sistema agricolo gambiano che tuttora è il settore principale dell’economia.
2 Sebbene sia perseguita a norma di legge e rappresenti un tabù sociale importante, la prostituzione è aumentata; si può contare in particolare un gran numero di minori impiegati nel business del turismo sessuale. Nonostante nel paese vi sia una significativa diffusione dell’AIDS ciò non sembra aver fermato il turismo sessuale.
3 I rapporti con la Libia sono venuti meno a causa della presa di posizione di Jammeh nei confronti del Colonnello Gheddafi durante le Primavere Arabe nel 2011. Jammeh invitò infatti il leader libico a dimettersi e questo sancì la fine dei rapporti con il Gambia. La rottura con l’Iran, allora sotto la guida di Ahmadinejad, avvenne a causa del sospetto di forniture di armi alla Nigeria. L’UE ruppe i rapporti con il Gambia nel 2015 dopa la svolta islamista di Jammeh e per il suo atteggiamento antidemocratico.


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